www.laurana.it
La casa delle orfane bianche
Per aiutarsi reciprocamente tre donne di mezzâetĂ decidono di ritirarsi in una casa di paese con le rispettive anziane madri, bisognose di assistenza. La convivenza, sulla carta, è un incastro perfetto: cosa câè di meglio della rusticitĂ dei bei tempi andati per dividere spese, pensieri, incombenze, e magari risanare quel legame intimo tra madre e figlia, di accudimento e amore, che al momento è invertito? Ma il nido si mostra assai presto per quello che è: un covo di immaturitĂ , risentimento, egocentrismo e disperazione che sfocia in un tragicomico delirio collettivo: la casa si rivolta contro le inquiline e il loro desiderio, soffocandole tra immondizie, un cane infido e lâodore nauseabondo di una papera guasta.
La situazione precipita quando arriva nella casa, teoricamente come badante, una suora fasulla e inferma, che si piazza in poltrona e pretende dâessere servita e riverita. Lo scompiglio che ne segue getta le protagoniste nello sconforto totale finchĂŠ, come in ogni dramma che si rispetti, esse saranno costrette a smascherarsi, e a dichiararsi orfane bianche.
Un piccolo miracolo profano si compie: ma nessuno guarisce, e la porta della casa delle orfane bianche si chiude su un lieto e bizzarro banchetto funebre, a base di uova tonnate e pizze di Pasqua.
A fare da cerimoniere in casa, e assistere il lettore durante lo svolgersi di questo mistero pasquale, câè un narratore in smoking: distaccato, compassato, divagante â un flâneur da sala piegato alla cronaca, o un videocronista con ambizioni letterarie â che si immerge sempre piĂš intensamente nellâinfelicitĂ delle orfane bianche, a mostrare come quellâagnizione aspiri a essere una categoria poetica, prima ancora che una condizione psicologica.
Leggi l'articolo su www.laurana.it