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AstiMusica, Stefano Nazzi e gli istanti del rapimento della diciottenne Cristina Mazzotti [FOTO]

19/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 ⚠️
Stefano Nazzi, noto e apprezzato giornalista che racconta fatti di cronaca nera, ha portato ieri sera il suo spettacolo “Indagini Live” anche ad Asti in occasione del festival AstiMusica in piazza Alfieri. Non canzoni o musica, dunque, ma parole che hanno affascinato gli spettatori. Con la narrazione sobria e tipica del suo stile Nazzi, insieme alla sua squadra, ha accompagnato il pubblico all’interno dell’indagine per il sequestro e l’omicidio della diciottenne Cristina Mazzotti, un fatto di cronaca atroce che risale agli anni ’70 e che lui ha riportato alla luce coinvolgendo la platea, analizzando, spiegando, raccontando senza effetti speciali ma in quel modo accurato, approfondito e pacato che conosce bene chi lo segue on line. Nazzi, infatti, racconta la cronaca e l’attualità per il Post. È ideatore e autore di "Indagini", ai primi posti delle classifiche dei podcast, e di "Altre indagini". “Un’auto, una Mini Minor di color carta da zucchero sta viaggiando su una strada provinciale, arriva da Erba, tredici chilometri da Como…”, inizia così il racconto di Stefano Nazzi. Era una notte d’estate tra lunedì 30 giugno e martedì 1° luglio del 1975, più di cinquant’anni fa, quando Cristina Mazzotti era semplicemente una ragazzina spensierata che rientrava a casa insieme ad alcuni amici dopo aver festeggiato la fine della scuola e il suo compleanno, ma che a casa non tornò mai perché fu rapita. “C’è un’Alfa Romeo dietro la Mini, accende gli abbaglianti, si avvicina – ha continuato Stefano Nazzi – tocca quasi il paraurti, poi rallenta, torna ad accelerare, supera poi frena e si mette di traverso”. Sono questi gli istanti del rapimento, chiari come una fotografia, è questo l’inizio di un incubo, di una tragedia e di una ferocia senza limiti, la morte di una ragazza costretta a una fine lenta da carcerieri senza attenzioni e senza umanità che la seppelliscono viva, la drogano senza scrupoli, le danno il minimo necessario per vivere per raggiungere il loro scopo: il denaro. E che poi la "buttano via", distruggendo una famiglia e una comunità. Un caso che ha avuto una svolta giudiziaria lo scorso 4 febbraio con ancora due condanne all’ergastolo di persone coinvolte e scoperte grazie a nuove tecniche d’indagine. Una serata da brividi nonostante le temperature elevate, un caso simbolo che ha tenuto il pubblico presente con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, per un frammento di storia italiana, un trentennio di sequestri (dal 1969 al 1998). “Furono 694 le persone portate via, alcune non sono mai tornate a casa, di venti non si sono più avute notizie, sepolti chissà dove. Cristina Mazzotti, invece - ha concluso Stefano Nazzi - riposa nel piccolo cimitero di Galliano tra papà Elios e Mamma Carla. Sulla lapide c’è la sua data di nascita - 22 giugno 1957 - poi c’è un punto interrogativo e l’anno della morte 1975. Il giorno esatto non si saprà mai”.
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