www.areaonline.ch
Il Consiglio degli Stati ferma l’assalto alla domenica
Battuta d’arresto per i fautori di un’ulteriore liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi nei giorni di festa: il progetto di modifica della legge sul lavoro per aumentare da 4 a 12 il numero di domeniche in cui il personale dei negozi può essere occupato senza autorizzazione non ha infatti ottenuto il via libera dal Consiglio degli Stati, che un po’ a sorpresa ha rifiutato (per 22 voti contro 21 e 1 astenuto), di entrare in materia. “Le venditrici e i venditori sono stati ascoltati”, commenta il sindacato Unia salutando la decisione dei senatori e auspicando che il Nazionale faccia altrettanto. “Figlia” di un’iniziativa del Canton Zurigo, la relativa modifica della legge sul lavoro era fortemente sostenuta dalla Commissione dell’economia e dei tributi (CET) e dal Consiglio federale, che l’ha definita un progetto di “flessibilizzazione moderata” con “ripercussioni sui lavoratori nel commercio al dettaglio” che “sembrano moderate”. Un punto di vista sostenuto in aula innanzitutto dalla relatrice della CET e senatrice verde-liberale Tiana Angelina Moser, che ha difeso il progetto invocando le «mutate esigenze e abitudini di acquisto della società», così come l’esigenza di «compensare parzialmente lo svantaggio competitivo» dei negozi che non sono situati negli aeroporti o nelle stazioni (dove la legge già consente l’impiego di personale anche la domenica senza autorizzazione, ndr) e quella di «vitalizzare i centri cittadini». A sostegno della posizione della commissione (che aveva votato il progetto a larga maggioranza, con 11 voti contro 2), Moser ha anche sottolineato il fatto che «la competenza sugli orari di apertura dei negozi rimane ai Cantoni», cui viene lasciata «massima libertà». Quelli «che non intendono consentire alcuna vendita domenicale o nessuna vendita aggiuntiva rispetto a oggi non sono tenuti a farlo. Già oggi, con la normativa vigente, alcuni Cantoni non fanno uso delle quattro domeniche, mentre altri le sfruttano appieno. I Cantoni possono inoltre regolamentare la questione in modo uniforme o con differenze regionali, oppure delegare la competenza ai Comuni», ha argomentato la senatrice verde-liberale. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere federale e ministro dell’economia Guy Parmelin, che pur riconoscendo l’importanza «sociale e religiosa della domenica come giorno di riflessione e di riposo» e di «procedere con la dovuta cautela nel prevedere deroghe al divieto di lavoro domenicale», ha difeso la «flessibilizzazione moderata» in discussione, in quanto sarebbe «vantaggiosa per i consumatori» e avrebbe anche «effetti positivi sull’impiego», ha affermato il presidente della Confederazione. D’altro canto «resterebbe garantita la tutela della salute dei lavoratori», perché «le disposizioni generali della legge relative al lavoro domenicale, quali il consenso necessario dei lavoratori, il loro diritto a domeniche libere e a periodi di riposo compensativo, continuerebbero ad applicarsi», ha sostenuto Parmelin ricordando anche come «i Cantoni potrebbero anche prevedere che i lavoratori interessati non lavorino più di 6 domeniche all’anno, al fine di preservare il loro diritto legale al supplemento salariale». Sommaruga: vogliono la botte piena e la moglie ubriaca Un aspetto quest’ultimo importante (almeno sul piano teorico) poiché la legge riconosce tale diritto solo se il lavoro domenicale è da ritenersi “straordinario”, mentre quando diventa “ordinario” (cioè supera le 6 domeniche all’anno) il supplemento salariale non è più obbligatorio, a meno che lo stabilisca un contratto collettivo (come ad esempio è il caso per Coop, ma non per Migros). Durante il dibattito è stato il consigliere agli Stati socialista Carlo Sommaruga a sottolineare questo “dettaglio”: «Non è un caso che il progetto preveda un aumento del numero di domeniche che supera di gran lunga le sei. I datori di lavoro ottengono così la possibilità, per le imprese, di aumentare il volume delle ore di lavoro domenicali, beneficiando al contempo di una riduzione del costo del lavoro. Si tratta di voler avere la botte piena e la moglie ubriaca a spese dei lavoratori e delle lavoratrici», ha affermato il politico ginevrino definendo il progetto «un attentato alle condizioni di vita dei salariati». Maillard: se Migros rimane chiusa nessuno muore di fame Contro questa «ennesima proposta che prende di mira la domenica» è intervenuto anche il presidente dell’U
Leggi l'articolo su www.areaonline.ch