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I sette fratelli Cervi: una famiglia antifascista, di Federico Attardo

15/08/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹 😊
Nel 1899 Alcide Cervi sposa Genoeffa Cocconi, dalla quale ha nove figli in un arco di tempo di vent'anni: in ordine di nascita, Gelindo, Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore, tutti con natali a Campegine. I ragazzi crescono in una famiglia cattolica, il padre è iscritto ai giovani dell'Azione Cattolica e al Partito Popolare Italiano. Una svolta di vita per Alcide e la sua famiglia avviene nel 1934 quando prendono in affitto un podere in zona Campirossi nel comune di Gattatico con i pochi risparmi che hanno. È un enorme cambiamento perché passano dalla condizione di mezzadria, nella quale hanno vissuto fino a quel momento, a quella di affitto. Il contratto di affitto permette all'affittuario di poter gestire come meglio crede l'appezzamento di terra, senza il consenso del padrone. Ciò che attua la famiglia Cervi è coerente con la nuova fase di sviluppo che vivono le famiglie contadine nel periodo fra Ottocento e Novecento. Nelle campagne il tasso di analfabetismo è molto alto, ma tutti i fratelli sono in grado di leggere e scrivere e seguono corsi di formazione professionale inerenti al lavoro della campagna. In un tempo relativamente breve la loro terra riesce a fruttare molto. I Cervi sono i primi ad acquistare un trattore. L'acquisto passerà alla storia perché vista la grande spesa, viene offerta loro una poltrona come ringraziamento. Alcide rifiuta, affermando che preferisce portare a casa un mappamondo per la conoscenza dei figli. La seconda guerra mondiale è alle porte, e sensibili al pensiero socialista diffuso in Emilia grazie all'iniziativa di Camillo Prampolini, i Cervi dimostrano fin da subito un'intolleranza al fascismo. Casa Cervi diventa un vero e proprio luogo del dissenso militante contro il fascismo e la guerra. Insieme ai figli maschi, Alcide costituisce la cosiddetta "Banda Cervi", dedita alla lotta partigiana. Un rastrellamento fascista porterà la cattura degli uomini e, dopo un mese nel carcere di Reggio Emilia, i sette fratelli saranno fucilati per rappresaglia al Poligono di Tiro della città. Il padre riuscirà a fuggire e tornare a casa nel gennaio 1944, ignaro del destino dei figli. La loro vicenda è una delle più emblematiche della Resistenza ed è nota a livello internazionale grazie anche all’autobiografia paterna, tradotta in molte lingue. Tutti e sette i fratelli sono stati decorati con Medaglia d'argento al valor militare e gli sono state dedicate molte vie nelle varie città italiane. Attualmente la loro casa è diventata un museo per ricordare le gesta della famiglia. Dopo la morte di Alcide Cervi nel 1970, a seguito al lascito testamentario e morale del patriarca della famiglia è nato l'Istituto Alcide Cervi, il quale grazie all'opera dei volontari degli enti locali, dell'ANPI e dell'Alleanza Contadini gestisce il museo. Da più di 40 anni è in prima fila con la ricerca scientifica e la promozione culturale, nel campo della storia delle campagne, delle lotte democratiche e dei valori antifascisti alla base della nostra Repubblica. Il fumetto è stato creato in collaborazione con l'istituto.
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