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La Voce dei Berici
C’è un giardino che, nelle sere d’estate, diventa un luogo dove le persone si incontrano, si fermano, parlano, ascoltano e si riconoscono come comunità. È accaduto anche quest’anno nel giardino del Teatro Astra, dove la rassegna estiva Terrestri d’Estate, promossa dalla Piccionaia, ha confermato la propria vocazione: non essere soltanto un cartellone di spettacoli, ma un’esperienza capace di mettere in relazione arte, persone e città.
Tra tavolini all’ombra del glicine, cene all’aperto, famiglie, giovani, artisti, musica e curiosi, il teatro è uscito dai suoi confini tradizionali per diventare un luogo da vivere prima ancora che da guardare. Un’atmosfera raccolta e informale che, sera dopo sera, ha trasformato il giardino in un piccolo salotto culturale nel cuore di Vicenza, dove il pubblico non arriva soltanto per assistere a uno spettacolo, ma resta, conversa e costruisce relazioni. Nelle scorse settimane il programma delle Serate Terrestri ha proposto alcuni tra i lavori più significativi della scena contemporanea.
Dopo l’apertura con Troilo e Cressida dei Sacchi di Sabbia, è stata la volta di Album della compagnia Kepler-452. Uno spettacolo in cui anche il pubblico diventa parte della scena, chiamato a interrogarsi sul significato della memoria personale e collettiva.
Sul palco si intrecciano le storie di chi convive con l’Alzheimer attraverso lo sguardo dei familiari, di chi ha perso tutto a causa degli eventi estremi legati al cambiamento climatico e di un tempo che scorre lasciando tracce dentro e fuori ciascuno di noi. Tracce che a volte svaniscono, altre vengono rimosse volontariamente, mentre il passato si fa sempre più sfocato e il futuro difficile da immaginare. In questo viaggio l’essere umano finisce per specchiarsi nell’anguilla, capace invece di attraversare migliaia di chilometri guidata da una memoria ancestrale che la conduce sempre nel luogo in cui nascere, riprodursi e morire.
La rassegna si concluderà giovedì 23 luglio con Noi siamo un minestrone del Teatro delle Ariette, un’esperienza conviviale che intreccia racconto, cibo e condivisione. Prima, il 18 luglio, si chiuderà anche il percorso dedicato ai più piccoli con Momo, il dio della burla, ultimo appuntamento di Famiglie Curiose, la sezione che per tutta l’estate ha portato nel giardino fiabe, teatro musicale e spettacoli di burattini.
Ma il vero cuore del progetto resta l’idea di un teatro aperto, capace di coinvolgere pubblici diversi e soprattutto le nuove generazioni. «Quello che cerchiamo di fare – racconta la direttrice artistica della Piccionaia, Nina Zanotelli – è aprire il teatro ai più giovani attraverso proposte anche sperimentali, che parlino di ciò che succede oggi e che incide direttamente sulle loro vite. Ma lo facciamo anche creando occasioni di incontro, dalla semplice apertura del bar e del bistrot fino al coinvolgimento dei ragazzi nell’organizzazione e nelle attività artistiche. Vogliamo che si sentano parte del progetto».
È un’idea di cultura che passa dai dettagli. Il teatro, infatti, non accoglie soltanto il pubblico: lo ascolta. Da alcuni anni La Piccionaia porta avanti il progetto “A misura di bambino”, invitando i più piccoli a immaginare come vorrebbero il loro teatro. Ogni anno una parte del budget viene destinata proprio a realizzare le loro proposte.
Così sono nati, ad esempio, i giochi disegnati nel piazzale, pensati per trasformare l’attesa prima degli spettacoli in un momento di condivisione. «Una delle cose più belle che ci hanno detto – continua Zanotelli – è che il loro desiderio più grande sarebbe avere un teatro sempre aperto, dove poter entrare quando ne hanno voglia. Cerchiamo davvero di fare in modo che il giardino resti aperto anche durante il pomeriggio, diventando un luogo di ritrovo, una piccola fuga dal caldo, ma sempre con un’anima culturale».
Tra i traguardi, il Nuovo Bar Astra quest’estate ha festeggiato i suoi primi venticinque anni di attività, celebrando l’anniversario con eventi e iniziative. Un compleanno che ha ricordato come quel locale, nel tempo, sia diventato molto più di un punto di ristoro: un luogo di incontro per artisti, spettatori e cittadini, parte integrante dell’identità del Teatro Astra.
È proprio questa la forza di Terrestri d’Estate: dimostrare che un teatro può continuare a fare spettacolo anche quando il sipario si apre sul cielo, trasformando un giardino in una piazza, un aperitivo in un’occasione di dialogo e svago e una serata estiva in un’esperienza di comunità.
Giada Zandonà
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