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Sabotaggio commissioni, un'arma contro la democrazia: tra vicenda Covid e dossier antimafia la minoranza sembra aver paura della verità

21/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 ⚠️
Tra Covid e antimafia la minoranza sembra aver paura della verità e pensa di poter sabotare le commissioni. Dalla vigilanza Rai addirittura dimissioni di massa. Ma che democrazia è? Ci si rende conto o no che questa specie di agguato continuo al Parlamento è semmai un’arma letale? Pare di vivere in un saloon del Far West dove si entra col pistolone tra le mani per fare fuoco. Le vicende delle commissioni sono tristemente esemplari. E accade che a dettare le regole vogliono essere quelli che in quelle commissioni non dovrebbero esserci mai. I casi di Giuseppe Conte in quella di inchiesta sul Covid; e in antimafia le presenze di ex magistrati come Cafiero de Raho e Scarpinato sono state davvero inopportune. E questo persino oltre le audizioni da riservare loro: anche con il voto su relazioni riguardanti vicende che essi hanno vissuto rischiano di spostare la discussione sulla parte opposta a quella risultante dagli atti. In vigilanza Rai, invece, siamo al massimo dell’ipocrisia politica. Una legge voluta da Renzi - che non era certo il capo del Centrodestra - ha consegnato la Rai alle decisioni della maggioranza. Ma la minoranza la usa per ricattare chi governa al quale nega il diritto di scegliere il presidente votato dal consiglio di amministrazione dell’azienda del servizio pubblico. Bella democrazia… E’ il solito balletto tipico della politica nostrana, fatta di veti, conflitti d’interesse e teatro. E se cerchi soluzioni ti becchi anche l’accusa di star quasi facendo un colpo di Stato. Eppure ci vorrebbero semmai regole più rigide sulle incompatibilità nelle commissioni d’inchiesta (dimissioni obbligatorie per chi è audito, e non solo per poter rientrare dopo quando si è al centro dell’inchiesta in questione), quorum qualificati e trasparenti, e meno dimissioni tanto per strillare. Altrimenti vince sempre chi fa più rumore. La verità esce lo stesso, ma più lentamente e tra veleni. I cittadini pagano il conto con istituzioni meno credibili. Si tenta di minare una commissione che esiste da sempre, come l’antimafia (presidente Chiara Colosimo, FdI). Qui si indaga su mafie, infiltrazioni, dossieraggio e altro ancora. L’opposizione (con figure come Cafiero de Raho o Scarpinato) rallenta e politicizza il dibattito per tentare di bloccare tutto. Ma l’antimafia diventa terreno di scontro perché si pretende di ignorare verità su stragi che hanno insanguinato l’Italia e sulle piste che legano cosche e appalti; oppure di far calare il buio sul clamoroso dossieraggio che vide protagonista la direzione nazionale antimafia con una marea di politici spiati e in massima parte di centrodestra. Paura della “verità”? E’ questo il dubbio che si insinua a seguire i lavori dell’organismo bicamerale. Analogamente per la commissione Covid, dove Conte - premier all’opera della pandemia - sembra pretendere che non si parli di lui. La Commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Sars-CoV-2 (costituita nel 2025-2026, presidente Marco Lisei di FdI) sta tentando di fare piena luce su quanto accaduto in Italia in quegli anni terribili. Si ascoltano testimoni su appalti, vaccini, i famosi Dpcm di Conte, le restrizioni e le scelte che furono adottate allora. In poche parole la maggioranza vuole diradare le ombre su luce su errori, costi umani ed economici, eventuali abusi di potere (stato di emergenza prolungato, obblighi vaccinali, appalti discutibili). In pratica viene fuori l’accusa all’opposizione di oggi di aver gestito male allora la pandemia e ora di voler “insabbiare”. Di fronte a questo la minoranza frigna con un atteggiamento puerile di Cinquestelle, Pd e soci. Si arriva a definire la commissione come un “plotone di esecuzione” o di voler imbastire un “processo politico” contro Conte e il suo operato. Non si contano le volte in cui i parlamentari dell’opposizione hanno abbandonato i lavori, contestando audizioni addirittura come “illecite” e chiedendo a iosa le dimissioni del presidente Lisei. Lo accusano di una condotta partigiana in violazione dei regolamenti. Parole a vanvera. Ma boicottare le commissioni parlamentari non “salva la democrazia”, la indebolisce: impedisce di chiarire fatti (basti pensare alla discussione sull’efficacia delle misure, ai danni collaterali, all’opacità dei contratti Pfizer). Le audizioni di Conte e altri ex-esponenti sono legittime; rifiutarle sistematicamente puzza di paura del contraddittorio.
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