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Vendemmia 2026: nell’Astigiano uve eccellenti ma la siccità fa calare le rese
La vendemmia 2026 porta con sé un’annata dai contorni particolari: da una parte uve sane e di qualità eccellente, dall’altra gli effetti sempre più evidenti di un clima che cambia e di un mercato che fatica a dare certezze ai produttori. A fare il punto è Atima Asti, l’Associazione Trebbiatori e Imprese Meccanizzate Agricole, che fotografa una campagna caratterizzata da raccolta anticipata, siccità, rese inferiori e un ricorso sempre maggiore alla meccanizzazione. Il calendario della vendemmia ha iniziato a correre già dai primi giorni di agosto, quando sono entrati in campo i vitigni destinati alla produzione di spumanti, come Pinot Nero e Chardonnay. A seguire il Sauvignon e gli altri bianchi, mentre in questi giorni è il Moscato a essere protagonista della raccolta. Un anticipo, rispetto alla scorsa stagione, intorno ai dieci giorni. «La vendemmia è partita in netto anticipo, ma fortunatamente la corsa si è parzialmente arrestata», spiega Gianluca Ravizza, direttore di Atima Asti ed enotecnico. La siccità prolungata di giugno e luglio ha infatti rallentato temporaneamente l’attività vegetativa delle piante, evitando che l’anticipo previsto in primavera arrivasse a sfiorare il mese. Ora, con la raccolta della Barbera che sta iniziando, l’ipotesi è di chiudere le operazioni entro la fine di settembre tra Monferrato e Langa, se le condizioni meteorologiche resteranno stabili. Sul fronte della qualità, il bilancio è invece più che positivo. L’andamento asciutto dell’estate ha limitato fortemente le malattie fungine e, salvo alcuni episodi localizzati di grandine, i grappoli stanno arrivando in cantina in condizioni sanitarie ottimali. «Il livello di sanità dell’uva quest’anno è pressoché perfetto», sottolinea Ravizza. La siccità, però, presenta il conto. La forte evaporazione dell’acqua dagli acini ha concentrato gli zuccheri, mentre l’acidità è rimasta sostenuta. Il risultato atteso è quello di vini strutturati, profumati e di grande qualità, ma con una possibile gradazione alcolica più elevata. Proprio per evitare un’eccessiva concentrazione, molte aziende stanno scegliendo di anticipare il momento della raccolta. Una decisione che incide però inevitabilmente sui quantitativi. Secondo le stime di Atima, la riduzione media delle rese nell’Astigiano si colloca tra il 15% e il 20%, con differenze significative tra un vigneto e l’altro. A soffrire maggiormente sono stati gli impianti più giovani, che non dispongono ancora di apparati radicali profondi, e i vigneti su terreni sabbiosi. A cambiare però, non è soltanto il calendario della vendemmia, ma anche il tempo. Le temperature sempre più elevate hanno spinto diverse aziende a puntare sulla raccolta meccanica nelle ore notturne, una soluzione che permette di tutelare contemporaneamente lavoratori e uva. «Lavorare di giorno sotto il sole cocente di agosto è diventato un problema insostenibile, sia per la salute dei lavoratori sia per l’integrità del prodotto», spiega il vicepresidente di Atima Asti Fabrizio Benotto. Raccogliere durante le ore più calde significa infatti portare in cantina uve che possono raggiungere temperature vicine ai 30 gradi, con il rischio di fermentazioni indesiderate, ossidazioni e perdita di freschezza aromatica, soprattutto per le varietà bianche. Tra il 10 e il 12 agosto alcuni soci di Atima hanno lavorato con le vendemmiatrici intorno alle 2.30 di notte, riuscendo a conferire uve a circa 22 gradi invece dei 30 che si possono raggiungere nelle ore più calde. Le macchine moderne consentono inoltre di raccogliere circa mezzo ettaro all’ora, concentrando il lavoro in tempi molto stretti. La meccanizzazione risponde però anche a un’altra emergenza del settore: la difficoltà nel reperire manodopera. «Oggi trovare operai agricoli qualificati, capaci sia di lavorare nei filari sia di condurre i mezzi moderni, è diventato un’impresa titanica», osserva il presidente di Atima Tiziano Sardo. L’affidamento delle operazioni ai contoterzisti permette alle aziende di evitare l’acquisto e la manutenzione di macchinari costosi e, secondo Atima, può ridurre l’incidenza economica della raccolta a circa un terzo rispetto alla vendemmia manuale tradizionale. Una trasformazione che, tuttavia, richiede anche cantine adeguate: l’uva raccolta meccanicamente arriva infatti diraspata e con una parte di mosto e deve essere gestita attraverso tramogge e sistemi di ricezione capaci di lavorare grandi quantità di prodotto in tempi molto brevi. Per Atima sarà necessario ripensare anche le tecniche agronomiche con cui i vigneti affrontano la siccità. Tra le soluzioni promosse dall’associazione c’è il ricorso alle cover crop e al sovescio, accompagnati da rullatura e allettamento delle erbe nei filari. L’obiettivo è creare una sorta di pacciamatura naturale capace di limitare l’evaporazione, proteggere il terreno dall’irraggiamento e conservare più a lungo l’umidità nella zona delle radici. Il cotico erboso può inoltre diventare una protezione contro l’altro volto
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