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Canicola, la delusione di Unia: "Il Cantone non ha voluto decidere"

18/07/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
«Non si è lanciata la palla dall'altra parte del campo. Peggio: è stata buttata sugli spalti». Giangiorgio Gargantini ha lasciato oggi pomeriggio Bellinzona con una metafora amara e una convinzione: dall'incontro chiesto da Unia al Cantone per discutere misure urgenti contro la canicola non è scaturita alcuna decisione concreta. Il segretario regionale di Unia Ticino e Moesa parla apertamente di delusione: «Avevamo sollecitato un incontro con le autorità che avesse una valenza politica per affrontare un'emergenza che va avanti da maggio e ottenere misure vincolanti da applicare subito, non un confronto sul futuro quadro normativo, del quale conosciamo bene tempi e procedure».   Al tavolo riunito oggi a Bellinzona sedevano, oltre a Gargantini, Chiara Landi, responsabile del settore terziario di Unia, Andrea Puglia, vicesegretario cantonale dell’Ocst, Gianluca Chioni, responsabile dell’Ispettorato del lavoro, e Stefano Rizzi della Divisione dell’economia.   Unia si aspettava un confronto diretto con il Cantone sulle misure urgenti da adottare contro la canicola, ma si è ritrovata davanti a un altro schema: all’incontro sono stati coinvolti a sopresa anche i rappresentanti delle associazioni padronali, trasformando «la discussione in una sorta di tavolo di partenariato sociale». Gargantini non fa sconti e ricorda che la richiesta di un incontro nasceva da un’urgenza precisa: «il Cantone doveva prendere una posizione a tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, assumendosi la responsabilità di fronte a una situazione eccezionale».    Il Cantone avrebbe glissato l'invito a giocare la partita: «L'impressione è che non si sia voluto decidere, preferendo porsi come mediatore tra le parti. Ma quando è in gioco la salute delle persone, lo Stato non può limitarsi a negoziare: deve rispondere del proprio ruolo e darsi gli strumenti per intervenire» evidenzia il segretario regionale di Unia.    Il Ticino non seguirà, dunque, l'esempio di Ginevra, dove l'Office cantonal de l'inspection et des relations du travail (Ocirt), il corrispondente del nostro ispettorato del lavoro, lo scorso 25 giugno ha introdotto misure di sospensione del lavoro quando il termometro raggiunge i 33 gradi. Nella lettera inviata settimana scorsa a Gianluca Ghioni, responsabile dell'Ispettorato del lavoro, Gargantini sottolineava come «la decisione dell'autorita competente ginevrina abbia dimostrato quanto sia necessario un intervento concreto ed efficace del Cantone, che accompagni quello di allerta, il quale compete al "Gruppo operativo salute e ambiente (Gosa)». Il sindacalista scriveva, inoltre, come «il recente passato abbia dimostrato in modo chiaro che chi ha la responsabilità di lanciare le allerte sanitarie, deve anche poter intervenire quando le stesse non sono recepite da chi dovrebbe farlo. Per quanto ci concerne, facciamo ovviamente riferimento al mondo del lavoro».   Secondo le autorità ticinesi, misure anologhe a quelle ginevrine non sarebbero applicabili perché mancherebbe la base legale. «Se davvero è questo il problema, discutiamone. Oggi non è stato fatto. Il punto è capire se esiste la volontà politica di intervenire o se si intende temporeggiare» analizza Gargantini.   Unia esprime insoddisfazione per un incontro che si è tradotto in un «semplice richiamo alle misure già esistenti» (ritenute dal sindacato insufficienti), all'importanza del dialogo tra le parti sociali e alla necessità di affrontare la questione anche sul piano federale.   Troppa vaghezza in un momento bollente:«Il quadro normativo attuale è stato pensato in un'altra epoca» conclude amareggiato Gargantini. «Oggi non è più sufficiente. Prima ancora di una revisione legislativa servono misure immediate, perché le conseguenze del cambiamento climatico le stanno già pagando sulla propria pelle le lavoratrici e i lavoratori».   Per il momento, però, dal confronto con il Cantone non è uscito alcun impegno concreto per interrompere o riorganizzare il lavoro in presenza di temperature potenzialmente dannose per la salute. Intanto il sindacato continua a ricevere segnalazioni di situazioni ritenute estreme nei cantieri, nelle fabbriche, nei magazzini e nella ristorazione, mentre gli ospedali ticinesi sono sotto pressione per gli aumenti di casi da stress termico.
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