www.prealpina.it
Omicidio di Somma, lo sfogo di Roberta Bruzzone: «Basta gogna social su Valentina»
«Sono morta anch’io quella notte». È citando questa frase, rilasciata alla Prealpina da Valentina — la donna sopravvissuta alla tragedia di Somma Lombardo in cui è stato ucciso Federico Venco —, che la criminologa Roberta Bruzzone apre un duro intervento sui propri canali social. Un'affermazione drammatica che, sottolinea l'esperta, «dovrebbe bastare a far comprendere la devastazione che questa vicenda ha prodotto». Eppure, la reazione di parte del pubblico del web si è trasformata in un'ondata di insulti, accuse e colpevolizzazioni dirette alla donna. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Roberta Bruzzone (@rob_wildside) Bruzzone definisce «disgustoso» l'atteggiamento di chi continua a trattare Valentina come se fosse una co-responsabile del delitto, ribadendo con forza: «Essere andata a un appuntamento non significa avere scelto quello che sarebbe accaduto dopo. Non significa averlo provocato. E soprattutto non significa essere responsabile delle condotte criminali di un’altra persona». Nel suo post viene evidenziato un meccanismo culturale tossico e purtroppo ricorrente: «Il copione è sempre lo stesso: quando un uomo compie qualcosa di terribile, qualcuno sente l’irrefrenabile necessità di cercare la donna che avrebbe dovuto prevederlo, impedirlo, comportarsi diversamente». https://www.prealpina.it/news/gallarate-malpensa/530705/il-dramma-di-valentina-sono-morta-anch-io-quella-notte-ora-voglio-incontrare-marika.html Di fronte al massacro mediatico, l'invito della criminologa è netto: «Adesso fermatevi». La professionista richiama la platea dei leoni da tastiera alla realtà umana che si cela dietro lo schermo: «Dall’altra parte dello schermo non c’è un personaggio della cronaca. C’è una persona sopravvissuta a una tragedia che sta cercando di continuare a vivere». L'esperta lancia poi un monito sulla leggerezza con cui si scagliano attacchi online: «Se davvero non abbiamo imparato nulla dalle conseguenze che la gogna pubblica può avere sulle persone più fragili e traumatizzate, allora abbiamo un problema enorme. Prima di scrivere il prossimo insulto, ricordatevi che le parole hanno conseguenze». L'intervento si chiude con una condanna senza appello del fenomeno, ricordando quali siano i veri confini della civiltà e del rispetto del dolore: «La vittimizzazione secondaria è violenza. La gogna non è giustizia. E il senso di colpa di una sopravvissuta non deve diventare il vostro passatempo».
Leggi l'articolo su www.prealpina.it