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L'agronomo: «D'ora in avanti si dovrà coltivare all'ombra e imparare le tecniche dell'aridocoltura per sopravvivere»
In questa estate torrida che spazza via anche gli ultimi scetticismi sul cambio climatico, c’è qualcuno che sul campo, nel vero senso della parola, ogni giorno si confronta con la realtà degli agricoltori e tocca con mano i danni che sole e siccità provocano sui territori e le colture. Valter Valle, “agronomo di campagna” come ama definirsi, ha anche una discreta dote di visionarietà applicata all’amore per San Damiano e il Monferrato. Una figura, la sua, sempre più necessaria per contrastare i repentini cambi di coltura dovuti alla siccità. Diciamo che sta nascendo una vera e propria “agronomia della siccità” che studia quella che viene definita “aridocoltura”. Concetti con i quali dobbiamo presto imparare a confrontarci. Oggi, però, un agronomo deve avere una visione olistica di insieme e una grande fiducia nella tecnologia che, attraverso centraline sensoriali elabora un’agricoltura di precisione che esalta il risparmio. Il risparmio di cosa? Dell’acqua, ad esempio. Dobbiamo fare i conti con precipitazioni sempre più rare e discontinue che arrivano con bombe d’acqua e che, a causa di un suolo sempre meno strutturato, scivolano via e non irrigano in profondità. Dunque è necessario trovare prassi, colture e procedure di coltivazione che centellinino la poca acqua disponibile solo dove necessaria, senza spreco. E questo la tecnologia è già in grado di gestirlo perfettamente. Lei parla di un suolo sempre meno strutturato. Come si rimedia? Con pratiche di agricoltura organica rigenerativa intense. Il suolo è il punto dal quale ripartire se si vuole mantenere viva l’agricoltura nelle nostre zone. E le tecniche ci sono. Qualcuna arriva dai nostri nonni. Parlo di rotazione delle colture, di lavorazioni minime del terreno, di scelta di colture più rustiche e resistenti. E poi serve un ritorno massiccio di prati al posto di terreni lavorati ma non fertili o gerbidi solo ripuliti. Il prato è la miglior protezione del suolo perché rappresenta una “coperta” verde, umida, organica. E’ di facile gestione (due, massimo tre tagli all’anno meccanizzati), non prevede lavorazioni intermedie, è habitat e cibo per le api, assorbe anidride carbonica ed è pure bello da vedere, che in zone che puntano all’accoglienza, non guasta. Un cambio epocale. Sì, tutti dobbiamo metterci in testa che l’agricoltura come l’abbiamo praticata o anche solo osservata finora non esiste più e non ha futuro. Non possiamo intestardirci su coltivazioni non più sostenibili. Ma anche su pratiche agronomiche superate. Una volta ristrutturato il terreno, irrigazione e ombra devono essere le stelle polari della gestione di un’azienda agricola. Sul fronte irrigazione, come detto, vanno scelte varietà a basso consumo idrico e forte resistenza alla siccità. Sul fronte ombra bisogna imparare a coltivare sotto una copertura dal sole. Che sia una serra, che siano alberi a chioma larga, che siano dei parchi agrisolari avanzati senza consumo di suolo. Le coltivazioni vanno difese dal sole diretto, questo è ormai assodato. Gli agricoltori, che lei incontra ogni giorno, sono pronti a ripensare totalmente il loro modo di coltivare? Gli agricoltori sono frustrati perché si sentono soli ed abbandonati dai centri decisionali. Una politica, quella dei contributi che dovrebbe invece essere convertita in incentivi per innovare e sperimentare nuove pratiche e nuove colture. Che diano il giusto reddito agli agricoltori. A mio parere le aziende agricole delle nostre zone, anche davanti alla grande sfida del cambiamento climatico, devono rimanere multifunzionali e hanno tutti i numeri per farlo. Altrimenti quelli che già ci sono smettono e i giovani continueranno a rifuggire questo settore. E questo significherebbe un impoverimento incredibile per tutti, perché non ci sarebbe più nessuno a custodire il paesaggio. Ma cosa serve per tenere in piedi il settore? Servono decisioni immediate che diano reddito agli agricoltori fino a quando questo cambiamento non sarà completato. E questo può avvenire anche attraverso un patto con i cittadini che devono sostenere, con i loro acquisti, le aziende agricole sul loro territorio. A loro volta, gli agricoltori devono essere pronti a passare ad un’agricoltura innovativa con uso di droni, agrivoltaici evoluti, mezzi elettrici, agricoltura di precisione, nuove pratiche accennate prima. Se avranno il coraggio di farlo, le loro aziende non solo produrranno reddito e sfameranno le persone, ma diventeranno anche attrazione turistica perché rappresenteranno un esempio di innovazione unica al mondo. Che è più facile fare con piccole dimensioni come quelle che caratterizzano le realtà agricole del nostro territorio. Tanti raccolti persi e vendemmia anticipata di un mese L’annuncio dell’azienda agricola Montalbera di iniziare a vendemmiare ai primi di agosto, con un anticipo mai visto prima trova conferme in tutta la provincia. Una situazione agroclimatica che si può riassumere in una sola frase: quest’anno tutti i raccolti sono anticipati di un mese
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