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Pigioni, l’iniziativa è riuscita: «Ora serve un controllo sugli affitti»

17/08/2026 · Article 🕐 🆕
L’iniziativa «Sì alla protezione contro pigioni abusive», promossa dall’Associazione svizzera inquilini (ASI), è formalmente riuscita. Per Adriano Venuti, presidente dell’Associazione Svizzera Inquilini Ticino, il risultato è innanzitutto la conferma che quello delle pigioni è un tema capace di mobilitare: «Siamo soddisfatti, è un buon risultato: 108.000 firme non sono poche e raccoglierle in tempi abbastanza brevi è sicuramente un successo. Evidentemente è un tema sentito, quello delle pigioni». Un riscontro che Venuti ha sperimentato direttamente durante la raccolta delle sottoscrizioni: «La gente veniva volentieri a firmare proprio perché il prezzo degli affitti è molto oneroso, e se c'è qualcosa che può provare a ridurre questo costo, la popolazione lo accoglie con favore». Dietro l'iniziativa si staglia l’enorme problema del mercato immobiliare e dei suoi prezzi ormai fuori controllo (negli ultimi 20 anni, in media, gli affitti sono aumentati del 30% e oltre), al quale ora si intende giustapporre un controllo automatico e regolare. L’ASI sottolinea come già oggi gli affitti abusivi siano vietati; tuttavia, il divieto non viene verificato sistematicamente: è l’inquilino a dover contestare il proprio canone. L’iniziativa chiede invece controlli regolari e standardizzati, che insomma sgravino l’inquilino dall’onore della contestazione. Inquilino che, oggi, solo raramente riesce a far valere i propri diritti.   È, in sostanza, un tentativo di riportare la determinazione del prezzo degli affitti entro una dimensione di controllo pubblico. Venuti parte proprio dal citato quadro legislativo odierno, rimarcandone però i limiti: «La legge, già oggi tramite il Codice delle obbligazioni, dice che la pigione dovrebbe essere fissata sui costi reali assunti dal proprietario - quindi costi di costruzione, d'acquisto, assicurazioni varie, ipoteca,…». Il problema, spiega, è però che la stessa normativa consente in alcuni casi di fare riferimento ai prezzi locali, cioè ai prezzi di mercato, ed è qui che, secondo Venuti, si produce il meccanismo che ha contribuito a generare la situazione attuale: «Grazie a questa normativa, se il mio vicino fa pagare 2.000 franchi al mese e io potrei far pagare 1.000, ho anche io il diritto di far pagare 2.000». Un meccanismo che può generare «Un reddito eccessivo che potrebbe essere considerato abusivo», ma che l’inquilino deve essere disposto a contestare. «Per la contestazione serve adempiere a una serie di criteri stringenti, e tale onere ricade esclusivamente sull’inquilino», osserva Venuti. «In questo modo, di fatto, quasi nessuno contesta la pigione, anche se è importante sottolineare che quando ciò accade, spesso, poi, il tribunale riconosce che la pigione è sproporzionata».   L’iniziativa mira quindi a spostare il baricentro del sistema: non più un diritto che l’inquilino deve conoscere, esercitare e difendere individualmente, ma un controllo che dovrebbe avvenire automaticamente. «La nostra iniziativa riprende l'articolo del Codice delle obbligazioni, lo mette nella Costituzione - riconoscendo che la pigione deve essere basata sui costi reali più un congruo guadagno, che dovrà essere stabilito dal legislatore se l’iniziativa dovesse essere accettata - e introduce però il controllo automatico sulle pigioni». L’obiettivo, aggiunge, è chiaro: «Questo dovrebbe fare in modo di abbassarle: se c'è un controllo, il proprietario non potrà più fare ciò che vuole, e si andrà di fatto a eliminare la pigione basata sul prezzo di mercato».   Un rapporto impersonale che svantaggia gli inquilini La questione dell’aumento del costo degli affitti si intreccia, nella lettura di Venuti, con una trasformazione profonda del mercato immobiliare. Il problema non sarebbe infatti riconducibile semplicemente alla contrapposizione fra singoli inquilini e proprietari, contro i quali l’iniziativa non vuole di principio scagliarsi. «Bisogna vedere anche qual è il mercato immobiliare di oggi», premette Venuti. Un tempo, spiega, «si entrava in affitto nell'appartamento che era proprietà di qualcuno che si conosceva». Oggi, invece,«le proprietà stanno progressivamente passando in mano a grandi investitori, fondi immobiliari, fondi finanziari, casse pensioni». A cambiare è dunque la natura del rapporto fra chi abita un alloggio e chi lo possiede. «Questi grandi grup
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