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Tregua nei cieli iraniani, ma il conflitto si allarga. Houthi contro i siti petroliferi di Aramco, Riad reagisce

26/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕
La prima notte senza attacchi americani sull’Iran dopo quasi due settimane di bombardamenti quotidiani non basta a raffreddare il Medio Oriente. Mentre tra Washington e Teheran si riapre uno spazio negoziale, il conflitto si allarga lungo le rotte dell’energia, dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, e si intreccia con la nuova fiammata di violenza in Cisgiordania. Il presidente Usa Donald Trump - che intanto non nasconde l'intenzione di puntare ad una nuova candidatura alle elezioni del 2028 - assicura che i contatti con la Repubblica islamica sono diventati «più seri», ma non scioglie la riserva su una nuova offensiva: «Non ho ancora deciso», ha detto, ribadendo che Teheran non potrà avere l’arma nucleare. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi replica che il suo Paese non cederà alle pressioni e insiste sulla via del dialogo. La pausa sul fronte iraniano coincide però con l’apertura di uno scontro diretto tra gli Houthi e l’Arabia Saudita. I ribelli yemeniti, alleati di Teheran, hanno rivendicato lanci di missili e droni contro impianti della compagnia statale Saudi Aramco a Jizan e Yanbu, dopo i raid sauditi su Hodeidah e sull’isola di Kamaran. A Jizan un video verificato da Reuters mostra una colonna di fumo levarsi nella zona della raffineria; a Yanbu due missili balistici diretti verso installazioni petrolifere sono stati intercettati da una batteria Patriot gestita da militari greci. Yanbu è uno snodo essenziale per l’export saudita sul Mar Rosso perché consente di aggirare Hormuz, mentre Jizan ospita una raffineria da 400mila barili al giorno. La minaccia, dunque, non è soltanto militare: un’escalation prolungata potrebbe colpire le forniture globali e spingere ancora più in alto il prezzo del greggio. In Yemen le forze del governo riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da Riad hanno bombardato siti di lancio e depositi di armi nelle province di Marib e al-Jawf. Entrambi gli schieramenti starebbero mobilitando uomini lungo il fronte, mettendo in pericolo la tregua del 2022 che aveva congelato una guerra civile costata centinaia di migliaia di vite tra combattimenti e carestia. Araghchi sostiene che non esista una soluzione militare tra Houthi e sauditi, mentre in Oman si è tenuto un incontro tra una delegazione del gruppo yemenita e rappresentanti di Riad. La tensione resta alta anche a Hormuz, dove le forze Usa hanno aperto il fuoco contro una petroliera che, secondo il Centcom, tentava di eludere il blocco imposto ai porti iraniani. E in Cisgiordania l’esercito israeliano ha lanciato una vasta operazione dopo una sparatoria vicino a Nablus costata la vita a due israeliani e quattro palestinesi: decine gli arresti, mentre nuovi raid e violenze dei coloni hanno riacceso l’allarme su un fronte già esplosivo. Sul tavolo di Washington si incrociano così guerre sempre più comunicanti. E anche l’Ucraina entra nel mosaico: Volodymyr Zelensky - in visita nella Capitale il prossimo 28 luglio - ha annunciato che Kiev ha colpito nel Mar Caspio navi usate per trasportare materiale bellico verso l’Iran e una nave da guerra, indicando proprio nel corridoio caspico uno dei collegamenti strategici tra Mosca e Teheran. Nel Mar Rosso colpita una nave saudita: Riad replica attaccando siti militari degli Houthi yemeniti. Cisgiordania in fiamme: Israele assedia Nablus e invade una città vicina
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