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La presenza continua sui canali tv spesso non si traduce in consenso
La domanda che Zaffini propone sui social mica è retorica: “Ma Renzi perché sta ogni giorno in televisione, a dare spettacolo, senza contraddittorio??” Eh già, il buon Franco Zaffini, senatore umbro di Fratelli d’Italia, andrà pure giù con la clava, ma non ha tutti i torti. Perché in ogni televisione dobbiamo abituarci al cabaret praticamente quotidiano del fondatore di Italia Viva col suo due per cento che è nulla rispetto all’ego che lo caratterizza… Quelle battutine un po’ sprezzanti, il corteggiamento prima della Schlein e poi della sindaca Salis, ma anche - veltronianamente - l’alleanza con Conte che era il nemico, l’assalto a Giorgia Meloni: tutto questo per una percentuale misera che gli varrà un seggio per sé e chissà se per qualcuno dei suoi nella prossima legislatura… Zaffini ha centrato un punto: anche i piccoli hanno la tosse. Ma è anche vero il rovescio della medaglia. La sovraesposizione in TV non cambia affatto il percorso dei voti. Ovvero, la presenza continua in TV non si traduce automaticamente in consenso. Soprattutto quando sei stato presidente del Consiglio maramaldeggiando, conviene mettersi a pontificare contro gli altri dopo una serie di prestazioni non esaltanti alla prova delle urne? Certo, gli piace fare il simpatico, ma a Renzi tutto questo non porta un voto e diventa invece sempre più antipatico al mondo. Il suo è un caso tipico: Matteo Renzi è molto visibile, ma Italia Viva resta su percentuali basse, infinitesimali. Di qui la considerazione che dovrebbe guidare lui e chi lo intervista in continuazione: la visibilità mantiene rilevanza, ma non basta a convincere nuovi elettori. Diciamo che serve più a mantenere lo scarso consenso che si detiene che a crescere. Un’ambizione piuttosto miserella… Quindi, la risposta alla domanda di Zaffini gli strateghi che circondano Renzi l’avranno facile facile: la televisione oggi funziona soprattutto per consolidare chi già ti segue, restare nel dibattito pubblico e influenzare giornali e agenda politica. Con quel “lavoro” Renzi ha passato anni a trescare ora a destra e a sinistra. Poi, dopo la legge che gli nega il privilegio ben retribuito delle conferenze all’estero, si è offeso e a mani giunte ha chiesto di poter essere ammesso al soglio del centrosinistra. Di qui, ad ulteriore prova che Telemeloni non esiste, interviste a tutto spiano in ogni programma. Siamo ormai allo strumento di sopravvivenza politica che di espansione. Questo accade anche perché i voti oggi si spostano altrove. Negli ultimi anni il peso si è spostato sui social media, con le campagne digitali, con una leadership percepita e non pretesa. L’esempio viene da Giorgia Meloni, che ha saputo costruire molto consenso anche fuori dalla TV tradizionale. Quindi la televisione non è più dominante come una volta. Il vantaggio di una presenza dominante nel piccolo schermo è però quello di garantire un’influenza di palazzo. Anche senza spostare masse di voti, la TV incide su giornalisti, élite politiche e opinion leader. Gli stessi risultati elettorali nelle varie prestazioni a cui sceglie di sottoporsi al giudizio popolare dimostrano che l’antico oro che sembrava possedere non luccica più. In pratica non convince milioni di persone ma può tentare di orientare il dibattito politico. E di questo sembra accontentarsi Renzi che pure non esita a definire come un influencer il nemico di Palazzo Chigi. Lui… Comunque Zaffini non dovrà preoccuparsi più di tanto, visto che l’eccesso di presenza di Renzi in tv provoca saturazione e rigetto più che consenso. Diciamo che in certi casi - soprattutto quando si rappresenta poca roba e troppe parole - si stanca il pubblico, si crea una percezione di “onnipresenza” e rafforza chi gli si contrappone. Il caso Calenda ne è sia pur minimo esempio. Comunque, Renzi ci crede e ci prova. Il suo obiettivo è tentare di dimostrare che è lui l'ago della bilancia che può aiutare il centro sinistra. Anche se non spiega perché nessuno degli altri leader si fa mai fotografare con lui. Attacca in maniera cruda il governo solo per accreditarsi con quella parte di campo largo che proprio non vorrebbe più vederlo in circolazione, visto che in Parlamento ci sta per pochi voti. Ma si illude di poter racimolare popolo per le sue scarse schiere. E’ bravo solo a far trattate dai media il suo 2 per cento come se fosse il 25 del consenso elettorale. Ma basterà aspettare il voto del 2027 per capirlo. E magari qualche giornalista scriverà a Zaffini “perdonaci”.
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