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Portacomaro restituisce ai giovani il suo campo sportivo. Don Luigino: «Non dobbiamo essere amministratori di paure, ma imprenditori di sogni»
Dopo quasi trent'anni di abbandono, il campo sportivo della parrocchia di San Bartolomeo a Portacomaro torna a tornare a vivere grazie all'impegno dei ragazzi del paese, delle famiglie e di tanti volontari. Un progetto nato quasi per caso che, nel giro di poche settimane, si è trasformato in un'iniziativa capace di coinvolgere l'intera comunità. «Si tratta del recupero di una realtà che esisteva già – spiega don Luigino Trinchero – ma che da anni non veniva più utilizzata. Quando arrivai a Portacomaro il campo era in comodato d'uso a un'associazione che, probabilmente dopo il periodo del Covid, aveva smesso di usarlo. Da qualche tempo la parrocchia è tornata a gestire direttamente questi spazi e, confrontandomi con alcuni genitori, ci siamo chiesti che cosa potessimo fare per i ragazzi. Così è nata l'idea di restituire loro questo luogo». Ragazzi protagonisti della rinascita L'iniziativa nasce anche dal desiderio del parroco di offrire ai giovani un'opportunità concreta, dopo averli sentiti troppo spesso etichettare come "scappati di casa" o "senza regole". «Dopo la chiusura delle scuole vedevo che questi ragazzi venivano giudicati dagli adulti, che forse dimenticano ciò che facevano alla loro età. Certo, qualche bravata può capitare, ma chi di noi, da giovane, non ne ha fatta qualcuna? Lo sport è sempre stato uno strumento di aggregazione e anche una scuola di vita. Abbiamo voluto verificare se questo campo potesse tornare a essere un punto di riferimento educativo e attrattivo, e la risposta è stata straordinaria». I ragazzi non si sono limitati ad aspettare la riapertura dell'impianto, ma si sono rimboccati le maniche diventando protagonisti dei lavori. Hanno ripulito l'area, tinteggiato i locali e tracciato il campo da calcetto, trascinando con il loro entusiasmo anche molti adulti e altri abitanti del paese. Uno spazio per unire generazioni diverse «La risposta è stata davvero bella, sia da parte della comunità parrocchiale sia di quella civile – racconta don Luigino –. I ragazzi hanno sentito i racconti dei genitori e dei nonni sui tornei di calcio in notturna che si disputavano qui negli anni Sessanta e Settanta e vorrebbero riproporre quella tradizione». L'obiettivo è organizzare un nuovo torneo in occasione della festa patronale di San Bartolomeo, a fine agosto, riportando sul campo generazioni diverse. Tra le proposte emerse c'è anche il recupero di un campo da bocce, idea avanzata dai "ragazzi della prima ora" per creare un'occasione di incontro tra giovani e anziani. «Papa Francesco ha sempre invitato i giovani a mantenere vivo il rapporto con i nonni e con gli anziani – osserva il parroco –. È un dialogo prezioso e questo può diventare uno dei luoghi in cui farlo crescere». Anche l'allestimento dell'area segue una logica di recupero e sostenibilità. La parrocchia ha chiesto ai cittadini di donare sedie, tavoli e arredi da esterno non più utilizzati, che saranno sistemati e personalizzati dai ragazzi. Un'iniziativa ispirata ai principi della Laudato si'. «Vogliamo insegnare che ciò che sembra vecchio o inutile può avere una nuova vita. È un messaggio educativo importante, che aiuta a ridurre gli sprechi e a guardare le cose con occhi diversi». L'obiettivo finale va ben oltre l'aspetto sportivo. «Il mio sogno – conclude don Luigino – è che questo spazio diventi un luogo aperto a tutti, dove si superino differenze culturali, di pensiero e di lingua e ciascuno possa sentirsi accolto. Una comunità deve essere capace di unire, non di dividere. Come diceva Papa Francesco: "Non dobbiamo essere amministratori di paure, ma imprenditori di sogni"».
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