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La Voce dei Berici

21/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕
Il sistema delle Rsa venete rischia di entrare in una crisi senza precedenti se non arriverà in tempi rapidi una norma che faccia chiarezza sulle rette per i malati di Alzheimer. A lanciare l'allarme è Uneba Veneto, l'associazione che rappresenta 112 organizzazioni non profit impegnate nell'assistenza agli anziani e alle persone fragili, che ha scritto al presidente della Regione Alberto Stefani, agli assessori Filippo Giacinti e Paola Roma, alla presidente della V Commissione Manuela Lanzarin e all'Avvocatura regionale chiedendo un intervento urgente. Il nodo nasce dalle recenti sentenze della Corte di Cassazione, che stanno alimentando un numero sempre maggiore di ricorsi. Sempre più famiglie chiedono infatti di non pagare più la quota di retta nelle Rsa oppure di ottenere la restituzione di quanto versato negli anni, sostenendo che l'assistenza ai malati di Alzheimer debba essere interamente a carico del Servizio sanitario nazionale. Le richieste riguardano anche ricoveri conclusi da tempo, con domande di rimborso che possono risalire fino a dieci anni. Le azioni legali vengono promosse contro i centri servizi, ma gli effetti, avverte Uneba, rischiano di travolgere tutto il sistema. Senza il pagamento delle rette e con cause milionarie in corso, molte strutture potrebbero non essere più in grado di sostenere i costi dell'assistenza. «Tali situazioni rischiano di incidere pesantemente anche sul bilancio regionale», si legge nella lettera inviata alla Regione. Se i centri servizi dovessero trovarsi in difficoltà, sarebbe infatti il Veneto a dover sostenere integralmente i costi dell'assistenza, con un impatto economico che potrebbe valere milioni di euro. Le conseguenze, però, non sarebbero soltanto finanziarie. A pagarne il prezzo sarebbero soprattutto gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie. «Quale struttura accoglierebbe un malato di Alzheimer, sapendo di non essere pagata? Quanto costerebbe accogliere tutti i malati di Alzheimer in ospedale? Verrebbe abbassata la qualità delle cure per permetterne un'affannosa sostenibilità, a danno della dignità dei più fragili?». Sono gli interrogativi che Uneba pone alla Regione per evidenziare il rischio concreto di un progressivo indebolimento della rete assistenziale. Per uscire dall'incertezza l'associazione propone tre interventi. Il primo è una modifica normativa, regionale e nazionale, che definisca con chiarezza i criteri di compartecipazione alla spesa per i ricoveri delle persone affette da Alzheimer e da altre patologie degenerative o psichiche. Il secondo è la predisposizione di un protocollo regionale che accerti, prima dell'ingresso nelle strutture, la tipologia della patologia e il conseguente regime di compartecipazione. Il terzo riguarda la definizione di regole certe per gli ospiti già ricoverati, così da evitare interpretazioni diverse e nuovo contenzioso. Uneba sottolinea inoltre che, nonostante i ricorsi e le rette non versate, i centri servizi continuano a garantire l'assistenza agli anziani più fragili, nel rispetto della propria missione sociale. Nella lettera emerge anche un'altra questione destinata ad aprire un confronto. Se le prestazioni richieste dai malati di Alzheimer dovessero essere considerate a prevalente carattere sanitario, come sembrerebbe indicare l'orientamento della Cassazione, «sussisterebbero non pochi dubbi in merito all'effettiva possibilità, e anche alla legittimità, di ospitare soggetti necessitanti di prestazioni prevalentemente sanitarie» nelle attuali Rsa, che oggi operano con standard sociosanitari. Un interrogativo che riguarda migliaia di persone assistite ogni giorno. Infine Uneba richiama anche un tema di equità. «Perché la famiglia che con fatica e amore si prende cura a casa del proprio anziano malato deve essere penalizzata?». Secondo l'associazione, se la retta nelle Rsa fosse interamente sostenuta dal servizio pubblico, mentre chi assiste un familiare al proprio domicilio continua a utilizzare pensione e indennità di accompagnamento per affrontare le spese quotidiane, si creerebbe una disparità di trattamento che richiede una risposta politica prima che il contenzioso si estenda anche ad altre patologie e metta definitivamente sotto pressione l'intero sistema sociosanitario veneto. Giada Zandonà © RIPRODUZIONE RISERVATA
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