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Decenni di falsità contro Berlusconi: sei volte hanno tentato di infangarlo con le inchieste sulle stragi di mafia
E siamo a sei. Praticamente un record. L’ennesimo record di Berlusconi, potremmo dire con amarezza. Sei volte hanno tentato di infangarlo con le inchieste sulle stragi di mafia e sei volte hanno dovuto archiviare l’indagine. Un accanimento vergognoso. Sì, è una vergogna che certe accuse vengano tirate fuori per decenni senza prove concrete: «Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri», ha messo il giudice nero su bianco. Ma la persecuzione è stata invece molto concreta… Non hanno esitato a muovere accuse orribili. Lo hanno infangato per decenni, mentre i grandi latitanti di Cosa nostra scappavano e uccidevano. I suoi accusatori si vergogneranno e si scuseranno mai? Difficile, ci hanno campato. Le inchieste partirono tra il 1996 e il 1998 basandosi sulle solite dichiarazioni di pentiti utili allo scopo (come Gaspare Spatuzza o i Graviano): per gli inquirenti c’erano convergenze su una “trattativa” o un patto per destabilizzare la Prima Repubblica. Eppure non sono mai emerse prove giudiziarie sufficienti per un processo: intercettazioni de relato, supposizioni, ma niente di concreto su ordini o mandanti esterni per le bombe. Perché non potevano esserci. Berlusconi (scomparso nel 2023) è uscito indenne da tutte le tranche. E anche Marcello Dell’Utri, indagato nell’ultima, ha ottenuto l’archiviazione. La stessa condanna scontata da Marcello Dell’Utri fu legata a pagamenti/protezioni per Berlusconi negli anni ’70-’80. È un capitolo giudiziario pesante e documentato, su cui la solita sinistra e certa stampa hanno insistito molto. Però, ci sono enormi però. Non si traduce in prove su stragi o mandanti delle bombe del ’92-’93. Le stesse strombazzate sentenze recenti della Cassazione (2025) escludono il riciclaggio mafioso nelle aziende Fininvest/Berlusconi e legami diretti provati. Berlusconi come politico ha governato con leggi dure contro la mafia (arresti, 41-bis, ecc.), anche se le accuse di collusione lo hanno perseguitato per tutta la sua vita nelle istituzioni. La realtà è che il sistema giudiziario ha spesso usato “teoremi” per anni, con costi enormi in termini di soldi pubblici, delegittimazione e divisioni. Quando mancano gli elementi, si archivia — come qui. Ma dopo trent’anni. E diventa legittimo dubitare di narrazioni che sembrano più politiche che probatorie, soprattutto quando si ripresentano ciclicamente. Le stragi restano certamente un buco nero della nostra storia. Ma accusare Berlusconi di esserne stato il regista occulto senza prove è stato uno strumento di battaglia politica più che ricerca della verità. Uno schifo per come è stata usata la giustizia. E va smentito con nettezza quello che va dicendo Alessandro Di Battista (assieme ad altri come Marco Travaglio) nel riferirsi alla sentenza di Cassazione del 2014 su Marcello Dell’Utri, quella che ha reso definitiva la sua condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (fino al 1992). Non esiste nessuna sentenza di Cassazione che condanni Berlusconi per “soldi alla mafia”. Berlusconi non è mai stato processato né condannato per quel reato: le indagini su di lui per concorso esterno furono archiviate già negli anni ’90. Nella motivazione della Cassazione, i giudici ricostruirono semmai che Berlusconi era minacciato dalle cosche, altro che finanziatore. E come altri imprenditori costretto a pagare per non farsi ammazzare o sequestrare. Insomma, subiva estorsioni anche sulla Fininvest o la Standa in Sicilia, non era certo un soggetto attivo di Cosa Nostra. Ma il copione prevedeva la sua criminalizzazione ed è andato avanti per trenta anni. Non è penoso? Non un’alleanza dunque, ma il caso di un imprenditore che paga per stare in pace, come tanti altri all’epoca. In pratica esiste una Cassazione (2014) che certifica pagamenti di Berlusconi alla mafia per estorsione/protezione tramite Dell’Utri. Non una condanna di Berlusconi, non soldi volontari per “comprare” favori mafiosi, e non riciclaggio. Di Battista la usa in modo aggressivo, ma omette il resto. È un fatto grave degli anni ’70-’80, ma non la “prova” di un Berlusconi “uomo di mafia” come viene spesso dipinto. La giustizia ha detto parole chiare su entrambi i fronti. È davvero una cronaca spicciola quella di certi persecutori anche politici. Ma resta incancellabile che Berlusconi è nella storia come grande leader, mentre loro scompariranno nel buio.
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