SBLOB
sipario.it

EMMA DANTE E BANUSHI... DUE LEONI ALTERNATIVI. LA 54esima EDIZIONE DELLA BIENNALE TEATRO. -di Nicola Arrigoni

26/07/2026 · Article 🕐 🆕 😊
Emma Dante e Banushi
 due Leoni alternativiLa 54esima edizione della Biennale Teatro premia la scena del corpo e delle radicidi Nicola Arrigoni Alter Native: Ăš il claim dell’edizione 2026 di Biennale Teatro, diretta da Willem Dafoe, 54ÂȘ edizione del festival che, nella Sala delle Colonne di CĂ  Giustinian gremita e plaudente, ha premiato il giovanissimo Mario Banushi, Leone d’Argento, ed Emma Dante, Leone d’Oro alla carriera.I due Leoni rappresentano efficacemente il tema di Biennale Teatro 2026, che intreccia alteritĂ  e bisogno poetico di radicamento, vissuti attraverso la pretesa di poter continuare a sognare un’alternativa alla condizione presente. Ed Ăš proprio questa possibilitĂ  altra che incarnano Banushi e Dante, due artisti che hanno fatto delle proprie radici e della necessitĂ  di attraversare i codici del teatro una sorta di manifesto estetico, di pensiero e di azione.Nel presentare i due Leoni, Willem Dafoe ha fatto riferimento alla propria esperienza di spettatore: all’incontro con il teatro agito e visivo di Banushi e alla folgorazione provata davanti al teatro di Emma Dante dopo aver visto Il Festino, agli esordi della carriera della regista palermitana. Incontri teatrali, visioni di spettacoli che restano nel cuore e incidono nell’anima: sono queste le premesse che l’attore statunitense porta all’attenzione della platea per introdurre i due premiati.Mario Banushi, 28 anni, origini albanesi e formazione in Grecia, Ăš l’artista del momento: lo Ăš per la sua poesia, per la giovane maturitĂ , per un’estetica dell’immagine scenica fatta di gesti e visioni che sostituiscono la parola, animata da uno sguardo insieme intimo e universale.«Vi voglio raccontare una storia – ha esordito –. È la storia di due ventenni, un uomo e una donna, in fuga dall’Albania, imbarcatisi per cercare una nuova vita e che, dopo il naufragio, hanno raggiunto a piedi la Grecia. Quell’uomo e quella donna erano i miei genitori: a loro devo ciĂČ che sono. Grazie, mamma, per ogni volta che hai preso uno straccio e hai fatto le pulizie per gli altri per permettermi di studiare. A scuola ero lo straniero, venivo bullizzato, i miei compagni mi buttavano nella spazzatura e una mia professoressa mi disse che il massimo a cui potevo aspirare era pulire i pavimenti. Oggi ricevere un premio cosĂŹ importante come il Leone d’Argento mi conferma che non aver mollato, aver perseguito i miei sogni, mi ha portato qui, anche grazie agli incontri e alle persone e istituzioni che in Grecia hanno creduto nel mio lavoro. La Grecia, per i miei genitori, Ăš stata un’alternativa; per me Ăš il luogo dove sono cresciuto e mi sono formato, nella consapevolezza di essere nato altrove».L’applauso esplode vivo e riconoscente per un artista di cui la Biennale Teatro ha presentato la trilogia sulla famiglia: Ragada, Goodbye Lindita e Taverna Miresia, tre lavori che indagano il senso della perdita e delle radici, mettono in scena il rito della vita e incarnano una poesia che si fa immagine, azione concreta e materia nei corpi degli attori, negli spazi, nella luce e nella costruzione scenica.Lo stesso Banushi ha affermato che «nel mio teatro senza parole mi sento libero. Il linguaggio sta nella relazione con lo spazio, nei corpi e nelle azioni che gli attori compiono, nelle luci, nelle musiche, negli oggetti: a loro modo queste sono le parole, il linguaggio del mio teatro». Emma Dante e Mario Banushi. Foto Andrea Avezzù Courtesy La Biennale di Venezia Al corpo, alla forte attenzione per le radici siciliane e ai fantasmi che popolano la scena del teatro di Emma Dante ha fatto riferimento Dafoe nel presentare e premiare, insieme al presidente Pietrangelo Buttafuoco, la regista palermitana.«Mi sono preparata un foglietto, cosĂŹ, se resto concentrata nella lettura, non piango – ha detto Dante, evidentemente emozionata davanti al figlio Dimitri e al marito Carmine Maringola –. Questo riconoscimento lo devo e lo condivido con gli attori e con le attrici che negli anni hanno riempito le mie scene vuote di meraviglia. Condivido questo premio con gli attori, con i tecnici, con i teatri grandi e piccoli che hanno prodotto o ospitato i miei spettacoli, con i critici che hanno scritto bene e male di me, con il pubblico che mi segue e che condivide i miei sogni. Ma soprattutto condivido questo Leone d’Oro con tutte le donne, perchĂ© quando si parla di premi i primi nomi che vengono fatti sono quelli degli uomini. Vorrei che questo Leone d’Oro fosse ricordato come un Leone che ha premiato le donne e la loro creatività».La forza di Emma Dante sta nelle parole scandite con emozione, in quei capelli raccolti in alto, in quell’espressione capace di essere ruvida e dolce al tempo stesso, nell’abbraccio con cui avvolge il suo Dimitri, al quale porge il Leone d’Oro: premio di una vita e della sua poesia delle relazioni, dell’amore che non conosce limiti, neppure quello della morte.Ma a CĂ  Giustinian ad andare in scena Ăš stata soprattutto una festa: una festa in cui i fantasmi di Emma Dante
Leggi l'articolo su sipario.it
Pagina non trovata - SBLOB.IT
SBLOB

404

Pagina non trovata.

Torna alla home