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La Voce dei Berici

16/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 😊
Sono passati più di trent’anni da quando padre Sérgio Durigon è andato per la prima volta a Cape Town, in Sudafrica e ora è pronto per ritornarci perché «per il missionario, quando le scarpe cominciano ad essere comode, è l'ora di ripartire ». Negli ultimi cinque anni padre Sérgio è stato il direttore dell’Ufficio Migrantes di Vicenza. Ci saranno ancora i migranti nella sua missione, e per un missionario di San Carlo, la congregazione fondata da San Giovanni Battista Scalabrini, non può che essere così. «Diventerò parroco della parrocchia di San’tAgnes, nel quartiere di Woodstock - racconta padre Sergio - dove mi occuperò in particolare della comunità portoghese e di quella africana francofona, oltre alla comunitá locale». Padre Sérgio ha vissuto in Sudafrica in due momenti distinti. A Cape Town è rimasto dal 1995 al 2002, «periodo in cui sono stato in parrocchia, occupandomi dei migranti italiani e portoghesi, dei marittimi e dei rifugiati che provenivano da Angola, Mozambico e Congo». Tutti Paesi che in quegli anni erano attraversati da difficili conflitti, mentre il Sudafrica stava attraversando un cambiamento storico e pacifico: «Nelson Mandela, che poi ho incontrato anche io personalmente, era stato liberato dal carcere ed eletto presidente, riuscendo a superare il regime dell’apartheid senza spargimento di sangue». In seguito, dal 2014 al 2017, padre Sérgio ha vissuto a Johannesburg, «dove lavoravo in una parrocchia che contava 29 etnie diverse». Nonostante questi tra-scorsi, il Sudafrica dove padre Sérgio si prepara a tornare «è diventato un Paese molto diverso rispetto a trent’anni fa, è come ripartire da zero». E con le crescenti difficoltà politiche ed economiche che lo hanno attraversato in quest’ultimo decennio, sono rispuntati i focolai dell’odio etnico e del razzismo. «Le difficoltà di convivenza sono molte: tra bianchi e neri, tra mulatti e africani, tra sudafricani e africani di altre nazioni. La convivenza non è mai un cammino facile che va dato per scontato una volta per sempre, anzi. Richiede un lavoro continuo, perché il razzismo cova sempre sotto la cenere». Nato in Brasile 61 anni fa, discendente di quarta generazione da una famiglia di immigrati trevigiani, padre Sérgio è arrivato a Vicenza come direttore di Migrantes nel 2021, accolto dal vescovo Beniamino che lo nominò anche collaboratore dell’Unità pastorale Angarano a Bassano del Grappa. «Provo un grande senso di gratitudine verso Dio e la Chiesa vicentina che mi ha accolto e ha avuto fiducia in me - continua padre Sérgio -. Mi porto in Sudafrica ricordi molto belli di collaborazione con i Vescovi, con i vicari e con i preti stranieri che hanno accompagnato le comunità migranti». In tutto sono una trentina, arrivati in Diocesi soprattutto per ragioni di studio e incaricati di accompagnare le comunità cattoliche dei loro connazionali. «Con loro ci siamo presi l’impegno di incontrarci tutti insieme una volta al mese - racconta padre Sérgio - cercando di portare una dimensione di comunione e partecipazione in spirito sinodale con la Chiesa locale. Il vescovo Giuliano ha voluto che due di loro entrassero a far parte del Consiglio presbiterale, mentre quattro rappresentanti delle comunità cattoliche etniche sono presenti in Consiglio pastorale diocesano. Il Vescovo stesso ha voluto visitare la comunità rumena di Schio e quella ghanese di Tezze di Arzignano, un fatto per me molto significativo perché fa sentire queste comunità parte del vissuto della Diocesi di Vicenza ». In piena sintonia con lo spirito scalabriniano, padre Sérgio è infatti convinto che le comunità dei migranti rappresentino «un arricchimento per le parrocchie. Anche i loro sacerdoti sono un dono prezioso perché portano nella Chiesa di Vicenza la diversità e la ricchezza della Chiesa universale». Andrea Frison © RIPRODUZIONE RISERVATA
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