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«Se cresci in strada sai che il caldo è una questione di classe»
Nelle scorse settimane è stato eletto co-presidente di Die Linke, il partito della sinistra tedesca, l’architetto e urbanista Luigi Pantisano. Classe 1979, nato a Waiblingen, vicino a Stoccarda, la famiglia è originaria di Cariati Marina in Calabria. La sua esperienza politica è profondamente influenzata dal suo vissuto personale, un’infanzia attraversata dal razzismo e dalla quotidianità della periferia, dove mancano gli spazi e d’estate non c’è protezione dal caldo. Un tema che è tornato nel dibattito durante l’ondata di calore degli ultimi giorni.
«Da piccolo stavo in una piccola stanza con altri tre fratelli, in una casa di 50 mq. Non avendo spazi mi trovavo a passare molto tempo in strada. Lì ho capito quanto la grande presenza di auto fosse un problema di salute e sicurezza», dice a VD. «Mentre i miei coetanei benestanti potevano rinfrescarsi nel verde nei loro giardini mi trovavo a costante contatto con i gas di scarico delle macchine. Ho avuto infiammazioni e problemi respiratori, una volta una macchina mi ha toccato mentre ero in bicicletta. Queste esperienze mi hanno fatto capire che il miglioramento delle condizioni urbane ha un impatto enorme in termini di lotta alle disuguaglianze. Per questo motivo ho dedicato i miei studi all’urbanistica».
Secondo Pantisano, è in momenti come questi, nelle ondate di calore, in cui emergono i problemi del modello di città in cui viviamo. «Lo vedi nei quartieri con poche aree verdi, caratterizzati da facciate di edifici prive di alberi e vegetazione, che tendono a registrare temperature più elevate rispetto a quelli ricchi di spazi verdi», spiega. «Alla fine chi può permettersi abitazioni immerse nel verde beneficia di un microclima più fresco, ma paga anche un prezzo più alto per questi immobili – continua – Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo: grava soprattutto su chi dispone di meno risorse economiche e abita in edifici costruiti con materiali di qualità inferiore e meno efficienti dal punto di vista termico».
Come in Italia, anche in Germania le varie amministrazioni agiscono in ordine sparso per arginare l’impatto della crisi climatica. Il nuovo leader di Die Linke lamenta la mancanza di un coordinamento nazionale: «A Stoccarda in estate vengono aperti luoghi refrigerati che fungono da rifugi climatici, ma sono tutte misure tampone. Non si crea un soluzione comune al problema». Per Pantisano la soluzione passa innanzitutto dalla mobilità, che come in Italia è oggi ancora largamente incentrata sulla macchina di proprietà. «Cambiare la mobilità significa cambiare le città: aumentare le persone che vanno a piedi e in bicicletta. C’è una vera e propria lotta da portare avanti contro l’asfalto e a favore del verde».
Anche se l’ondata di calore degli ultimi giorni non ha dato tregua, «la sensazione è che, una volta conclusa, non se ne tornerà più a parlare». Il periodo d’oro delle contestazioni guidate dai Fridays for Future sembra finito. Il cambiamento climatico, anche in Germania, non sembra più una priorità. Pantisano vuole far sì che il tema della giustizia climatica, già presente nei programmi del partito, diventi sempre più centrale. «Rispetto ai Verdi rivendichiamo una fondamentale differenza: per noi il cambiamento climatico non è una questione individuale, va affrontato da una prospettiva sociale e di sistema. Solo così si possono cambiare le cose».
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