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Alleva colombi viaggiatori a Cortona e una volta uno di loro è tornato con un messaggio sulla zampa

09/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 😊
“Quando lo vedo tornare è un'emozione fortissima”. Marco Castelli, 47 anni, di Cortona, è un colombofilo. Alleva colombi viaggiatori. Lo fa per passione. Di lavoro è un imprenditore agricolo e alla fine hobby e mestiere non si discostano molto. Ha 80 coppie di colombi – e lui li riconosce tutti – tra riproduttori e viaggiatori e nei giorni scorsi il Comune di Cortona lo ha premiato per la conquista del primo posto al Campionato toscano Colombi viaggiatori. Il colombo di Castelli ha primeggiato durante la gara che si è tenuta a Capua l'11 maggio scorso. Una disciplina sportiva poco conosciuta nel Centro Italia. Marco la racconta con una passione che arriva da lontano, da quando era un bambino. Il colombo viaggiatore – "e non il piccione viaggiatore", ci tiene a sottolineare – era il cellulare di una volta. Messaggi legati alla zampa che passavano da una parte all’altra del mondo e, se oggi gli occhi sono rivolti verso uno schermo, un tempo si guardava il cielo, aspettando che il colombo tornasse con la risposta. “E quando si vedono tornare è un’emozione fortissima”, racconta Marco. La stessa che si è ripetuta lo scorso 11 maggio, quando nel cielo ha visto tornare da Capua, dopo circa 4 ore e 15 minuti, il suo colombo. “Mi definisco un colombofilo da sempre”, dice Marco. Fa parte della società sportiva Ali Aretine, che conta una decina di soci e partecipa ai campionati provinciali e regionali. “Mi rendo conto che è una disciplina poco conosciuta e che in Italia siamo in pochi a praticarla.” Marco possiede circa 80 coppie di colombi. Tra questi c’è Paolino, anello numero 223949-22, un colombo bigio. Nel suo curriculum ci sono tre primi posti: Paola, Latina e Castrovillari (gara federale). “Quando un colombo nasce”, spiega Marco, “gli viene messo un anello di riconoscimento con un numero e un microchip. Il meccanismo di ritorno è dato dal fortissimo attaccamento alla propria colombaia, che considera una casa sicura.” Se un tempo il colombo era un messaggero, oggi viene allenato per le gare. “I colombi partecipanti vengono radunati e sistemati nelle proprie ceste su un camion, dotato di tutti i comfort, che parte verso la località della competizione, in questo caso Capua. Il giorno della gara vengono liberati e il loro istinto è quello di riprendere la rotta verso casa.” La gara dura in media un’intera giornata. “Il mio colombo, che ancora non ha un nome perché glielo diamo solo dopo alcuni primi posti, ha vinto coprendo 306 chilometri in linea d’aria in 4 ore e 15 minuti, alla velocità media di 72 chilometri orari. Quando rientra nella voliera passa su una pedana elettronica che registra tempo e velocità. Da quella media arrivano i risultati. E non c’è emozione più grande che vedere il proprio colombo tornare.” Perché gli imprevisti non mancano. Un falco predatore, il maltempo o altri ostacoli possono interrompere il viaggio. Un po’ come un cellulare che si scarica o smette di funzionare. “Una volta mi è successo che un colombo tornasse con un messaggio sulla zampa. Era di una persona della zona di Orvieto. Si era presa cura del mio colombo, lo aveva rifocillato e poi rimesso in libertà. Per fortuna era finito nelle mani di un appassionato, altrimenti non so che fine avrebbe fatto.” Una passione, e nulla più. “Non c’è una convenienza economica ad allevare colombi viaggiatori. Lo faccio perché mi piace e perché sono animali intelligenti.” Ecco perché, tra libri e film storici, quando le carovane partivano portavano sempre con sé una gabbia con i colombi: “Se dovevano mandare un messaggio a casa, loro sapevano sempre dove andare.” Ogni colombo ha una sola destinazione: la propria casa. Una tratta a senso unico, perché può soltanto tornare nel luogo dove è nato. “Li possiamo portare anche molto lontano, ma loro tornano sempre a casa. Si tratta solo di aspettare.” L’attesa. È forse l’insegnamento più bello che questi animali ci lasciano: riscoprire il valore di aspettare un messaggio, un ritorno a casa. “Guardare il cielo”, conclude Marco, “e sperare di vedere il tuo colombo apparire. E quando lo fa è una festa.”
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