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Leggere fra le righe del rapporto Ubs sui patrimoni

18/07/2026 · Article 🕐 🆕 😊
Puntuale, ad inizio estate è uscito il “Global Wealth Report 2026”, il rapporto sul patrimonio privato mondiale elaborato da Ubs. Dall’ultimo rapporto si apprende che il patrimonio privato mondiale è aumentato del 10,8%, segnando il terzo anno consecutivo di espansione, grazie soprattutto all'andamento positivo dei mercati finanziari e alla rivalutazione degli asset non finanziari, come gli immobili.   Grazie alla crescita, nel mondo lo scorso anno quasi un milione di persone sono diventate neomilionari. Il numero di milionari nel pianeta è ora al suo massimo storico, con oltre 57 milioni di persone. A beneficiare della crescita economica, non sarebbero solo le fasce alte, dice lo studio Ubs. La quota di popolazione con patrimoni inferiori a 10.000 dollari continua a diminuire, mentre aumenta quella delle fasce di ricchezza intermedie. L’attuale sistema economico sembrerebbe dunque migliorare il benessere dell’intera popolazione mondiale.   Questo, in sintesi, il rapporto targato Ubs, l’istituto bancario che, con oltre 7.000 miliardi di dollari, è il più grande gestore di patrimoni al mondo. Se sia la giusta narrazione di come stia andando il mondo, lo chiediamo all’economista Spartaco Greppi, curatore del recente saggio “Le disuguaglianze in una società del benessere”, dove diversi autori sviscerano il percorso storico delle forme delle disuguaglianze in Svizzera e Ticino. «Premetto che il rapporto è certamente interessante in quanto frutto di un approfondito lavoro di ricerca di dati, degni di nota. I dati però non sono neutri, ma sono raccolti e interpretati dagli autori. Nello specifico, non va sottovalutato il possibile interesse commerciale pubblicitario di una banca che gestisce enormi quantità di patrimoni. A colpirmi di primo acchito però, è la forma estetica con cui lo studio viene proposto. Le splendide immagini di paesaggi naturali, anche antropizzati, sembrano comunicare l’esistenza di una prova indiretta di un miglioramento diffuso del benessere della popolazione mondiale. Una sorta di narrazione in cui il sistema premia l’individuo meritevole che, grazie alle sue capacità e spirito d’iniziativa, diventa milionario. Un processo che appare naturale e di cui ne beneficia l'intera umanità. Ma questa è, appunto, una narrazione».   L’invito del professore è leggere tra le righe del rapporto, distinguendo tra quel che viene enfatizzato e quello che invece è solo sussurrato. «Da una lettura superficiale, il sistema americano potrebbe apparire come il migliore al mondo, capace di generare più milionari di qualunque altro paese. Ad una lettura più attenta però, nello stesso rapporto si legge che negli Stati Uniti è sì aumentata la ricchezza media, ma al contempo è diminuita quella mediana. Ciò vuol dire che la crescita si è concentrata in poche mani».   Nota per i non addetti ai lavori. Lo scarto tra ricchezza media e mediana serve a valutare la ridistribuzione della ricchezza. Se la differenza tra media e mediana è alta, vuol dire che la ricchezza non è stata distribuita equamente, ma è finita in poche mani. Una tendenza riscontrabile anche in Svizzera, seppur in forma minore, si legge tra le righe del rapporto. «Secondo lo studio, ogni adulto in Svizzera possiede in media 910’382 dollari. Il patrimonio mediano invece ammonta a 145’555 dollari pro capite. Ciò vuol dire che la media cresce spinta da patrimoni molto elevati, verosimilmente concentrati in poche mani».   Facendo ricorso ad altri dati, quelli dell’Amministrazione federale delle contribuzioni sui patrimoni imponibili, si scopre che il cittadino svizzero medio non ha visto un reale miglioramento della propria situazione patrimoniale negli ultimi venticinque anni, ma anzi l’ha vista peggiorare. Eppure, la ricchezza nazionale ha continuato a crescere nello stesso periodo. Il risultato è che oggi (statistica nazionale della sostanza imponibile 2022 (dato più recente disponibile)) in Svizzera l’uno per cento della popolazione detiene quasi la metà dell’intero patrimonio del paese (45%). La diseguaglianza c’è sempre stata in Svizzera, ma è cresciuta enormemente negli ultimi decenni.   «È sempre utile riferirsi a più fonti statistiche per comprendere la realtà. Occorre far dialogare i dati di fonti diverse, approfondendo quello che dicono, anche tra le righe, nel tentativo di ottenere una visione d’insieme» spiega il professor Greppi, aggiungendo: «Le disuguaglianze sono sempre esistite. La domanda centrale è come innescare dei meccanismi virtuosi che tendano a smorza
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