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Porte chiuse ad Arezzo Wave, Valenti al sindaco: "Evento privato? Metà marchio è del Comune. Senza polemica, serve una riflessione"

13/06/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 ⚠️
Non ci sarà una nuova stagione per Arezzo Wave nella città dove il festival che ne porta il nome nel mondo musicale è nato nel 1987. Vale come indicazione programmatica la risposta data da Marcello Comanducci il 3 giugno scorso nel ping pong pre ballottaggio con Vincenzo Ceccarelli ospitato nella sede di Grandi Scuole Gruppo Cepu. “Il ritorno di Arezzo Wave? Io dico no perché è un qualcosa di privato, non tanto per l'evento stesso, poi si creano problemi...” Dopo quell'intervista fatta da Corriere di Arezzo e Arezzo Tv, ci sono state le elezioni, la vittoria di Comanducci ed è in corso la formazione della giunta. Per dieci giorni Mauro Valenti ha tenuto il rospo in gola. Ora ne parla con il giornale. E il padre di Arezzo Wave annuncia l'invio di una lettera al sindaco. - Valenti, cosa ha pensato dopo quella dichiarazione dell'allora candidato sindaco? Ho ascoltato con attenzione la dichiarazione nella quale Comanducci afferma che Arezzo Wave non dovrebbe essere sostenuto perché è un soggetto privato e che potrebbe addirittura portare problemi. Confesso che mi ha colpito. Non tanto per me personalmente, perché dopo quasi quarant'anni di Arezzo Wave sono abituato alle difficoltà, ai cambiamenti politici e alle opinioni più diverse. - Perché allora? Mi ha colpito perché Arezzo Wave porta il nome della nostra città dal 1987. In questi decenni migliaia di artisti, milioni di spettatori, giornalisti, operatori culturali e professionisti della musica hanno associato il nome di Arezzo a un progetto nato qui e cresciuto qui. Tra pochi giorni porteremo Arezzo Wave a Londra, continuando un lavoro di promozione internazionale della città che svolgiamo da decenni. - Quindi? Per questo motivo mi sono chiesto quale sia oggi il rapporto che il Comune di Arezzo intende avere con Arezzo Wave. Molti anni fa decisi di cedere gratuitamente al Comune il 50% del marchio Arezzo Wave. Lo feci perché ritenevo che il festival e la città dovessero camminare insieme. - Cosa pensa di fare? Se oggi il Comune ritiene invece che Arezzo Wave sia semplicemente un soggetto privato da cui prendere le distanze, credo sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria e trasparente sul senso di quella compartecipazione al marchio. Intendo scrivere al sindaco una lettera ma non per alimentare polemiche. Al contrario. La scrivo perché continuo a pensare che Arezzo meriti una discussione chiara sul futuro di una delle iniziative culturali che più hanno contribuito a far conoscere il suo nome in Italia e nel mondo. - Quale stato d'animo prevale nell'attesa? Da parte mia continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: lavorare per la musica, per i giovani artisti e per il nome di Arezzo. Mi auguro che il Comune voglia chiarire se intende fare altrettanto.
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