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"SATYAGRAHA" (Opera di Philip Glass) - entra nel repertorio dell'Opéra Garnier. -di Maria Pia Tolu
All'Opéra Garnier, grande avvenimento artistico: l'entrata trionfale nel repertorio di una grande opera del singolare e celebre musicista Philip Glass: Satyagraha che fa parte della Trilogia dedicata a ritratti di grandi personaggi che hanno marcato la Storia. Il primo fu Einstein in "Einstein on thé beach" opera che venne rappresentata anche a Parigi nel corso del Festival d'Automne nel 1992. Fu uno spettacolo straordinario con la regia fatata e multicolore di Bob Wilson che seppe mettere nella sua pièce persino una punta di buffonesca ironia.La terza fu "Akhanaten". Satyagraha è dedicata a Mahatma Gandi. E qui il grande musicista si chiede se l'operato del grandissimo personaggio, Premio Nobel per la pace e la sua filosofia su cui si basavano gli ideali sulla non violenza tratti da antichi e nobili testi orientali ,avessero lasciato tracce percorribili nell'epoca in cui la scrisse. Ed evidentemente la domanda si ripete anche ora, visto che l'opera viene riproposta con straordinario successo all'Opéra Garnier. Ricordiamo che il libretto è stato scritto da Philip Glass stesso e da Costance De Jong. Sulla scena il protagonista Antony Roth Costanzo, controtenore si distinguerá per una voce cristallina e una presenza agile. La sua voce si intona assai armonicamente con le note dell' opera. Una musica che tende ad una espansione regolare lenta dinamicamente armoniosa come un'onda magnetica che si propaga orizzontalmente. Si ripete ampia dolce magica. All'inizio tuttavia assisteremo a una scena forte e violenta. Sulla scena a Gandhi sarà posto un fucile tra le braccia puntato contro un uomo. Lui non spara non vuole sparare, ma l'altro, un militare spinge il suo dito sul grilletto. Il corpo parte e l'altro si affloscia a terra come corpo morto cade. Confusione rumore . Significativo ciò che avviene intorno a lui: numeri di ballo che coinvolgeranno il poeta indiano come lui Tagore, il poeta con cui Gandhi ebbe una fitta corrispondenza e forti affinità elettive e con lo scrittore russo Tolstoj alla cui saggezza apparentemente così lontana come epoca e come continente, il Mahatma si ispirava e con il quale ebbe una fitta corrispondenza e altri danzatori che si muoveranno sul palco in una coreografia magistrale. Si riuniranno in gruppo prendendosi per mano ondeggiando formeranno via via dei cerchi ampi che diverranno concentrici poi disegneranno una X. Ricordando le coreografie di Pina Baush. L'ultima parte comprende una decisa variazione della musica che diviene un insieme di vibrati sempre più verticali concentrati ripetuti anch'essi. Anche se le percussioni e gli ottoni sono assenti. Scontri e assalti sulla scena e battaglie per sconfiggere l'avversario e risaltano le voci delle bravissime cantanti Ilanah Label -Torre e Olivia Boen. Assai efficace la direzione d'orchestra di Ingo Metzmacher e la regia di Bobbi Jane Smith e di Or Shraiber che nel programma di sala scrivono che "L'opera di Philip Glass non è solo una meditazione sulla storia ma anche un richiamo all'azione e una lezione che risuona potentemente ancora oggi". Ricordiamo i fantasiosi costumi di Woijciek Dziedic e le bellissime luci di John Torres. Maria Pia Tolu
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