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Una vita da giullare irriverente al potere

31/07/2026 · Article 🕐 🆕 😊
Le sue prime marachelle, Gerri le combina al Piazzale Milano (oggi Paride Pelli), quartiere dove convivevano benestanti e operai, in buona parte dipendenti comunali o dell’azienda elettrica cittadina. «Ci si conosceva tutti, ma proprio tutti. Aveva qualcosa di poetico la Lugano di allora, dove si poteva liberamente giocare a calcio per strada perché di auto ne circolavano pochissime» ricorda dell’infanzia nella Lugano degli anni Cinquanta. Anche suo padre era un dipendente comunale, lavorandovi come disegnatore edile. «Riceveva trecento franchi in meno dei colleghi, perché non rispondeva al telefono. Però non perdeva tempo in chiacchiere come i colleghi». Nota esplicativa, i suoi genitori erano entrambi sordi.   «La lingua dei segni è la mia lingua madre» spiega sorridendo. Una diversità familiare da lui vissuta come un arricchimento personale, quel qualcosa in più che gli altri non avevano. «Gli amici erano sempre incuriositi quando parlavo coi miei genitori attraverso dei gesti. Dicevo loro che era la lingua degli agenti segreti».  Sarà forse stata questa particolarità familiare ad aver spinto Gerri a essere attratto da ciò ch’era diverso dalla normalità, provando empatia e solidarietà con chi viveva in maniera dissimile dalla conformità. D’altronde, anche la vita di Gerri è stata particolare.   Concluso l’apprendistato di disegnatore edile, lascia l’impiego tre mesi dopo il diploma. «Capii subito che non era il mestiere adatto a me». Parte quindi a esplorare l’Europa sulle rotte della sua passione: il jazz. Si sposta nelle città europee seguendo i concerti dei jazzisti preferiti, lavoricchiando in mille mestieri e dormendo dove gli capita, pur di gustare appieno il suo viaggio. Nel suo peregrinare, arriva a Parigi dove scoprirà un altro grande amore che lo abbraccerà per tutta la vita: il teatro. Dopo tre anni da girovago, torna nella sua città natale con l’idea di realizzare un sogno professionale: diventare maestro d’asilo. Un sogno infranto dai “costumi” dell’epoca: nessun maschio era un maestro d’asilo.   Ripiega quindi sulla formazione che gli sembra più congeniale, andando a studiare a Ginevra da animatore socio-culturale. Nella città di Calvino, grazie a un prete cattolico, un pastore protestante e un laico di sinistra, imparerà anche il mestiere dell’educatore di strada. Apprende ad approcciarsi alle persone ai margini della società, vuoi per dipendenze da alcol e droghe, o dal vissuto segnato da tristi vicende. Un rapporto umano costruito sul rispetto reciproco, senza la presunzione di poter tutto risolvere. «Con umiltà francescana, ma senza devozione al papa» specifica il diretto interessato. E per avere la loro fiducia, una regola importante: nessuna delazione ai poliziotti. «Loro fanno un lavoro, noi un altro. Ognuno per la sua strada, noi sul lato sinistro, loro quello destro».  Forte di questa esperienza, torna a Lugano con l’intento di promuovere la figura dell’educatore di strada. Senza successo. «Comparata alla Ginevra degli anni Settanta, rientrare a Lugano era come tornare alla preistoria».    Abbraccerà allora un’altra passione “parigina”, quella del teatro. Partecipò alla fondazione della compagnia di Teatro Panzinis Zircus (oggi Teatro Pan), la cui sede stabile è lungo il fiume Cassarate, nel quartiere della sua infanzia. Fin dagli esordi di metà anni Settanta, la peculiarità della compagnia teatrale è quella di rivolgersi ai giovani e ai giovanissimi, cercando in ogni caso di oltrepassare i confini delle fasce d’età, coinvolgendo così anche il pubblico più adulto. Per una quindicina d’anni, il teatro sarà la sua vita. Nel mentre, la figura dell’educatore di strada viene finalmente riconosciuta anche in Ticino. «La considero la mia vittoria politica più bella».    Già, la politica. «Se si è parte di una comunità, si dovrebbe operare automaticamente per il suo bene» aveva detto in un’intervista. Da poco ventenne, nel 1967 fu eletto nel Consiglio comunale di Lugano come unico rappresentante nella lista comunista del Partito del Lavoro. L’anno dopo arrivò la Primavera di Praga, quando “il socialismo dal volto umano” cecoslovacco fu soffocato dalle truppe sovietiche. In quel periodo, Gerri si avvicinò al Movimento giovanile progressista. «C’erano persone molto in gamba e si organizzavano fine settimana di studio su temi disparati a livelli molto alti. Per me, fu una formazione politica i
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