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La Voce dei Berici
A Roma si discute lo schema del Piano di azione per il Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni per il quinquennio 2026-2030. E c'è una questione veneta sul tavolo, sollevata dalla FISM del Veneto con un dossier che documenta come i criteri di riparto tra le regioni della quota del 50% della parte 0-3 del Fondo 0-6 — pari a 144 milioni di euro l'anno — abbiano penalizzato il Veneto (insieme ad altre regioni quali Lombardia e Piemonte) e come la proposta del Ministero dell'istruzione e del merito per i prossimi cinque anni non corregga questa distorsione.
«Non si tratta di bruscolini — spiegano il presidente Stefano Cecchin e la delegata nazionale 0-6 Simonetta Rubinato -: tra il 2022 e il 2025 il Veneto ha ricevuto quasi 12 milioni di euro in meno e con lo schema proposto per il 2026-2030 la perdita salirebbe di ulteriori 28,5 milioni».
La causa è un criterio di riparto delle risorse tra le regioni che conteggia solo gli utenti dei nidi comunali o privati convenzionati con i Comuni (poco più di 11.000 posti in Veneto), escludendo i nidi privati autorizzati e accreditati senza convenzione attiva: la maggior parte dei gestori non profit veneti, che accolgono circa 20.000 bambini.
«È un'ingiustizia verso il privato sociale, che in Veneto copre due terzi dei posti, mentre il pubblico risponde ad appena un terzo della domanda — proseguono Cecchin e Rubinato —. E oltre al danno, la beffa: quegli stessi 20.000 posti vengono invece conteggiati dallo Stato per escluderci quando si tratta di assegnare le risorse perequative ai territori con scarsa copertura. Il Veneto è penalizzato per essere stato troppo virtuoso, per aver costruito i servizi alla prima infanzia senza gravare sulle casse pubbliche. Un paradosso da correggere, come riconosciuto un anno fa anche dal Direttore dell'Ufficio scolastico regionale Veneto, Marco Bussetti».
La FISM contesta inoltre l'ipotesi di ripartire tra le Regioni la quota del Fondo destinata alle scuole dell'infanzia (circa 58 milioni l'anno) conteggiando anche gli iscritti alle scuole statali, già interamente finanziate dallo Stato. Ne uscirebbero danneggiate proprio le regioni come il Veneto, dove oltre il 60% dei bambini frequenta la scuola dell'infanzia paritaria con un contributo ministeriale pro capite pari ad appena un settimo del costo medio dello studente statale (7.204 euro, dato MIM di gennaio).
«Abbiamo sottoposto la questione alla Regione e trovato pieno ascolto nell'assessore Paola Roma, che al tavolo romano l'ha sollevata con fermezza. Confidiamo che anche Anci Veneto sostenga questa battaglia, per porre fine a una ripartizione di risorse pubbliche davvero penalizzante per le famiglie e la comunità veneta» concludono Cecchin e Rubinato.
L'intervento della Regione
«Il dossier della Fism regionale documenta per il Veneto una perdita di quasi 12 milioni per il 2022-2025 che sale a 28,5 milioni per il 2026-2030. A tanto ammonta il mancato trasferimento di fondi da destinare ai servizi per l’infanzia 0-6. A rimetterci sono le famiglie residenti nel nostro territorio che si trovano a dover pagare di più per un servizio fondamentale, quello dei nidi e della scuola dell’infanzia».
L’assessore regionale al Sociale, Paola Roma, commenta così la presentazione del dossier della Fism Veneto che documenta come i criteri di riparto tra le Regioni della quota del 50% della parte 0-3 del Fondo 0-6 abbia penalizzato diverse Regioni, tra cui il Veneto.
«Si tratta di un servizio imprescindibile per sostenere le madri lavoratrici e in generale i genitori e con esse la produttività e la competitività del Veneto. Già dallo scorso febbraio la Regione ha formalizzato delle proposte emendative al Piano d’azione nazionale pluriennale per il Sistema integrato 0-6, e a fine giugno ho scritto al ministro Valditara chiedendo un intervento. Ringrazio la Fism Veneto per il grande lavoro fatto assieme alle strutture regionali, permettendo così di avere dati veritieri e aggiornati».
La Regione Veneto già a febbraio ha depositato due proposte emendative: l'adozione della metodologia già applicata per il Fondo Speciale per l’Equità del Livello dei Servizi per quanto riguarda il riparto della quota del 50% delle spese di gestione dei servizi 0-3, che considera anche gli utenti dei servizi privati alla prima infanzia autorizzati e/o accreditati, indipendentemente dalla convenzione con i Comuni. E, in subordine, l'utilizzo dei flussi informativi certificati dalle Regioni relativi agli iscritti presso le strutture debitamente autorizzate e accreditate.
«La Commissione Istruzione della Conferenza delle Regioni lo scorso febbraio ha accolto la posizione del Veneto -conclude Roma-. Lo scorso 22 giugno ho scritto al ministro Valditara sollecitando un intervento di revisione dei criteri di riparto così da garantire il pieno e paritario riconoscimento di tutte le unità di offerta regolarmente operanti e autorizzate nel territorio per la fascia 0-3 anni e il sostegno alle scuole dell’
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