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Fratoianni, il coraggio di dire ciò che gli altri non dicono

13/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 😊
Nicola Fratoianni ha fatto una cosa che in politica dovrebbe essere normale e che, invece, sta diventando sempre più rara: si è alzato di qualche metro sopra la mischia e ha guardato cosa stava accadendo sotto. E, soprattutto, ha avuto il coraggio di dirlo. Le sue risposte alle nostre domande che abbiamo pubblicato ieri non sono state una bocciatura del campo largo. Tutt’altro. Il co-leader di Avs continua a crederci. E fa bene, perché è chiaro da tempo che può essere davvero l’unica ricetta per far masticare amaro a Giorgia Meloni e al resto del centrodestra impedendo loro di bissare il successo elettorale alle Politiche del 2027. Sostiene anche che possa addirittura allargarsi e rivendica la convergenza costruita in questi anni tra Pd, Movimento 5 Stelle e Avs. Ma proprio perché ci crede ha lanciato un avvertimento, forte e chiaro, che Schlein e Conte farebbero bene ad ascoltare: basta trasformare la costruzione dell’alternativa a Meloni in quella che agli occhi degli elettori rischia ormai di apparire come una lotta personale per la leadership. Ha ragione. Fratoianni, in fondo, ha detto ad alta voce ciò che pensa buona parte dell’elettorato del centrosinistra. Schlein o Conte? Conte o Schlein? Primarie sì, primarie no. Chi parte davanti, chi recupera, chi mette il veto sull’altro. Una sorta di interminabile corsa podistica, per usare proprio la sua efficace espressione. Solo che agli italiani interessa assai meno sapere chi arriverà primo che conoscere dove voglia portarli chi vincerà quella corsa. Il punto è esattamente questo. Una coalizione non dovrebbe nascere per premiare una leadership o soddisfare un’ambizione, peraltro entrambe perfettamente legittime. Dovrebbe nascere attorno a una linea politica forte, riconoscibile e sufficientemente condivisa da convincere gli elettori che esiste davvero un’alternativa. E il tempo comincia a stringere. Dall’altra parte il centrodestra ha divisioni, sensibilità diverse e non poche contraddizioni. Ma riesce a presentarsi pubblicamente coeso attorno alla prospettiva di una nuova candidatura di Giorgia Meloni. Nel centrosinistra, invece, la percezione è quella di essere finiti in un cul-de-sac nel quale si continua a discutere soprattutto di chi dovrà guidare la macchina prima ancora di avere spiegato bene dove la macchina dovrà andare. Ecco perché quella di Fratoianni assomiglia a una salutare richiesta di umiltà. E a un altrettanto necessario bagno nella realtà. Lo è ancora di più perché arriva da chi avrebbe tutto l’interesse ad aggiungere un terzo concorrente ai primi due. Avs cresce nei sondaggi, Fratoianni rivendica legittimamente che anche il suo partito abbia “tutte le carte in regola” per proporre un candidato premier. Ma subito dopo aggiunge la cosa più importante: non siamo davanti a una gara nella quale conta chi taglia per primo il traguardo. Conta vincere le elezioni. E, aggiungiamo noi, sapere per fare cosa. Non significa nascondere le differenze. Anzi. Significa affrontarle adesso. Sulla politica estera, sull’Ucraina, sugli armamenti, sulla difesa europea le distanze dentro il campo largo esistono e sarebbe inutile fingere il contrario. Lo stesso Fratoianni traccia una linea precisa: resta contrario alla politica degli invii di armi e al riarmo dei singoli Stati, ma apre a una difesa comune e persino a un esercito europeo. Sono questioni enormi sulle quali una coalizione che aspira a governare non può permettersi di trovare una formula buona per la campagna elettorale e scoprire le proprie incompatibilità una volta arrivata a Palazzo Chigi. Il programma, dunque. Prima del nome. Non un compromesso nel quale ciascuno possa leggere quello che vuole, ma alcuni punti chiari sui quali chiedere agli italiani fiducia. Anche perché il vero avversario del centrosinistra potrebbe non essere soltanto il centrodestra. E’ quella enorme fascia di elettori che alle urne non va più. Persone che magari continuano a sentirsi progressiste, riformiste o semplicemente lontane dalla destra, ma che non trovano ancora una ragione sufficientemente forte per tornare a votare. Difficile convincerle appassionandole al derby Schlein-Conte. Più facile provare a farlo spiegando salari, sanità, lavoro, sicurezza, ambiente, politica estera e quale idea di Paese si voglia costruire. C’è infine l’Umbria. Qui Fratoianni promuove senza esitazioni Stefania Proietti e la sua giunta. Ma nelle sue parole c’è anche qualcosa che merita di essere letto tra le righe. Quando parla di “scelte coraggiose, talvolta anche faticose sul piano del reperimento delle risorse” e sostiene che occorra aspettare che producano i loro risultati, è difficile non pensare anche al prezzo politico pagato dalla presidente dopo l’aumento dell’aliquota regionale Irpef. Fratoianni concede tempo. Ma il tempo, da solo, non restituisce consenso. Servono i risultati. E dunque la sua promozione può essere letta anche come un implicito incoraggiamento alla giunta Proietti a fare di più e a dimostrare agli umbri che i sacr
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