SBLOB
www.aggiornamentisociali.it

«Prima l’Egitto!». Un’alternativa al modello faraonico

02/07/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
«Il modello faraonico è quello che teorizza che il bene è il bene degli egiziani (e ultimamente del faraone stesso), in funzione del quale tutti gli altri devono prodigarsi. Il motto del faraone è: “Prima l’Egitto” (Esodo 1,8-11). E ciò vuol dire: prima e solo l’Egitto. Ma il Dio di Israele è promotore di un radicale mutamento di prospettiva, quando fa emergere il diritto primario degli stranieri, degli oppressi, degli sfruttati, degli ultimi, in favore dei quali il sistema dovrebbe operare (Isaia 11,4; Salmo 72,1-4), così da essere davvero la suprema manifestazione dello Spirito, perché promotore di giustizia e di misericordia. Il “grande”, cioè il dotto, il ricco, il potente deve dunque diventare servitore, prodigarsi per il bene dei piccoli (Matteo 20,24-28). Prima gli altri, prima gli ultimi (Matteo 20,8.16): questo è il linguaggio evangelico dello Spirito» (Bovati 2020, 81). Il motto del faraone risuona anche oggi in molti modi e in molte parti del mondo, ispirando le scelte di chi ha responsabilità in ambito sociopolitico. Il primato della propria nazione viene sbandierato come via sicura per garantire un futuro di benessere e tranquillità. È un tragico inganno, che le Scritture ebraico-cristiane smascherano, mostrando come sia foriero di disgregazione a livello interpersonale e sociale.   La politica miope del faraone All’inizio del libro dell’Esodo viene descritta la condizione degli israeliti in Egitto, curvi sotto il peso di estenuanti lavori forzati (Esodo 1,11). La loro vita è resa amara dalla politica oppressiva del faraone (Esodo 1,14). Ossessionato dal timore che la crescita di questi immigrati finisca per costituire una minaccia per l’Egitto, arriva al punto di mettere in atto una sorta di pulizia etnica. Impone l’eliminazione dei neonati ebrei maschi, dando ordine alle levatrici di non lasciarne in vita nessuno (Esodo 1,15). Nella presentazione della vicenda compare un’annotazione a prima vista marginale: Allora sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe (Esodo 1,8). Il riferimento è a Ramses II (1290-1224 circa), il potente faraone che attuerà un radicale cambiamento di politica rispetto al tempo di Giuseppe, figlio del patriarca Giacobbe, che fu portato in Egitto dopo essere stato venduto dai fratelli a mercanti madianiti, ottenendo la carica di governatore (Genesi 37-50). Questi, infatti, grazie alla sua sapienza, aveva permesso a egiziani e israeliti di superare la crisi dovuta a una prolungata carestia. L’affermazione secondo cui Ramses II non aveva conosciuto Giuseppe evidenzia un fattore che influirà in maniera decisiva sulle sue scelte di governo. Il nuovo re non conserva memoria alcuna della convivenza tra egiziani ed ebrei, seguita alla venuta di Giuseppe in Egitto. Non sa nulla di come i due popoli, almeno per un certo tempo e pur in condizioni differenti, fossero riusciti a trovare un modo di convivere pacificamente sullo stesso territorio e in modo vantaggioso per entrambi. Non essendo consapevole di questa esperienza passata, Ramses II pensa che la riduzione drastica della presenza degli israeliti in Egitto costituisca l’unica via per garantire sicurezza e benessere alla sua gente, oltre al proprio potere. Sono questi i valori che ai suoi occhi vengono prima di tutto, ma che trascineranno la nazione verso il disastro.   Un modello ricorrente Il modello faraonico si ripresenta ogni volta che chi dispone di una qualche forma di potere pretende di assoggettare tutto e tutti ai propri sogni di grandezza. Emblematica è la vicenda di Babilonia che, sicura di essere regina per sempre, ripete: Io e nessun altro! (Isaia 47,8.10). Il che equivale a dire: «Prima di tutto io e solo io!». Molto tempo prima il profeta Sofonia aveva denunciato come tale presuntuosa affermazione fosse risuonata sulle labbra di Ninive, la capitale del temibile impero assiro: Questa è la città gaudente, che se ne stava sicura e pensava: “Io e nessun altro!” (Sofonia 2,15; cfr Siracide 36,12). Non si pensi che Israele sia stato esente dalla logica imperante a Ninive e a Babilonia. Già nell’VIII secolo il profeta Amos aveva preso di mira quanti in Israele «si credono i primi» (Bovati e Meynet 1995, 222-226). Nell’oracolo di Amos 6,1-7 il profeta si rivolge a coloro che risiedono a Samaria, la capitale del regno di Israele. Verosimilmente si tratta dei dirigenti del regno, i quali si sentono sicuri e protetti grazie alla forza economica e militare della nazione. Si vantano di essere l’élite della prima tra le nazioni (Amos 6,1b). Emerge qui con chiarezza come sia la ricerca spasmodica del primato a monopolizzare l’attenzione dei potenti. Al fine di garantire la loro condizione di privilegio – continua Amos – finiscono per imporre l’impero della violenza. In altre parole, la loro sicurezza è basata sull’oppressione della gente. Sono tu
Leggi l'articolo su www.aggiornamentisociali.it
Pagina non trovata - SBLOB.IT
SBLOB

404

Pagina non trovata.

Torna alla home