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Intervista a Yari Gugliucci, attore

08/06/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹 😊
di Mario Avagliano “Vota Antonio, vota Antonio. Alle prossime elezioni mi presenterò come assessore allo spettacolo del Comune di Salerno”. Scherza Yari Gugliucci, 29 anni, salernitano, giovane speranza del cinema italiano e apprezzato interprete di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino ucciso dalla camorra, nel film E io ti seguo, di Maurizio Fiume. Dal set di Cinecittà, dove sta girando la nuova fiction televisiva “Cuore contro Cuore”, che andrà in onda sulle reti Rai la prossima stagione, Gugliucci proclama il suo amore per Salerno, afferma che la città “è bella e convincente” e ha superato “la fase buia degli anni Ottanta”, ma non rinuncia a suggerire qualche idea agli amministratori comunali “per attrarre i turisti europei e giapponesi”. Venti anni fa, quando lei era un ragazzino, Salerno era una città diversa da oggi?Io vivevo protetto nel mio guscio, all’interno di una famiglia unita e numerosa, ma ricordo che il mio rapporto con l’esterno, con la città, era molto duro. Salerno era pericolosa, era la capitale della droga dopo Verona. Il lungomare era impraticabile, all’altezza del Bar Nettuno non di rado si assistiva a scene violente di risse. Anche a via dei Mercanti e al corso c’erano diverse traverse poco raccomandabili.Quali scuole ha frequentato?Le elementari a via Giacinto Vicinanza, le medie al De Filippis e le superiori al Liceo Tasso. Il mio rapporto con la scuola è stato assai travagliato. Al Tasso ho avuto grossi scontri con gli insegnanti, tranne con quelli di italiano e di filosofia, che erano due materie che mi piacevano. Per il resto, la mia passione per il teatro mi assorbiva totalmente, e i miei docenti non lo tolleravano.Perché?Perché io preferivo imparare il Giulio Cesare di Shakespeare piuttosto che Ugo Foscolo. Per me i discorsi di Marcantonio erano più attraenti della fisica o dell’Anabasi di Senofonte.Quando ha cominciato a fare teatro?Prestissimo, a 13-14 anni. Il mio amico del cuore, Peppe Amato, nipote di Antonio, l’industriale del Pastificio, mi disse che avevano organizzato una leva teatrale al San Genesio e mi invitò a partecipare. Alessandro Nisivoccia mi prese subito a ben volere e quando avevo appena 15 anni, mi lanciò come protagonista di uno spettacolo di Edoardo, “Le bugie con le gambe lunghe”. Fu il mio debutto sulla scena.Il teatro San Genesio è stato anche per lei una palestra di formazione?Certo. Ricordo che all’inizio Nisivoccia e il suo team mi parvero molto severi, anche a causa dell’impostazione gasmaniana del loro teatro. Con Alessandro siamo rimasti buoni amici, una volta mi ha anche chiamato a tenere una lezione ai suoi allievi. Il San Genesio a Salerno è un’istituzione. Molti valenti professionisti salernitani sono passati attraverso Nisivoccia, compreso l’attuale Presidente della Provincia Andria. Qualcuno, come me, ha continuato, anche se continuare significava inevitabilmente lasciare la città.E lei ha trovato il coraggio di farlo, ad appena 18 anni...Il distacco da Salerno è stato davvero complicato. Io vengo da una famiglia legata agli studi, fatta di medici e di avvocati. Per me il mondo dello spettacolo era un salto nel buio. Peraltro partivo da una situazione in cui non ero figlio d’arte e non avevo nessun legame a Roma.Come ha fatto a convincere i suoi?Con una bugia. A distanza di anni, lo posso rivelare. Mi sono inventato con i miei genitori una lettera inesistente di convocazione da parte della Scuola di Teatro di Gigi Proietti. In realtà ero un figurante, ero soltanto ammesso ad ascoltare le lezioni. La lettera era il frutto di una cortesia della segretaria della Scuola che aveva ceduto alle mie insistenze e aveva apposto un timbro su un foglio.Inizi difficili...I primi due anni sono stato mantenuto dalla mia famiglia. Nel frattempo mi ero iscritto a Sociologia, all’Università di Fisciano. Poi ho cominciato a lavorare come aiuto-regista per il teatro, prima con Livia Mancinelli, moglie di Carmelo Bene, poi con Ivonne D’Abraccio. Ad un certo punto pensavo che avrei finito per fare il regista.E invece?Invece nel 1994 Roberto Pacini mi chiamò a recitare in uno spettacolo di teatro sperimentale, intitolato “Dialoghi al Caffè Notturno”, tratto da alcuni racconti di Pirandello. Debuttammo a Napoli, alla Galleria Toledo, e fu subito un grande successo. Fu la svolta della mia carriera.Arrivò la prima scrittura per un film.Sì, nel 1996 girai “Isotta”, un film di Maurizio Fiume che partecipò anche al Festival di Venezia.Da allora è stato un crescendo: L’ultimo Capodanno di Marco Risi, Ferdinando e Carolina di Lina Wertmuller, fino a La verità vi prego sull’amore di Francesco Apolloni e a Luisa Sanfelice dei fratelli Taviani.Tutte esperienze eccezionali. Anche se forse, il personaggio che mi è rimasto attaccato di più sulla pelle, è quello di Michele, il pazzo del film Luisa Sanfelice, che ritengo sia stata la mia migliore interpretazione. L’ultimo lavoro dei Taviani non è stato un grande successo in Italia, ma ha venduto in 34 Paesi e credo che s
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