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Il ristorante La Foce riapre e crea occupazione. Restyling suggestivo, nuova formula e antico fascino
Come una bella addormentata nel bosco, l'antica trattoria La Foce si risveglia. Domenica 14 giugno è la data dell'attesa riapertura, anzi del “nuovo inizio” come viene annunciato nella patinata campagna di lancio del locale che fa parte della storia della ristorazione aretina. A dare il bacio del risveglio alla struttura posta sul celebre valico tra Castiglion Fiorentino e Arezzo, è stato in primo luogo l'imprenditore castiglionese Alessandro Baldetti, che anni fa lo prese all'asta con idee già chiare e spinto dalla passione per le cose che fanno parte dell'identità di un territorio. “Certe atmosfere non spariscono mai” è un altro slogan. Serviva, poi, coniugare allo sforzo importante della ristrutturazione, una gestione che avesse entusiasmo, competenza e visione. E qui è scoccata la sinergia con la famiglia Materazzi (Marcello, la moglie Graziella, i figli Enrico e Francesco), che si è lanciata nell'iniziativa anima e corpo forte dell'esperienza maturata nella riviera romagnola (Il Pineta, per dire il nome di un locale) e con l'orgoglio di giocare in casa una stimolante sfida. [articlepreview id="447045" link="https://www.corrierediarezzo.it/news/cronaca/447045/antico-ristorante-verso-la-riapertura-dopo-anni-di-stop-grazie-a-due-famiglie-per-restauro-e-gestione.html"] Ma fondamentali nel progetto Foce, sono i progettisti che hanno lavorato al recupero e alla riqualificazione della struttura. Il nuovo ristorante che lascerà ad occhi spalancati molti, dieci anni dopo lo stop, ha assunto il nuovo aspetto grazie all'architetto Fabrizio Di Sangro e all'architetto Anadela Gamurrini. I tre piani della costruzione in pietra a lato della provinciale, sono stati ridisegnati in modo moderno e rispettoso del passato, con funzione ristorativa il primo, sala eventi il secondo e tre unità ricettive (suite) il terzo. Spazi complementari e indipendenti, ognuno con il suo accesso. Il restyling ha restituito all'esterno un locale impreziosito dall'utilizzo degli spazi outdoor suggestivo e funzionale, con dehor e area lounge, tale da permettere una duplice layout per la fruizione in inverno/estate de La Foce. Di forte impatto l'aspetto estetico, di giorno e soprattutto di notte con l'effetto dei fasci di luce. Raffinato, elegante, ammiccante, il ristorante che generazioni di aretini hanno frequentato, conserva gli archi della sala principale e il grande camino, anch'esso rivisitato. La cura degli esterni - dalla pietra al piazzale, dall'insegna fino al grappolo d'uva - e quella degli interni - il bancone, le pareti, le decorazioni, i tavoli, le sedie a poltroncina - accompagnano una offerta enogastronomica sulla quale il ristorante scommette. Pesce e piatti della cucina toscana, anche la pizza, fra tradizione e interpretazione, accurata scelta di vini e soprattutto, obiettivo dell'operazione rilancio, anzi del nuovo inizio, è offrire come si dice oggi una “esperienza” a chi salirà a La Foce. Multisensoriale. Tra immagine e diffusione sonora, profumi, sapori e tatto. Un luogo che sembrava perduto e che torna a palpitare con nuovi ritmi calibrati sugli stile di vita del terzo decennio del XXI secolo. Alle 17 di domenica giù i veli sulla nuova Foce (c'è anche una sala iper esclusiva) con aperitivo per tutti. Un'iniziativa di privati che va a recuperare un luogo della memoria collettiva che rischiava il degrado e invece darà lavoro ad uno staff di oltre venti persone.
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