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A Verona il passato continua a vivere nel presente

13/07/2026 · Article 🕐 🆕
Manoscritti antichi e tecnologie d'avanguardia protagonisti di un progetto europeo di Citizen Science: obiettivo del progetto “Virgilio (invisibile) a Verona” è stata la digitalizzazione del patrimonio manoscritto della Biblioteca Capitolare di Verona, con particolare attenzione ai codici più fragili. Realizzato in collaborazione con studentesse e studenti di nove scuole superiori di Verona, della provincia e di Mantova, il progetto ha trasformato la tutela del patrimonio culturale in un'esperienza condivisa, creando un ponte concreto tra passato e futuro, dove i manoscritti dialogano con le più innovative tecnologie digitali. Ne abbiamo parlato con il referente del progetto Paolo Scattolin, docente di Lingua e letteratura greca, e con monsignor Bruno Fasani, presidente della Biblioteca Capitolare.   Professor Scattolin, il progetto “Virgilio invisibile” unisce ricerca europea, tecnologie multispettrali e Citizen Science. In che modo il coinvolgimento diretto degli studenti delle scuole superiori contribuisce concretamente allo studio dei manoscritti? Gli studenti e le studentesse delle scuole superiori, in questo progetto di Citizen Science, non assistono alla ricerca: la fanno. Non li conduciamo su un terreno preparato, dove le soluzioni sono già note e devono soltanto essere scoperte. Li coinvolgiamo in un problema di ricerca autentico. Il mio team ha prodotto centinaia di immagini multispettrali del manoscritto XL (38) della Biblioteca Capitolare. Il passo successivo è capire che cosa sia ancora leggibile del più antico strato di scrittura, a partire da Virgilio (c’è anche altro!). La lettura di immagini multispettrali non è un'operazione automatica: per ogni foglio occorre identificare il passo virgiliano, confrontarlo con un'edizione di riferimento e descriverne lo stato di conservazione attraverso una serie di tag – testo illeggibile, incerto, corretto dagli scribi e così via – utilizzando la piattaforma Transkribus. È un lavoro lento e meticoloso, che richiede attenzione, pazienza e una crescente familiarità con l'elegante scrittura capitalis rustica, maturata nel corso delle sessioni svolte al Polo Zanotto e in Capitolare. Tutto si è svolto in presenza, in un continuo confronto tra studenti, dottorandi e docenti. Insieme a me hanno seguito il progetto Panagiotis Leontaridis e Konstantina Tsakona. Alla fine la squadra contava circa sessanta studenti: e, in questo caso, anche il numero ha fatto la differenza.   Mons. Fasani, qual è il ruolo della Fondazione Biblioteca Capitolare nel presente storico della città di Verona? E quali sono gli ulteriori spazi culturali che essa abita rispetto a tutta la cultura europea? La Biblioteca Capitolare di Verona, la più antica al mondo ancora in attività, ha superato l'immagine di scrigno chiuso per farsi polo culturale vivo e internazionale, capace di far dialogare la città con i grandi flussi turistici e di ricerca. Nel panorama europeo rappresenta un ponte insostituibile tra antichità e modernità: qui studiarono Dante e Petrarca, e qui si custodiscono tesori unici - come le Istituzioni di Gaio e l'Indovinello Veronese - che formano le radici stesse del diritto e della lingua occidentale, proiettando Verona nel cuore della memoria collettiva continentale. I palinsesti della Biblioteca Capitolare rappresentano una delle sfide più affascinanti per gli studiosi dei manoscritti antichi. Professor Scattolin, che cosa rende così speciale il palinsesto virgiliano tardoantico al centro del progetto e quali nuove informazioni sperate di recuperare grazie alla digitalizzazione avanzata? Il manoscritto è uno dei sette codices Vergiliani antiquiores, cioè uno dei più antichi testimoni del testo di Virgilio. La sezione che contiene Bucoliche, Georgiche ed Eneide risale alla fine del V secolo ed è giunta fino a noi sotto forma di palinsesto: il testo originario fu cancellato per riutilizzare la preziosa pergamena, che venne poi riscritta tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo. Per dare un'idea della sua storia, quando Dante soggiornava a Verona quel Virgilio era già illeggibile da secoli. Ciò che rende unico il manoscritto veronese è soprattutto la raccolta di scolii, commenti marginali ricchi di citazioni di autori greci e latini e di riferimenti ad antichi commentatori di Virgilio. Proprio questi scolii attirarono l'attenzione degli studiosi nell'Ottocento, quando, non disponendo di tecnologie adeguate, ricorsero a reagenti chimici che finirono per rendere ancora più difficile la lettura di entrambi gli strati di scrittura. L'ultimo tentativo sistematico di decifrazione risale al 1973, quando Mario Geymonat utilizzò una lampada a raggi ultravioletti. Oggi disponiamo di strumenti completamente diversi. Grazie all'imaging multispettrale possiamo rileggere il manoscritto senza sottoporlo a ulteriori interventi invasivi e confrontare i nuovi dati con quelli già noti. Speriamo così di individuare varianti testuali finora sconosciu
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