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I telescopi, gli occhi puntati sull’Universo

23/07/2026 · VideoObject 🕐 🆕 😊
I telescopi, gli occhi puntati sull’Universo L’Universo ci rivela informazioni sotto forma di onde radio, luce visibile, infrarosso, ultravioletto, raggi X e altre radiazioni. Per raccoglierle non basta un solo telescopio: servono strumenti diversi, ciascuno progettato per osservare una specifica porzione dello spettro elettromagnetico. CHE COSA SI VEDE A VARIE FREQUENZE DI LUCE Gran parte delle osservazioni astronomiche avviene in quattro principali bande - La luce visibile: la stessa percepita dall’occhio umano. I telescopi che osservano questa banda sono i più comuni, il più famoso è l’Hubble Space Telescope. Sono dedicati soprattutto all’osservazione di stelle, pianeti e delle strutture più familiari dell’Universo. - Luce a infrarosso, quella rilevata dal James Webb Space Telescope. Può penetrare le polveri cosmiche che oscurano molte regioni dello spazio, permettendo di osservare galassie molto lontane e le fasi iniziali della formazione stellare. - I raggi X, a cui sono sensibili osservatori come il Chandra X-ray. Queste frequenze ci rivelano fenomeni estremamente energetici, come gas a temperature elevatissime, stelle di neutroni e l’ambiente attorno ai buchi neri. - Infine, le onde radio. Analizzando queste emissioni, radiotelescopi come l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) possono studiare le grandi nubi di gas e molecole fredde, dove spesso nascono nuove stelle. QUAL È IL TELESCOPIO PIÙ POTENTE Non esiste un telescopio più potente di tutti, perché ognuno è stato progettato per svolgere compiti differenti a diverse frequenze Ma se per “potenza” intendiamo la capacità di osservare l’Universo a grandi distanze, lontano nel tempo, strumenti come il James Webb e, seppure parzialmente, anche Hubble riescono a intercettare la luce primordiale, proveniente dagli albori del Cosmo. Telescopi ancora più sensibili sono già in fase di progettazione o realizzazione UN TELESCOPIO GRANDE QUANTO IL PIANETA TERRA Vedere lontano non è l’unica cosa importante: in astronomia contano soprattutto i dettagli. In termini tecnici, la capacità di distinguere piccoli particolari, cioè la risoluzione angolare, dipende dalla dimensione del telescopio: più grande è la sua “base”, più fine è il livello di dettaglio che può osservare. Per questo si è pensato di collegare tra loro radiotelescopi distribuiti su tutta la Terra, sincronizzandoli come se fossero un unico strumento. Il risultato è un “telescopio virtuale” grande quanto il pianeta, chiamato Event Horizon (Eht) Con questa tecnica, detta interferometria VLBI, è stato possibile ottenere le celebri immagini dell’ombra dei buchi neri M87* e Sagittarius A*.
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