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Ecologica e gestita dal basso: così l

18/07/2026 · Article 🕐 🆕 😊
CAMPI BISENZIO (FIRENZE) - Sui cancelli della fabbrica più celebre d’Italia, quella della lotta operaia più lunga della storia, è stato affisso un nuovo striscione: “9 luglio 2021, 9 luglio 2026, che fatica che ti chiedo”. Sono passati esattamente cinque anni dal licenziamento dei 429 lavoratori GKN e appare ancora incredibile che una manciata di loro sia riuscita a resistere per così tanto tempo: oltre 1800 giorni di presidio permanente, di cui 450 senza stipendio. In occasione di questo anniversario, l’11 e il 12 luglio, gli operai hanno chiamato a raccolta tutto quel mondo associativo e solidale che da anni sostiene in vari modi questo percorso resistente straordinario. Un mondo che si è trasformato in azionariato popolare, sostenitore materiale di una lotta che è diventata un progetto visionario di reindustrializzazione ecologica e sociale dal basso. La stanchezza accumulata, come mostra chiaramente lo striscione, è ovviamente tanta e ci sono stati anche momenti di profonda commozione durante la due giorni toscana. Il sito produttivo di Campi Bisenzio, quello che gli operai hanno presidiato giorno e notte per cinque lunghi anni, molto probabilmente dovrà essere abbandonato. L’obiettivo iniziale era quello di preservare quella fabbrica, diventata in questi anni un simbolo di una riscossa operaia inaspettata e contagiosa, ma purtroppo il corso degli eventi lo ha reso pressoché impossibile. Per Luigi Malabarba, ex operaio Alfa Romeo, sindacalista e senatore, tra i punti di riferimento solidali del collettivo, «non è possibile aspettare ancora che le istituzioni pubbliche si attivino. È necessario muoversi con le proprie forze e con quelle di tutto il movimento. Le promesse della politica regionale hanno suscitato enormi speranze, ma l’inazione che ne è seguita non ha fatto altro che ritardare l’inizio del progetto».   Un piano per tappe  Gli operai hanno esposto all’assemblea degli azionisti popolari del 12 luglio tutte le difficoltà incontrate in questi anni e hanno chiesto di poter partire con i soldi raccolti in questi mesi per creare un progetto di reindustrializzazione che prevede in un primo momento la creazione di una ciclofficina per produrre e commercializzare cargo bike e in seconda battuta l’installazione e il recupero di pannelli solari. Un piano che dovrebbe portare in 5 anni alla creazione di oltre 47 posti di lavoro stabili e con salari allo stesso livello di quelli che gli operai percepivano in fabbrica prima del licenziamento. A sostegno del piano vero e proprio, ci sarà anche un’attività di distribuzione e vendita di prodotti agroalimentari solidali, nonché la creazione di due luoghi di aggregazione nella periferia di Firenze con punti di ristoro popolari. Saranno anche luoghi dove far cultura ed esprimere solidarietà in un territorio dove caporalato, sfruttamento ed esclusione sociale sono ben presenti. Malabarba, che da sindacalista e attivista negli anni ha accumulato esperienza nell’ambito delle fabbriche recuperate, ci aiuta a capire: «La parte legata al cibo, la cosiddetta brigata alimentare, non era prevista, ma sta assumendo un ruolo importante dal punto di vista occupazionale. Inoltre, lega ancor di più la battaglia della GKN con quella delle realtà contadine autogestite del sud Italia come ad esempio Sfruttazero». Il piano industriale partirà il prossimo autunno e sarà quindi diverso e ridotto rispetto a quello del 2024. Allora era prevista anche la produzione di pannelli solari, ma al momento questo non sarà possibile. Il Consorzio industriale pubblico regionale – ottenuto grazie alla grande mobilitazione e all’impegno delle istituzioni governate dal centrosinistra – non si è mai concretizzato e questo è stato un duro colpo, che ha creato ulteriore sfiducia rispetto alla capacità delle forze progressiste italiane di cogliere veramente la forza di questo movimento.   I numeri del piano  La comunità radunata attorno al collettivo non ha intenzione di abbandonare il progetto di reindustrializzazione. L'azionariato popolare e le campagne di crowdfunding hanno registrato l'adesione di ben 2.014 soci totali, di cui 789 tramite la campagna E2C e 1.236 soci tramite la rete ARCI, permettendo di raccogliere la cifra straordinaria di 1.158.325 euro. Una cifra sufficiente per partire. Il piano industriale quinquennale avrà però un fabbisogno finanziario complessivo di 3.762.203 euro, coperto per il 50,6% da capitale di rischio e per il 49,4% da capitale di debito. Sul piano occupazionale, l'obiettivo è ambizioso ma concreto: partire con 24 posti di lavoro nel primo anno per arrivare a 47 impieghi stabili alla fine del quinquennio suddivisi tra l&#
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