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Volkswagen, tre mesi "di fuoco" per trovare un accordo dopo il no del Consiglio ai tagli
L′accordo non c'è. È stato respinto il piano di risparmio proposto dal Ceo Oliver Blume alla riunione del Consiglio di sorveglianza di Volkswagen, conclusa nella tarda serata di ieri. Troppo vago nei suoi contorni ed elusivo nei dettagli, riferiscono alla Süddeutsche Zeitung fonti vicine al gruppo Volkswagen. «Approvarlo a maggioranza sarebbe stato imprudente», prosegue l′interlocutore consultato dalla testata di Monaco. Con dodici voti contrari e sette favorevoli, il Consiglio di sorveglianza ha bocciato il programma, rimandando ai prossimi mesi le decisioni sul futuro del gruppo automobilistico, che continua a registrare risultati poco incoraggianti. Secondo gli ultimi dati diffusi ieri, le vendite dei veicoli dei dieci marchi del gruppo hanno subito una flessione del 6,3% nei primi sei mesi dell′anno. E ora? Il Consiglio di sorveglianza si riunirà di nuovo tra tre mesi. Tra i suoi 20 componenti figurano cinque presidenti dei consigli di fabbrica dei marchi Volkswagen, Seat, Audi e Man Truck & Bus, oltre a due rappresentanti sindacali di Ig Metall e due rappresentanti del Land della Bassa Sassonia. Nel frattempo continueranno le trattative riservate tra le parti, riferisce l′azienda. Ma nessuna decisione ufficiale dovrebbe arrivare prima di ottobre. Sarà un′estate bollente e un autunno caldo, c'è da scommetterci. L′indeterminatezza del piano di Blume sul tema dei tagli ai posti di lavoro e della chiusura degli impianti accende gli animi del sindacato. Nulla di quanto trapelato sui giornali nei giorni scorsi – per esempio sul numero degli esuberi o dei siti destinati alla chiusura nei prossimi cinque anni – trova conferma ufficiale da parte dei vertici dell′azienda. Nemmeno un cenno nel comunicato diffuso nella serata di ieri. «La decisione sulla chiusura di impianti e sul taglio dei dipendenti sarà l'ultima a essere presa, dopo aver deciso come e quanto ridurre la produzione», ha spiegato uno dei responsabili della comunicazione di Volkswagen. Nel comunicato si accenna al fatto che «la gamma di modelli verrà gradualmente ridimensionata fino al 50% e si concentrerà sui segmenti di mercato più interessanti», mentre «la complessità dell′offerta – ad esempio il numero di possibili opzioni di allestimento – verrà ridotta fino al 75%». Che cosa significhi, nel dettaglio, è difficile da capire. Per i sindacati, comunque, non è sufficiente. La critica di fondo delle parti sociali è che la dirigenza prospetta obiettivi – come la decisione di produrre complessivamente nove milioni di veicoli nel gruppo – ma non indica come e con quali capacità produttive intenda raggiungerli. Secondo il resoconto dell′osservatore anonimo citato dalla Süddeutsche Zeitung, Oliver Blume in riunione «è partito con un salto da tigre e si è trasformato ancora in volo in un tappetino scendiletto. Ora vediamo come atterrerà. Forse come un peluche». Ironia a parte, il momento è critico. «Il modo in cui il consiglio di amministrazione si sta rapportando ai dipendenti ha raggiunto un livello di mancanza di rispetto senza precedenti», ha dichiarato Daniela Cavallo, presidente dell′organismo che riunisce i consigli di fabbrica del gruppo Volkswagen. «È irresponsabile lasciare i dipendenti nell′incertezza e mandarli così in ferie», prosegue la rappresentante dei lavoratori. Se Blume non dovesse dare seguito alla richiesta di chiarezza, la minaccia di Cavallo è quella di convocare, dopo la pausa estiva, assemblee straordinarie dei lavoratori del gruppo e chiamare il management a rendere conto pubblicamente del proprio operato. Ma puntare i riflettori sulla vicenda e alimentare l′escalation non conviene a nessuno. Intanto anche i lavoratori di Ducati e Lamborghini, i marchi italiani del gruppo Audi-Volkswagen, rivendicano di essere coinvolti nelle decisioni. «Non è possibile pensare che le rappresentanze aziendali delle lavoratrici e dei lavoratori dei siti italiani e le organizzazioni sindacali siano semplici spettatrici», si legge in una nota della Fiom-Cgil. A voler restare spettatore, invece, è il Governo tedesco. «Siamo pienamente consapevoli che l′industria automobilistica è un settore chiave per la Germania», ha affermato un portavoce del Ministero dell′Economia. «L'eventuale riduzione dei posti di lavoro e le possibili decisioni sugli stabilimenti di Volkswagen rappresentano un ulteriore segnale del profondo cambiamento strutturale che sta attraversando l′industria automobilistica tedesca», prosegue. «Ma crediamo che ogni azienda debba assumersi la responsabilità nei confronti delle proprie lavoratrici e dei propri lavoratori quando prende decisioni strategiche». Nessuna ingerenza, quindi.
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