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Rinvii coatti: cartellino giallo per la Svizzera

18/07/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
Persone affette da gravi malattie psichiche prelevate per essere rimpatriate con la forza, talvolta prese direttamente dai letti dei reparti psichiatrici.   Pazienti a rischio di suicidio senza la certezza di poter proseguire le cure una volta arrivati nel paese di destinazione. Bambini sottoposti a perquisizioni corporali o presi a carico senza avere accanto i genitori durante le procedure di rimpatrio.   Sono alcune delle situazioni documentate dalla Commissione nazionale per la prevenzione della tortura (CNPT), che nel rapporto pubblicato oggi lancia un richiamo alle autorità svizzere: le persone più vulnerabili devono essere meglio protette durante i rinvii coatti. In quei voli che avvengono in un cielo non terso e aprono tanti interrogativi su che cosa sia se non umano, lecito in uno Stato di diritto.   Il documento, che riassume il monitoraggio svolto nel corso del 2025, non mette in discussione il principio dell’esecuzione delle decisioni di allontanamento. La critica non si spinge politicamente a questo punto, ma la Commissione richiama a un principio fondamentale: anche quando lo Stato esercita un potere coercitivo, la dignità della persona deve rimanere al centro, soprattutto quando si tratta di individui fragili, segnati da una malattia o da una condizione di particolare vulnerabilità.   Il nodo delle malattie psichiche È proprio sulla gestione delle persone affette da disturbi psichici che emergono le criticità più importanti. Secondo la CNPT, la valutazione dell’idoneità al trasporto viene spesso effettuata soltanto sulla base di dati spesso incompleti o non aggiornati. Perché incompleti? Nelle valutazioni mancano criteri definiti e uniformi per stabilire quando una persona con una grave patologia psichica può essere sottoposta a un rimpatrio forzato senza correre rischi per la propria salute.   Durante il periodo osservato, il 2025, la Commissione ha assistito anche a rinvii coatti di persone affette da gravi malattie psichiche, in alcuni casi provenienti direttamente da trattamenti psichiatrici stazionari. Situazioni particolarmente delicate, perché il trasferimento forzato può rappresentare un ulteriore elemento di destabilizzazione e aggravare condizioni già compromesse. La raccomandazione della CNPT è chiara: occorre rinunciare ai rinvii coatti delle persone sottoposte a trattamento psichiatrico ospedaliero e di coloro che, a causa di una malattia di questo tipo, non sono in grado di controllare volontariamente il proprio comportamento.   La continuità delle cure Un altro punto lacunoso riguarda la presa a carico medica. La Commissione rileva che non sempre viene garantito un accompagnamento sanitario adeguato con la disponibilità dei farmaci necessari e un collegamento efficace con i servizi del paese di destinazione. E questo non è un elemento da poco: per persone affette da gravi disturbi psichici o esposte a un rischio di suicidio, interrompere un percorso terapeutico può avere conseguenze molto serie. Per questo la CNPT sottolinea la necessità di un’assistenza medica durante il trasferimento, di un affidamento sanitario all’arrivo e di indicazioni concrete per la continuazione delle cure. In assenza di tali garanzie, la Commissione considera inammissibile il rimpatrio coatto delle persone che rientrano in queste casistiche.   Le criticità sui minori Nel rapporto la CNPT riconosce anche aspetti positivi: nel complesso, il comportamento degli agenti di scorta della polizia nei confronti delle persone sottoposte a rinvio coatto è stato giudicato «professionale e rispettoso». Restano tuttavia alcune pratiche problematiche dal punto di vista dei diritti umani. Tra queste vengono citate immobilizzazioni preventive, il rifiuto di autorizzare chiamate telefoniche e l’assenza di traduzioni professionali, elementi che possono aumentare il senso di disorientamento e di vulnerabilità delle persone coinvolte. E che sollevano interrogativi su ciò che si definisce tortura.   Particolare attenzione viene riservata alle famiglie e ai bambini. Nonostante alcuni miglioramenti, la Commissione continua a osservare situazioni discutibili: minori presi a carico senza i genitori, interventi effettuati durante la notte, perquisizioni corporali e misure coercitive applicate anche nei confronti di bambini.   Richiamo ai diritti umani Il rapporto assume un significato particolare perché proviene dall’organismo indipendente incaricato di prevenire trattamenti disumani o degradanti.  Il richiamo della Commissione ricorda che dietro ogni procedura amministrativa ci sono persone, spesso in condizioni di estrema fragilità. L’obiettivo delle raccomandazioni non è – come magari a qualcuno verrebbe da gridare
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