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Il Mediterraneo è un brodo sempre più caldo
Mercoledì 5 agosto, verso le 16:00, una boa oceanografica al largo di Sa Dragonera, a Maiorca, segnava 33°C: un numero senza precedenti per il Mar Mediterraneo, abituato in estate a una temperatura media fra i 25 e i 26 gradi. Non va meglio nelle acque italiane, che qualche giorno dopo – l'8 agosto – hanno sfiorato i 31°C al largo di Agropoli, in Campania.
Roberto Danovaro, professore all'Università Politecnica delle Marche, spiega che «31°C è il livello soglia oltre il quale molti organismi possono mostrare sofferenza o addirittura mortalità, che si associa di solito a una brusca diminuzione dell'ossigeno disciolto in acqua. In queste condizioni siamo praticamente al livello di allarme: un aumento delle temperature con questa velocità potrebbe mettere in seria crisi molti ecosistemi costieri italiani».
Già a giugno le mappe di Copernicus avevano segnalato temperature superficiali, tra il Mar Ligure e il Tirreno, più elevate di sei gradi rispetto alla media: acque più calde favoriscono la diffusione di specie aliene, migranti da aree tropicali; fioriscono poi la fioritura delle alghe – che hanno fatto diventare verde il Mar Adriatico – mentre l'allevamento di mitili e il comparto della pesca vanno in crisi. Senza ricambi d'acqua fresca dall'Atlantico, il Mediterraneo è diventato un enorme serbatoio di calore: «finché persiste l’alta pressione non si verificano particolari conseguenze» spiega il meteorologo Federico Grazzini a Repubblica, «ma quando arriveranno vento e aria più fresca», con un mare così caldo, «potremo avvertire gli effetti dell’energia accumulata»: che significa eventi climatici estremi.
In meteorologia si chiama infatti “goccia fredda” o “dana” (acronimo di Depresión Aislada en Niveles Altos) il fenomeno per cui un fronte di aria polare fredda, che si muove lentamente sull'Europa occidentale in alta quota, si scontra con l'aria più calda e umida del Mediterraneo generando forti tempeste, soprattutto lungo le aree costiere, dove in poche ore si possono rovesciare quantitativi di pioggia pari a quelli di intere settimane, provocando alluvioni lampo.
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