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Il caldo non è democratico. Ecco perché a Barriera Milano si soffre di più

23/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕
Il caldo non è democratico. O meglio: fa caldo per i ricchi e per i poveri, per i giovani e gli anziani, ma i poveri quasi sempre non hanno modo di sfuggire all’afa e alla calura. E non è una questione di comfort, di agio: è questione di salvarsi la pelle. Ma nei quartieri poveri, e spesso anche più anziani, questo non è concesso. Dopo la soglia di povertà, quindi, ecco la “soglia di raffrescamento”, che per alcuni è un miraggio. Lo dice la ricerca di Legambiente: in estate, a Torino, il 65% dei quartieri ha registrato una temperatura media diurna al suolo superiore ai 40°. A Barriera di Milano si sono raggiunti 42,6°. Cui aggiungere un indice di povertà energetica elevato elaborato da RSE, pari a 0,64, e un indice di disagio socioeconomico calcolato da Istat pari a 102,6, superiore alla base comunale fissata a 100. In pratica, non ci si può permettere un climatizzatore, dice il dato nudo e crudo. E la corsa delle bollette aiuterà sempre meno. Le nostre città non sono a misura delle nuove stagioni: in troppe aree, come le periferie, mancano quelle “oasi” che consentano l’abbassamento delle temperature medie. E non è solo questione di parchi o aree verdi: le città moderne dovrebbero forse prevedere asfalti chiari, isolamenti termici per le abitazioni - e torniamo al concetto di chi può permetterselo -, magari anche qualche fontanella in più o, in certe aree, nebulizzatori d’acqua come accade in altre metropoli, anche senza andare negli Emirati (a Madrid per esempio ci sono). Di questo, però, si trova poca traccia nei moderni piani regolatori fatti di soli grattacieli o isole pedonali. Ci si penserà in futuro? Più probabile che si finisca come la metropolitana-forno di Torino, la cui colpa è di essere stata progettata troppi anni fa.
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