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La Piazza

09/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹
di Gianni Fabbri GERARCHIA DELLE ONDE: Chi controlla gli stretti controlla i mari. Chi controlla i mari controlla il mondo. La lezione angloamericana e la sfida cinese. Questo il titolo del Numero 7/2019 della Rivista Italiana di Geopolitica LIMES, che sia nell'Editoriale che nei diversi articoli affronta questo tema, e più che mai attuale con quello che succede nello stretto di Hormuz, e anche in quello di Bab el-Mandeb controllato dai ribelli Houthi dello Yemen, stretto che è praticamente la porta del Canale di Suez e del Mediterraneo. Più che mai attuali tant’è…. L’ultimo numero di Limes (7/2026) titola “Gli stretti indispensabili”, perché la nuova fiammata del conflitto USA vs Iran porta di nuovo alla ribalta fragilità unita alla indispensabilità degli esigui tratti di mare, noti come ‘choke-point’ o ‘colli di bottiglia’, che connettono fra loro mari e oceani, da cui dipendono la prosperità mondiale. Ne abbiamo un chiaro esempio con la crisi energetica mondiale determinata dalla parziale chiusura dello stretto di Hormuz. Per questa ragione chi scrive ha deciso di riproporre lo scritto fatto allora, nel 2019, scritto di estrema attualità. I signori degli oceani: si ripropone la sfida tra USA e Cina per l’egemonia sui mari. La storia nel corso dei millenni fino ai tempi moderni, per arrivare ai giorni nostri, ha ampiamente dimostrato che chi domina sui mari, controlla traffici e commerci, governa i mercati e detiene il potere economico, conseguentemente anche quello politico. Così è stato fin dall'epoca dei Fenici, i primi grandi navigatori. Poi con Roma che domino' in tutto il Mediterraneo, estendendo il proprio dominio alla Britannia e, nel Continente, nei territori del Nord dal Fiume Reno alle foci del Danubio. Tocco' successivamente alla Repubbliche Marinare di Genova e Venezia dominare incontrastate sul Mediterraneo per alcuni secoli, ...togliendo spazio e storia agli Ottomani dell'Impero Turco. Ci sarebbe stata la "Rivoluzione Industriale" in Inghilterra se nei secoli XVI e XVII in cui si affermò il Mercantilismo la flotta di sua Maestà Britannica - comprese le navi "corsare" come quelle di Sir Francis Drake -, non avesse dominato sugli Oceani, primeggiando prima sulla "Invincibile Armada" spagnola, poi sulle flotte napoleoniche e olandesi? La "loro" Guerra gli Americani, dopo Pearl Harbor, non l'hanno combattuta e vinta nel Pacifico? "Il mare non è piatto. Esiste una gerarchia delle onde. Senza il prevalere sulle acque non si può ambire all'egemonia sulle terre. Nessuna potenza e' solida se trascura la sua dimensione liquida" Così apre l'Editoriale di LIMES, che continua affermando: "L'impero continentale classico appartiene al passato. Condizione della supremazia e' oggi il governo dei mari... L'Oceano Mondo, inabitabile per definizione, copre il 70% della superficie planetaria e tocca abissi inesplorati. Sovrano e' chi ne vigila gli snodi strategici. Gli stretti..." Sui mari viaggiano il 90% delle merci e lavorano circa 56 milioni di persone, eppure ne sappiamo poco. L'oceano è un luogo privo di leggi: l'ultimo Far West, dove vengono compiuti crimini e nefandezze di cui nessuno parla nessuno scrive. Del mare, dei suoi traffici, non sappiamo quasi niente. I reportage sono rari, a parte qualche articolo di 'colore' sui pirati somali, oppure qualche servizio, ancorché raro, sui disastri petroliferi, veri disastri ecologici. Eppure i mari sono un turbinio di 'genti di mare': schiavi, ladri di relitti, mercenari, balenieri ribelli, ambientalisti, scaricatori clandestini di petrolio, agenti di riscossione crediti, brokers, pescatori di frodo, marinai abbandonati e passeggeri clandestini lasciati alla deriva. Un'umanità ignota e disperata, protagonista di storie inimmaginabili che farebbero la fortuna di un 'novello' Jack London. L'oceano è l'ultimo luogo della terra rimasto "fuorilegge" innanzitutto per la sua vastità, poi perché, alcune zone a parte, è di tutti e quindi di nessuno (!). Nei rari casi in cui le leggi ci sono, nessuno le fa rispettare. Inoltre, chi in mare subisce un danno non è in grado in genere di assumere avvocati, ricorrere a compagnie di assicurazione, o di rivolgersi alle autorità governative. Ci sono molti vantaggi, per tutti, a lasciare l'oceano fuorilegge. È molto più economico spostare le merci via mare che per via aerea. In mare si possono svolgere facilmente attività illegali, come affondarvi vecchie 'carrette' con rifiuti tossici, o addirittura smantellare nel fondo dell'oceano mare interi arsenali di armi chimiche e scorie radioattive di centrali nucleari; in mare si può pescare di frodo, trafficare in armi, in clandestini, e... via elencare. I governi dovrebbero rendersi conto che l'OCEANO non è diverso dallo spazio aereo e da quello terrestre. Ci dovrebbero essere più regole, ma chi deve disporre queste regole, e, soprattutto, chi le deve far rispettare? Oceano, il più vecchio dei Tit
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