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La Voce dei Berici
Dopo anni di sostanziale stallo, torna a muoversi il progetto del primo stralcio della tangenziale nord di Vicenza. Si tratta di un tratto di appena 1,6 chilometri, destinato a collegare Strada Pasubio con la base militare americana Del Din. Non l'intera tangenziale prevista negli anni scorsi, ma una "bretellina" che consentirebbe un secondo accesso alla base.
Entro la fine di luglio Anas dovrebbe trasmettere le risposte alle osservazioni presentate negli ultimi anni da Comune di Vicenza, Regione Veneto e Autorità di Bacino. Successivamente gli enti avranno 30 giorni, nel mese di agosto, per formulare eventuali nuove osservazioni.
Sul tavolo restano questioni delicate: il rischio idraulico, la tutela del sito Unesco e le richieste di maggiore coinvolgimento della cittadinanza.
Il progetto
L'obiettivo dell'opera è garantire un collegamento rapido tra la base Del Din e la rete viaria principale. La struttura ospita circa 5 mila militari statunitensi, che devono poter raggiungere rapidamente la base aerea di Aviano.
Il progetto affonda le radici negli accordi del 2015, quando i Comuni di Vicenza e Caldogno individuarono questo primo tratto come compensazione per la realizzazione della base nell'ex aeroporto Dal Molin.
La strada partirebbe dall'attuale intersezione con la SP46, supererebbe il torrente Orolo, attraverserebbe la strada comunale di Lobia mediante una rotatoria e terminerebbe con una seconda rotatoria a ovest della base. Da qui un ulteriore tratto, comprensivo di un ponte sul Bacchiglione, consentirebbe il collegamento diretto con Del Din.
Le obiezioni sul sito Unesco
Già nel 2021 il Comune di Vicenza chiese che il progetto fosse accompagnato da una Heritage Impact Assessment (HIA), la valutazione prevista per gli interventi che possono incidere su un sito Patrimonio mondiale Unesco.
Richiesta condivisa anche dal Ministero della Cultura, mentre il World Heritage Centre dell'Unesco ha successivamente ribadito le proprie perplessità sul collegamento con la base americana.
Nel 2025 Anas ha quindi presentato uno studio HIA di oltre 200 pagine, secondo il quale l'intervento sarebbe compatibile con la tutela del sito, purché vengano rispettate le misure di mitigazione previste. Lo studio sostiene infatti che non emergano impatti diretti significativi sul valore universale del patrimonio, mentre gli effetti sul paesaggio circostante sarebbero contenuti e gestibili.
Le criticità sollevate dagli enti
Il Comune di Vicenza ha però espresso numerose riserve, chiedendo una presentazione pubblica del progetto e segnalando criticità legate al rischio idraulico, al consumo di suolo, alla viabilità e alla gestione futura dell'infrastruttura.
Anche il Comune di Caldogno ha presentato osservazioni.
Particolarmente severo il parere dell'Autorità di Bacino delle Alpi Orientali, che ha giudicato non adeguata la relazione idraulica, chiedendo ulteriori verifiche sulla compatibilità dell'opera con il Piano di gestione del rischio alluvioni. In assenza della documentazione richiesta, il parere dell'Autorità sarebbe da considerarsi non favorevole.
A fine maggio Anas ha annunciato nuove integrazioni, che dovrebbero essere trasmesse entro la fine di luglio.
Le voci della comunità
Tra i cittadini che hanno presentato osservazioni figura Giovanni Marangoni, del Coordinamento Cristiani per la Pace.
Secondo Marangoni lo studio HIA non dimostrerebbe adeguatamente le competenze del gruppo che lo ha redatto e manca un reale coinvolgimento della cittadinanza. Richiama inoltre le notizie pubblicate dalla stampa statunitense, secondo cui l'apertura del cantiere potrebbe avvenire entro dicembre 2026.
Sulla stessa linea anche Lucio Turra, direttore della Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Vicenza, che chiede un confronto pubblico e trasparente.
«Se il progetto è in una fase avanzata – osserva – è ancora più necessario coinvolgere la cittadinanza. La base esiste e di questo dobbiamo prendere atto. Ma proprio per questo è indispensabile creare occasioni di dialogo e condivisione delle scelte».
Andrea Alba
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