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Una nazione bagnata di sangue

21/07/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
Questo volumetto raccoglie le riflessioni critiche dell'autore (intervallate dalle foto di Spencer Ostrander, che ritraggono i luoghi di alcune sparatorie) su un tema molto dibattuto, ovvero la vendita, la distribuzione e la più o meno libera circolazione delle armi da fuoco negli Stati Uniti. Ragionamenti in cui la sua storia personale e famigliare finisce per sovrapporsi a quella della nazione. Le domande di Auster lo portano a chiedersi perché gli USA siano il paese più violento del mondo, analizzandone le origini e la crescita, per arrivare fino ad oggi. Fin dagli albori, dalla comparsa dei primi insediamenti sulla costa orientale, l'azione dei coloni per far valere le loro ragioni di conquista e mantenimento dei fertili e promettenti spazi sconfinati che gli si aprivano di fronte, si è avvalsa dell'uso di fucili, imbracciati per combattere in modo energico, a volte tragicamente definitivo, i nemici di turno. Prima i francesi, quando ancora gli anglofoni erano sudditi della corona; quindi gli inglesi durante la guerra d'indipendenza; infine i nativi, con il loro quasi totale annientamento. Passando per la sottomissione degli schiavi, con le pistole pronte a far fuoco al minimo accenno di rivolta. Il controllo delle armi negli Stati Uniti è un tema molto sentito, soprattutto considerando le cifre spaventose relative alle sparatorie, alle uccisioni, ai feriti gravi, con tutto quello che ogni evento si porta dietro anche in chi resta: famiglie distrutte, bambini orfani, comunità atterrite. I numeri dei morti ammazzati fanno impallidire qualsiasi statistica delle altre nazioni occidentali. Eppure, pare che poco si possa fare per affrontare in modo definitivo il problema, quando le libertà individuali sono la priorità da salvaguardare, storicamente e culturalmente. Tra queste il diritto a possedere e portare armi, recitato nel controverso secondo emendamento della Carta dei Diritti. Nato per garantire la tutela delle milizie dei singoli stati in attesa dell'istituzione di un esercito nazionale, è divenuto col tempo materia di dibattito e oggetto di storiche sentenze, anche da parte della Corte Suprema, giudice di ultima istanza nei casi dibattuti nei tribunali federali e in quelli locali quando si occupano di diritto federale. Nonostante le possibilità che hanno i singoli stati e il governo centrale di applicare restrizioni, siamo ben lontani da un divieto generalizzato di vendita e porto d'armi.  
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