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Super-bici e rider: regolamentare o rendere il mezzo non conveniente?
La nuova revisione del Codice della strada allo studio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti mette nel mirino anche le cosiddette “super-bici”, i cicli a propulsione utilizzati in particolare dai rider. Tra le ipotesi presentate c’è l'introduzione dell'obbligo di casco e contrassegno.
È un intervento che parte da un problema reale. Ma proprio per questo vale la pena chiedersi se la soluzione individuata sia quella più efficace.
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Le biciclette elettriche utilizzate da alcuni rider non sono necessariamente biciclette a pedalata assistita nel senso previsto dalla normativa europea. Il confine della normale EPAC è noto: assistenza fino a 25 km/h e potenza nominale continua non superiore a 250 W. Una bici che continua ad assistere oltre i 25 km/h esce da quella definizione e deve essere ricondotta a un'altra categoria normativa che, tutt’oggi, è quella definita dall’art. 52 del Codice della Strada, quello relativo ai motorini.
Questo significa che una parte delle cosiddette “bici potenziate”, se realmente supera quei limiti, non ha bisogno di una nuova definizione per diventare improvvisamente qualcosa di diverso da una bicicletta. La questione è piuttosto capire come deve essere classificata, controllata e sanzionata e se si voglia definire una nuova categoria di veicoli al momento non prevista dalla legge.
Ed è qui che nasce un primo dubbio.
Se un veicolo non rispetta già i requisiti per essere considerato una bicicletta, quanto è necessario creare una nuova categoria e quanto, invece, sarebbe sufficiente applicare correttamente le categorie che già esistono?
Non è una distinzione soltanto teorica. Perché una nuova categoria porta inevitabilmente con sé nuovi requisiti. E questi requisiti possono significare identificazione del mezzo, assicurazione, dotazioni obbligatorie e costi amministrativi. Un quadro che già cambia le cose e si fa foriero di tanti pensieri.
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Il nostro articolo, di qualche mese fa, oggi potrebbe apparire "profetico", ma avevamo intercettato quello di cui si sta parlando ora.
Il problema è europeo
La questione diventa ancora più interessante guardando a quello che sta succedendo a livello europeo.
LEVA-EU (associazione di categoria europea che rappresenta esclusivamente il settore dei veicoli elettrici leggeri ) lavora da tempo alla costruzione di un quadro specifico per i Light Electric Vehicles. La sua posizione parte proprio dalla constatazione che il sistema attuale non riesce a descrivere bene tutta la varietà dei veicoli elettrici leggeri nati negli ultimi anni.
Per LEVA-EU, per esempio, il limite dei 250 W crea un problema quando una bicicletta rimane limitata a 25 km/h ma dispone di un motore più potente. L'associazione considera poco razionale far scattare per questi veicoli il regime di type approval previsto per la categoria L1e-A, pensato per veicoli di natura diversa.
Per i veicoli più veloci il discorso cambia ancora. La proposta europea di LEVA-EU immagina un sistema specifico per i LEV, con categorie e limiti di velocità da definire, arrivando a considerare anche veicoli nella fascia 45-50 km/h. Non significa trasformare una bicicletta in un ciclomotore senza regole: significa, al contrario, provare a costruire una disciplina tecnica adatta a veicoli che stanno nel mezzo tra bicicletta tradizionale e veicolo a motore.
È una differenza importante, perché individua un buco normativo definito negli ultimi anni. Appare esagerato definire tutti i veicoli elettrici a pedali che vanno oltre i 25 chilometri orari nell’assistenza alla pedalata come ciclomotori ma, al tempo stesso, si sente l’esigenza di una regolamentazione diversa dalla definizione di velocipede.
Una domanda che viene logicamente è: perché il legislatore italiano sente il motivo di darsi da farea modo suo senza prendere in considerazione quanto già si sta ragionando di fare in Europa. Al momento non abbiamo trovato alcun riferimento della nuova idea tirata fuori dagli uffici del Mit al lavoro che si sta svolgendo in Europa.
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Il rischio dell'effetto monopattino
E poi c’è un ragionamento che è impossibile da non considerare in Italia alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi.
Se una nuova categoria viene costruita imponendo al mezzo una serie di costi e adempimenti, il suo vantaggio economico finisce col ridursi. È quello che abbiamo già visto accadere, almeno come dinamica normativa, con i monopattini: un mezzo nato come soluzione semplice e relativamente economica viene progressivamente sottoposto a nuovi obblighi.
Con le super-bici dei rider potrebbe succedere qualcosa di analogo facendo diventare il mezzo non più conveniente. Soprattutto la domanda è: quei veicoli palesemente modificati non sottostanno ad alcuna regola di sicurezza. Anche define
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