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Chiuso un allevamento di suini alle porte di Solomeo

25/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 ⚠️
Poco meno di due anni fa la Regione Umbria, sulla base di un’istruttoria di Arpa, aveva ordinato la chiusura di un allevamento di maiali che si trova al confine del territorio comunale di Magione, a ridosso di quello di Corciano, molto vicino a Solomeo. La società agricola aveva impugnato la determina della Regione e si era rivolta al Tar, che però le aveva dato torto, confermando invece la bontà dell’impianto istruttorio che aveva portato alla decisione della chiusura. Dopo il Tar la società agricola si è rivolta al Consiglio di Stato per chiedere il ribaltamento della prima sentenza. In questo frangente si è costituito in giudizio anche la Brunello Cucinelli spa e la Castello di Solomeo, sempre di proprietà di Cucinelli. Per un motivo molto semplice: gli allevamenti non si trovano nel territorio comunale di Corciano, ma le problematiche ambientali causate da 2.400 suini a (troppa) poca distanza dal borgo del cachemire erano un problema vero e proprio. Tant’è che, secondo quanto emerso, Cucinelli non sarebbe l’unico ad aver avuto da ridire per questi allevamenti. Risulta infatti che già la piccola comunità di Vignaia, in passato, avesse tentato di far ascoltare la voce dei residenti, costretti a vivere circondati da quell’odore nauseabondo. Ad ogni modo, anche il Consiglio di Stato ha dato torto alla Società Agricola del Trasimeno rafforzando ulteriormente la legittimità della delibera regionale in forza della quale, a questo punto entro 180 giorni (come previsto per legge), gli allevamenti dovranno essere chiusi. Alla base della decisione della Regione, arrivata dopo una approfondita istruttoria di Arpa, c’era un elemento confermato già in due gradi di giustizia amministrativa: quella società è gestita in assenza ai Aia (autorizzazione integrata ambientale) anche se dovrebbe averne una. L’Aia - e dunque le più stringenti regole che la caratterizzano - non è prevista per allevamenti che abbiano meno di 2.000 capi. In questo caso, il motivo del contendere era tutto nella divisione delle stalle. Formale per Arpa, Regione, Tar e Consiglio di Stato. Sostanziale per la società che ha cercato in ogni modo di resistere alla decisione delle autorità regionali. A supporto della decisione, il Consiglio di Stato, nella sentenza depositata nei giorni scorsi e anticipata ieri da Il Fatto quotidiano, ha riportato una serie di elementi ritenuti oggettivi, tra i quali, l’esistenza di un’unica cella frigorifera, di una viabilità interna e di un unico proprietario delle due stalle che in totale ospitano 2.400 suini. Per i giudici dunque, tra i due allevamenti c’era un “collegamento funzionale” e la decisione della Regione di ordinare la chiusura dell’attività è più che fondata. Ipoteticamente, nulla vieterebbe alla società di ripartire dalla richiesta dell’Aia e poi eventualmente riaprire, ma intanto, con soddisfazione dei vicini, più o meno illustri, l’allevamento deve chiudere i battenti.
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