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Banco Bpm propone l’aggregazione a Mps. La contromossa di Intesa, riunito il Cda
Una domenica di fuoco per il risiko bancario italiano, che è tornato ad infiammarsi prima di quanto si prevedesse. Mentre nel primo pomeriggio il consiglio di amministrazione di Banco Bpm deliberava all'unanimità di avanzare una proposta di fusione a Monte dei Paschi di Siena, poche ore dopo il Financial Times rivelava che Intesa Sanpaolo starebbe preparando una mossa “to gatecrash”, letteralmente “per piombare, intromettersi” nell'operazione. Secondo cinque fonti citate dal quotidiano della City, la prima banca italiana starebbe definendo con Bper un'offerta concorrente su Mps che, se confermata, cambierebbe radicalmente l'intera partita. La struttura ipotizzata dal Financial Times sarebbe quella di uno smembramento: a Bper andrebbe la rete bancaria tradizionale di Mps – che per questioni di Antitrust Intesa non potrebbe tenere per sé –, mentre a Intesa andrebbero Mediobanca e, di conseguenza, la quota del 13% che Mps ha acquisito in Assicurazioni Generali. Ed è proprio qui il punto: sembra essere Generali il vero oggetto del desiderio di questa partita, il premio nascosto che muove i pezzi sulla scacchiera — e che spiega la decisione di Carlo Messina di entrare a gamba tesa su un'operazione già avviata da altri, stravolgendo gli scenari prospettati per Siena. Si tratta, per ora, di un'architettura ancora da verificare: all’ora in cui scriviamo è in corso il Cda di Intesa Sanpaolo, ma nulla di concreto è ancora emerso. Intanto anche Unipol si è riunita in Cda: si delineano quindi i protagonisti dell’operazione ma è probabile che i termini dell’offerta emergano solo domattina, prima dell’apertura dei mercati. Ma andiamo con ordine. Il pomeriggio si era aperto con un comunicato di Banco Bpm, che Mps per ora non ha commentato, preferendo attendere il consiglio di amministrazione che si riunirà proprio lunedì 8 giugno, per una prima valutazione formale di quanto arrivato sul tavolo — a partire dall'offerta di Banco Bpm, ma ora potenzialmente anche da un'eventuale proposta concorrente di Intesa. Ciò a cui punta Banco Bpm è la creazione di un gruppo che, a prezzi di mercato del 5 giugno, varrebbe oltre 50 miliardi di euro in Borsa, diventando il secondo polo bancario nazionale per dimensioni – davanti a UniCredit – in termini di finanziamenti alla clientela e depositi. La formula scelta è quella del “merger of equals”, la fusione tra pari, e i numeri messi sul tavolo sono precisi e ambiziosi. Le sinergie stimate a regime superano 1,1 miliardi di euro al lordo delle imposte: oltre 650 milioni da risparmi di costo e oltre 450 milioni da incremento dei ricavi, di cui circa 250 milioni attesi dalle reti commerciali e circa 200 milioni dall'ottimizzazione delle fabbriche prodotto. La creazione di valore netta è prevista ad almeno 5,5 miliardi, al netto di costi di integrazione stimati in circa 1,1 miliardi lordi. Il Cet1 ratio pro-forma del gruppo combinato si attesterebbe attorno al 15%, senza contare i potenziali benefici derivanti dall'eventuale estensione del cosiddetto Danish Compromise alla partecipazione che Mps detiene in Generali. La crescita degli utili per azione è stimata a doppia cifra — oltre il 10% — e la generazione di utile netto a regime arriverebbe a circa 6 miliardi di euro, con una forte generazione organica di capitale e una capacità distributiva superiore a quella prevista dai piani stand-alone. Il comunicato sottolinea anche il beneficio di scala: la nuova entità raggiungerebbe le dimensioni necessarie a sostenere gli investimenti tecnologici per competere con i grandi operatori internazionali e i nuovi player digitali, rafforzando il posizionamento nel mercato dei capitali. Sul fronte delle fabbriche prodotto, il testo fa esplicito riferimento alla partecipazione in Generali come elemento capace di «ampliare il perimetro delle opzioni strategiche». È un dettaglio che non è passato inosservato: citare la quota Generali in un comunicato di questo tipo significa portare già al tavolo un asset che formalmente appartiene a Mps, anticipando una discussione che riguarda una terza società quotata con la propria governance e i propri azionisti. Al di là della cronaca, tra chi segue da vicino le due banche c'è chi sostiene che Lovaglio e Castagna fossero già, sostanzialmente, d'accordo sul principio dell'operazione: il comunicato di ieri non avrebbe segnato l'inizio di una trattativa, ma la formalizzazione pubblica di un'intesa già raggiunta. In ogni caso ci sarebbe stato da definire il «come» mettere a terra l’aggregazione, a partire dal concambio, che con Mps che capitalizza più di Banco Bpm rimaneva un'equazione tutt'altro che banale. Ma la mossa di Intesa, se confermata, trasforma completamente lo scenario che sembrava prendere forma nelle ultime settimane e introduce un livello di complessità inedito. Non si tratta solo di una contromossa difensiva: entrare in una trattativa già avviata con un'offerta strutturata — e farlo in poche ore, nella stessa domenica — è un segnale di intenzionalità strate
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