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Dalla Nigeria alla laurea a Siena: “Dico grazie, qui ho realizzato un sogno”
“Indipendentemente da dove veniamo, i sogni possono diventare realtà”. Il 35enne nigeriano Augustine Chidera Oparah, neolaureato nel corso di laurea magistrale in Biodiversity, conservation and environmental quality, ha vissuto sabato una giornata da ricordare. E’ stato selezionato per essere tra i relatori nella grande festa del Graduation day in piazza del Campo, l’evento attraverso il quale sono stati celebrati tutti i laureati e le laureate dell’ultimo anno accademico. Quella di Augustine Chidera Oparah è una storia particolare, di resilienza, di forza di volontà, di grandissimo e tenace desiderio di raggiungere i propri obiettivi. E’ arrivato in Italia nel 2019, lo ha fatto seguendo i canoni dell’immigrazione regolare. Era già laureato in Biologia in Nigeria, al momento del suo arrivo nel Belpaese parlava però veramente a stento l’italiano. Sabato pomeriggio dal palco allestito nella conchiglia senese ha raccontato: “Il coraggio di partire, di mettersi in gioco, di non arrendersi mai può cambiare il corso della nostra vita. Come molti di noi, ho affrontato momenti di incertezza e difficoltà personali. Ma è proprio in quei momenti che ho imparato il valore della resilienza, della disciplina e della fiducia nel futuro”. La fiducia nel futuro traspare chiaramente anche oggi nelle sue parole. Pure adesso che, ottenuto il titolo di studio a Siena, Augustine (o Agostino, come è stato ribattezzato qui) ha già scelto di partire un’altra volta: ora la sua destinazione è il Canada, dove effettuerà un tirocinio all’Università di Winnipeg. Le iniziali difficoltà di ambientamento L’arrivo a Siena non fu semplice. Augustine inizialmente si dedicò a studi classici e umanistici, poi il richiamo delle materie scientifiche fu forte. Ma le maggiori problematiche le incontrò con la lingua, conoscendo assai poco l’italiano. La sua tenacia è evidente anche dal modo con cui oggi, a pochi anni di distanza, Agostino parla e comprende la lingua del Belpaese. “Arrivai senza conoscere nessuno - racconta. - Perché scelsi l’Italia? Ricordo che da bambino indossavo spesso una maglia azzurra della Nazionale italiana di calcio, quella immagine mi tornò alla mente quando lasciai la Nigeria. E poi ovviamente la storia, la cultura e la bellezza dell’Italia sono note in tutto il mondo. Volevo vedere questo Paese. C’erano varie opzioni di università: vivere a Roma sarebbe stato troppo caro per me, scelsi Siena per motivazioni economiche e anche per le dimensioni della città”. Don Doriano Carraro, parroco di Castellina Scalo, fu una delle prime persone che conobbe in Italia. “Quando arrivai - dice Augustine - non riuscivo a trovare un appartamento in affitto. Non era una situazione semplice, e io non parlavo bene l’italiano. Avvertivo un po’ di diffidenza. Fu una grande sfida, avevo molte difficoltà anche a comunicare. Alcuni studenti africani mi dissero di parlare con don Doriano, che mi accolse e mi dette ospitalità per alcune settimane. Fu proprio lui poi ad aiutarmi a trovare una sistemazione a Castellina Scalo. Sapevo che dovevo imparare la lingua il più rapidamente possibile, era un aspetto fondamentale per potermi integrare”. L’integrazione Oggi Augustine parla con un pizzico di malinconia di quei momenti. “A Castellina Scalo ho conosciuto una comunità. Ricordo quando mi organizzarono una festa a sorpresa per il mio compleanno: rimasi senza parole”. Negli anni ha studiato, e ha anche lavorato per sostenersi e per pagarsi gli studi. E’ anche tornato in Nigeria per un momento triste e luttuoso, la morte del padre. “Lui ha fatto veramente tanto per me”, dice con voce rotta dall’emozione. Il titolo di studio appena ottenuto ha un enorme significato. “Qui - dice Agostino - ho trovato molto più di un’università: ho trovato una comunità. Un luogo dove trasformare le sfide in forza e la determinazione in risultati. Desidero ringraziare l’Università di Siena, che per me è stata non solo un luogo di studio, ma una vera casa di crescita umana e intellettuale. Qui ho imparato non solo la scienza, ma anche il rispetto per il sapere, per la diversità e per la responsabilità verso la società. Mi sono innamorato del corso che ho seguito. E a Siena ho trovato una popolazione solare, come una luce che ti entra nel cuore”. [articlepreview id="453635" link="https://www.corrieredisiena.it/news/attualita/453635/siena-celebra-i-laureati-con-il-graduation-day.html"] Il futuro Quando ha parlato davanti ai colleghi laureati, Augustine ha pensato al futuro, a nuove sfide da vivere e da affrontare: “A tutti noi laureati voglio dire: questo non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. Portiamo nel mondo non solo ciò che abbiamo imparato, ma anche ciò che siamo diventati”. Augustine è atteso già oggi in Canada: “Non so cosa sarà del mio futuro - dice. - Sono aperto a tante possibilità. Mi piacerebbe rimanere nell’ambito accademico, magari con un dottorato. Vado avanti e vedrò ciò che la vita mi riserverà in futuro”.
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