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Scomparso il professor Paolo Pederzoli
Si è spento nella notte tra il 5 e il 6 agosto il professor Paolo Pederzoli, chirurgo e docente dell’Università di Verona, una delle figure più significative della medicina veronese. Pioniere della chirurgia pancreatica e maestro di intere generazioni di professionisti, ha contribuito in modo determinante a costruire il prestigio internazionale della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo e ha fondando l’Istituto del Pancreas di Verona.
Il professor Pederzoli è stato, inoltre, tra i fondatori del Lurm, Laboratorio universitario di ricerca medica dell’Università di Verona, e il suo ruolo è stato fondamentale nel favorire l’accesso dell’Ateneo e di Arc-Net all’International Cancer Genome Consortium (ICGC), una delle più importanti reti internazionali per la ricerca genomica sul cancro.
Grazie al suo impulso, l’Università di Verona ha potuto porre le basi e sviluppare una vera e propria filiera della ricerca sul pancreas, dall’anatomia patologica alla chirurgia, fino all’oncologia, secondo un approccio autenticamente multidisciplinare.
Con la sua visione scientifica e la capacità di creare collaborazioni di alto profilo, ha lasciato un’eredità professionale, accademica e umana di straordinario valore.
L’Ateneo vuole ricordarlo attraverso il contributo di colleghe e colleghi.
Paolo Pederzoli è stato un grande chirurgo, un professore universitario di straordinario valore e uno dei protagonisti della crescita della chirurgia pancreatica in Italia. Ha dedicato la sua vita ai pazienti, alla formazione dei giovani medici e alla ricerca, lasciando un segno profondo in tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrarlo.
Come docente, sapeva trasmettere molto più di conoscenze tecniche e scientifiche. Insegnava il rigore, il senso della responsabilità e l'importanza di non smettere mai di interrogarsi. Aveva la capacità di stimolare curiosità, passione e spirito critico, incoraggiando ciascuno a dare il meglio di sé.
Con studenti, collaboratori e colleghi era esigente, ma sempre disponibile. Sapeva guidare, sostenere e valorizzare le persone, condividendo generosamente la propria esperienza senza mai creare distanza. In molti hanno trovato in lui non solo un maestro, ma anche un punto di riferimento umano e professionale.
Nella ricerca vedeva uno strumento fondamentale per migliorare concretamente la cura dei pazienti. Credeva nella forza del confronto, nella collaborazione tra competenze diverse e nella capacità di innovare senza perdere di vista ciò che conta davvero: offrire ai malati le migliori opportunità di cura.
Sono anche testimone della sua straordinaria sensibilità nel rapporto con i pazienti. Sapeva ascoltare con attenzione, comprendere paure e aspettative anche quando non venivano espresse apertamente e comunicare con sincerità, senza mai far venir meno la speranza. Credo che chiunque lo abbia conosciuto conservi nella memoria il suo modo di essere presente, la sua voce rassicurante, i suoi gesti e le sue parole.
La sua eredità continua a vivere nelle persone che ha formato, nei pazienti che ha curato e in tutti coloro che hanno condiviso con lui un percorso di crescita professionale e umana. È questo il lascito più prezioso che ci consegna: continuare a credere, con la stessa passione e lo stesso impegno, nella medicina, nella ricerca e nelle persone.
Prof. Aldo Scarpa, docente di Anatomia patologica
Con profonda tristezza abbiamo appreso della scomparsa di Paolo Pederzoli, una figura di straordinario rilievo che ho avuto il privilegio di conoscere e di considerare un amico.
Sebbene di piccola statura, era un gigante della chirurgia pancreatica: un innovatore eccezionale che, nonostante i suoi straordinari successi, manteneva sempre una grande umiltà. Il suo approccio era diretto, ma sempre rispettoso nei confronti di chiunque incontrasse, pazienti e colleghi.
Trovava il tempo di spiegarmi aspetti fondamentali della chirurgia pancreatica, pur sapendo che non ero un chirurgo, perché comprendeva l'importanza che queste conoscenze potevano avere per il nostro lavoro nella biobanca di ricerca. Possedeva l'entusiasmo di un bambino e una profonda fiducia nei benefici che la ricerca avrebbe potuto portare ai suoi pazienti.
Ricordo bene il suo entusiasmo per la chirurgia robotica, di cui mi parlò a lungo durante un viaggio verso un convegno della FIMP. Quell'entusiasmo era una delle sue caratteristiche più contagiose: guardava sempre avanti, con curiosità e ottimismo.
Paolo Pederzoli si batté personalmente affinché ARC-Net e l'Università di Verona entrassero a far parte dell'International Cancer Genome Consortium (ICGC). Grazie al suo impegno, partecipiamo ancora oggi a questo importante progetto internazionale, contribuendo alla produzione di dati fondamentali per il progresso delle cure oncologiche, un'eredità che continuerà a generare valore negli anni a venire.
Mi mancherà profondamente. Sapeva illuminare anche le gi
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