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TRE MOSTRE DEL CAMPANIA TEATRO FESTIVAL AL PALAZZO REALE. -di Francesca Myriam Chiatto

26/07/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹
Con i tuoi occhiFotografie di Salvatore Liguori SiriaFotografie di Romeo Civilli Jazz – la pellicola del suonoFotografie di Salvatore Pastore Vico Mauriello, Palazzo Reale di Napoli
Le mostre sono aperte al pubblico dal 12 giugno al 12 luglio, dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 e il mercoledì dalle ore 19:00Le mostre fotografiche sono un’occasione per osservare luoghi, persone e oggetti con gli occhi del fotografo, ma anche con i nostri stessi occhi e per cogliere l’anima di ciò che c’è oltre lo scatto. In occasione del Campania Teatro Festival, tre mostre sono state inaugurate il 12 giugno e resteranno aperte e disponibili, gratuitamente, fino alla chiusura del festival, che sarà il giorno 12 luglio. Tutte e tre si trovano a Palazzo Reale e per chi non conoscesse bene i nomi delle varie aree di cui questo si compone, potrebbe sembrare a prima lettura che il Vico Mauriello dove sono esposte, sia una qualche stretta stradina adiacente al Palazzo stesso. E invece no. Si tratta di un vero e proprio “vicoletto” che collega il cortile centrale con il Cortile delle Carrozze ed è stato allestito in maniera scenica realizzando una strada a metà tra un teatro e un binario. Sì, perché appena si arriva si ha la sensazione di essere all’ingresso di un teatro oppure addirittura di salire su un palco, con due tende scure aperte come un sipario, ma man mano che si cammina sembra di fare un viaggio attraverso un binario, che potremmo giustamente definire il binario dei ricordi: una carrellata di foto di tutte e tre le mostre senza soluzione di continuità e con le spiegazioni sul fotografo e su cosa stiamo entrando ad osservare su dei pannelli murali che non fermano la prosecuzione delle esposizioni. Si comincia con Con i tuoi occhi, le cui foto appartengono al giovane Salvatore Liguori, scomparso troppo presto (all’età di 37 anni), napoletano dalla vita intensa anche se molto breve. Dai suoi scatti viene fuori una sensibilità profonda e autentica, vera, che emerge da differenti tipologie di foto che vediamo in spazi e atmosfere diverse, dagli spettacoli teatrali alle pellicole cinematografiche fino alle foto di strada di luoghi e angoli di Napoli che mostrano l’anima della città, cogliendo attimi in cui persone comuni svolgono gesti quotidiani e semplici, fino ad usanze particolarmente radicate nei vari quartieri come i panni che vengono stesi tra le case, da un balcone all’altro oppure le buste della spesa al mercato. Scatti in bianco e nero che nonostante questo rappresentano i colori napoletani e scatti a colori in cui osserviamo dietro le quinte o foto di scena e momenti di film iconici e attori famosi. Non soltanto quindi gesto tecnico e bravura estetica, ma una relazione con ciò che si osserva e con chi sta guardando per vedere davvero. Il titolo della mostra è pensato proprio affinché il pensiero e lo sguardo di Salvatore non si perdano con la sua scomparsa, ma continuino nel futuro attraverso tutti gli osservatori che dedicheranno anche soltanto un minuto del loro tempo per osservare, con i loro occhi, le fotografie di Salvatore Liguori, cogliendone le sue emozioni, impresse per sempre nelle stampe appese alle pareti. Siria è la seconda mostra che possiamo vedere ed è di Romeo Civilli. Come il titolo stesso ci fa capire, questa parte del viaggio raffigura volti devastati e distrutti nelle loro espressioni da 14 anni di guerra, che rappresentano a loro volta un paese e una popolazione intera privati di diritti umani e spesso anche della vita stessa. Sono tutti volti, singoli e non, persone che tentano di recuperare quella dignità di cui i conflitti privano appropriandosi almeno di un obiettivo che li inquadra e tenta di ridargli una personalità, una storia, nei primi giorni dopo la caduta del regime. Ciò che colpisce sono soprattutto gli occhi di queste persone di tutte le età: espressivi al massimo e fortemente narrativi, che immortalano perfettamente e con autenticità le emozioni contrastanti dei sopravvissuti, la sofferenza di chi ha combattuto e la liberazione di chi è uscito di prigione. Una forte analisi introspettiva attraversa quei visi e quegli sguardi e ci trasmette tutta la tenerezza dei bambini lavavetri, delle donne, degli uomini e degli anziani che hanno strappato la vita alla morte e la potenza di luoghi che tuttavia credono ancora che un futuro sia possibile e ci parlano della vita che resiste e ri – esiste. L’ultima carrellata di fotografie che incontriamo attraversando il binario del nostro viaggio semi – teatrale è quella che si intitola Jazz – la pellicola del suono, del fotografo Salvatore Pastore. La selezione racconta il jazz tra gli anni Novanta e i Duemila di artisti internazionali quali Pat Metheny o Michel Petrucciani, Chick Corea, ma anche tanti altri e della scena italiana come, solo per citarne un paio, Peppe Servillo e Fabrizio Bosso, protagonisti di spettacoli in teatri napoletani come il Palapartenope o l’Augusteo, ma anche live nei locali, nei club e nei festival, come ad esempio l
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