www.areaonline.ch
Il caldo è un rischio professionale: "Le regole vanno applicate"
Le temperature estreme non sono più un fenomeno eccezionale da affrontare quando arriva una canicola. Stanno diventando una condizione strutturale: lo dimostra l’esperienza di queste settimane vissuta sulla propria pelle da lavoratori e lavoratrici. L’appello di Unia, che nelle scorse settimane ha portato la denuncia sotto la “stecca del sole”, chiedendo al Cantone misure immediate per proteggere salute di chi lavora durante le ondate di calore, ha riportato al centro del dibattito una questione che riguarda l’intero sistema di prevenzione: come garantire una protezione efficace dei lavoratori in un contesto climatico profondamente cambiato? Per Davide Giunzioni, responsabile del Servizio di medicina del lavoro dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC), il problema non è soltanto meteorologico, ma riguarda il modo in cui il lavoro viene organizzato e la capacità di anticipare i rischi. «Un tema diventa nuovo finché non viene percepito come tale, anche se esisteva già. Mi sembra che oggi ci sia maggiore consapevolezza rispetto alla questione climatica» annota lo specialista. Ma la consapevolezza, da sola, non basta: occorre agire: «Il punto non è la singola giornata con temperature elevate, ma la durata dell’esposizione. Abbiamo estati più lunghe, periodi di caldo intenso più frequenti: l’organizzazione del lavoro deve adattarsi a una situazione che non è più temporanea». Una sfida che si inserisce anche nel nuovo ruolo assunto dalla medicina del lavoro all’interno dell’EOC, che dal 1° gennaio 2025 ha istituito un servizio per affrontare il tema, sottolineando l’importanza di questa specializzazione.La medicina del lavoro – ci spiega Giunzioni, che conduce il servizio – non si limita a intervenire quando emerge un problema di salute, ma ha un ruolo preventivo: accompagna le aziende nell’individuazione delle misure più appropriate per tutelare i lavoratori, tenendo conto delle specificità organizzative delle diverse realtà professionali. Un supporto concreto anche per le aziende private, chiamate a valutare i rischi professionali e ad adattare l’organizzazione del lavoro prima che si verifichino conseguenze sulla salute dei dipendenti. Da emergenza stagionale a rischio professionalePer anni il caldo è stato considerato soprattutto un disagio stagionale. Oggi viene riconosciuto come un potenziale rischio professionale: l’esposizione prolungata a temperature elevate può infatti compromettere la salute e contribuire al verificarsi di problemi gravi.«Bisogna essere pragmatici», annota Giunzioni. «Non possiamo eliminare il caldo, ma possiamo modificare il modo in cui lavoriamo: gli orari, le pause, l’organizzazione delle attività». Una risposta semplice in teoria, meno nella pratica, perché non tutte le aziende hanno la stessa capacità, volontà o preparazione nell’introdurre misure di protezione. Inoltre, molti settori hanno esigenze produttive che rendono più complessa una sospensione delle attività, ma questo non significa che non esistano margini di intervento. «Il problema è che spesso si interviene quando l’emergenza è già arrivata. La prevenzione dovrebbe invece partire prima, con una valutazione dei rischi e con misure pianificate» aggiunge il medico. Non solo cantieri a rischioLa discussione pubblica tende spesso a concentrarsi sui lavoratori all’aperto, ma il rischio riguarda molti altri settori professionali.«Chi lavora all’esterno è sicuramente esposto, ma ci sono situazioni meno visibili: cucine di ristoranti, panifici, industrie meccaniche, fonderie, ambienti dove i macchinari producono calore. Anche alcuni dispositivi di protezione necessari possono aumentare lo stress termico». Il caldo estremo non può essere valutato soltanto attraverso il termometro.«Bisogna considerare l’umidità, il dispendio energetico del lavoratore, il tipo di mansione, l’interazione con macchine che producono calore, l’attivazione del metabolismo. E bisogna tenere conto delle condizioni individuali: l’età dei lavoratori, la presenza di patologie croniche e l’assunzione di farmaci che, in condizioni di forte caldo, possono influire sulla capacità dell’organismo di adattarsi». Il nodo: protezioni diverse da azienda ad aziendaÈ proprio qui che emerge una delle criticità del sistema svizzero. Per lo specialista molto dipende dalla capacità dei singoli datori di lavoro di riconoscere il rischio e adottare misure adeguate: «Il sistema svizzero attribuisce una certa libertà ai datori di lavoro nell’att
Leggi l'articolo su www.areaonline.ch