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Vannacci dalla sua collina guarda Meloni. Ma sarà incendio o bengala al fosforo?
Tempo fa, cercando di capire dove potesse portare il fenomeno Vannacci, avevo titolato: Generale, ma cosa c’è dietro la collina? Oggi, dietro quella collina, siamo andati a guardare. Non abbiamo visto tutto, naturalmente. Ma abbastanza per scorgere qualche sagoma. E la prima, forse la più importante, ha le sembianze di Giorgia Meloni. L’intervista rilasciata da Roberto Vannacci a questo giornale contiene infatti diversi elementi che meritano di essere letti oltre le singole risposte. [articlepreview id="458774" link="https://www.corrieredellumbria.it/news/attualita/458774/vannacci-con-giorgia-meloni-solo-con-accordo-scritto-e-nuova-linea-sull-ucraina.html"] Il primo è strategico: Futuro Nazionale non si considera estraneo al perimetro del centrodestra. Il generale non chiude affatto la porta a un accordo elettorale e, successivamente, di governo con l’attuale premier. Non è la prima volta che lascia aperto uno spiraglio al dialogo con Meloni, ma stavolta lo fa esplicitamente andando anche oltre: indica le condizioni, pretende un accordo “scritto, pubblico e verificabile”, dice che non farà la ruota di scorta e che, se i suoi voti risultassero determinanti, non firmerebbe cambiali in bianco. Condizioni pesanti. Alcune difficilmente ricevibili. E qui ha ragione Gianni Scipione Rossi che, su The Social Post, ha individuato nell’Ucraina il nodo centrale. Perché su immigrazione, nucleare, Green Deal, sicurezza e tasse un compromesso, volendo, si può cercare. Sull’Ucraina è molto più complicato. Meloni continua a considerare il sostegno a Kiev e la pressione su Mosca punti fermi della politica italiana; Vannacci chiede invece di interrompere l’invio indefinito di armi e denaro e ne fa una delle condizioni del possibile accordo. Dunque Vannacci cerca Meloni. E Meloni, prima o poi, dovrà decidere che cosa fare di Vannacci. Anche perché fino a ieri, dentro la maggioranza, il generale veniva spesso dipinto come qualcuno che finiva per fare il gioco dell’opposizione. Ora lui risponde collocandosi politicamente a destra del centrodestra, ma senza dichiararsi incompatibile con quel centrodestra. E’ una differenza tutt’altro che marginale. Soprattutto perché tutti i sondaggi continuano a quantificare nelle tasche del generale già un buon tesoretto di voti. E in costante crescita. C’è poi un secondo elemento. Vannacci dice di voler pescare soprattutto dove gli altri non pescano più: nell’astensione. Non nasconde di puntare anche sugli elettori delusi dai partiti esistenti, ma definisce chi non va più alle urne “il principale bacino da riconquistare”. Ohibò, soprattutto, per chi sperava di lavorare sullo stesso bacino per ricreare un forte centro. E, invece, sta ancora al palo. Come anche tutto il centrosinistra, d’altronde. Qui, poi, il paragone con Beppe Grillo smette di essere una provocazione e diventa una domanda politica. Il Movimento 5 Stelle esplose quando riuscì a trasformare il “non voto” e il “non ne posso più” in voto. Vannacci sembra voler tentare un’operazione simile, ma da destra, con un’identità molto più definita e con una struttura che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere meno liquida. Lui stesso prende le distanze dai plebisciti digitali e dalle classi dirigenti improvvisate. Vuole trasformare protesta in organizzazione. E poi c’è quella parola: rivoluzione. Il generale la accompagna a un aggettivo che pesa: democratica. Dice che il fascismo è un’esperienza conclusa 80 anni fa, ricorda di avere giurato fedeltà alla Repubblica e sostiene che Futuro Nazionale cercherà consenso attraverso elezioni, congressi e partecipazione popolare. Certo, molte sue affermazioni, certi toni e alcuni comportamenti hanno contribuito a costruire tutt’altra immagine e continueranno inevitabilmente ad alimentare polemiche. E il video ambientato al Colosseo, prodotto da altri ma rilanciato sui suoi social e poi difeso pubblicamente come un gioco goliardico, non aiuta a dissiparla. Ma quando un generale dice “ho giurato fedeltà alla Repubblica e quel giuramento basta”, la frase non può essere liquidata come una battuta da social. Chi ha indossato una divisa sa quanto pesa un giuramento. E quanto pesano anche le parole di un generale. O almeno quanto dovrebbe pesare. Da questo momento saranno eventualmente i fatti concreti a dover smentire le parole. Altro passaggio che merita una sottolineatura riguarda i presunti finanziamenti russi. Qui Vannacci è categorico: “Non ho ricevuto finanziamenti dal Cremlino”. Ma subito dopo aggiunge qualcosa di politicamente assai più interessante: eventuali contributi esteri, quando consentiti, non dovrebbero essere esclusi soltanto per la nazionalità del donatore. Non è un dettaglio. La legge italiana pone divieti precisi: niente contributi da governi o enti pubblici stranieri, né da persone giuridiche con sede all’estero che non siano assoggettate a obblighi fiscali in Italia; vieta inoltre i contributi delle persone fisiche maggiorenni non iscritte nelle liste elettorali o private del diri
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