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«Proposte vere? La sinistra preferisce straparlare di “woke”»

30/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 ⚠️
Il 21 agosto il leader del M5S Giuseppe Conte ha scritto una lettera sul quotidiano Repubblica per prendere le distanze dalla cosiddetta cultura “woke”, aprendo un dibattito interno al centrosinistra su priorità e gerarchie che dovrebbero guidare le scelte politiche. A partire dalle proteste di Black Lives Matter il termine “woke” è stato utilizzato in USA e mondo anglofono per definire la sensibilità verso minoranze, diritti civili, nonché i rispettivi approcci e politiche volti all’inclusione. Il termine viene utilizzato in modo dispregiativo dai conservatori che accusano la sinistra di essere dogmatica e intollerante. Negli ultimi anni il termine è stato sbrigativamente introdotto nel dibattito italiano insieme ad altre espressioni come “cancel culture” e “dittatura del politicamente corretto”. Ma l’Italia non sono gli Stati Uniti.  «Noi abbiamo forse il problema opposto: le minoranze sono ancora oggi ai margini del dibattito, non ci riconosciamo in una società multiculturale in cui vengono valorizzate identità che meritano rispetto linguistico e valoriale», commenta a VD il giornalista Davide Piacenza, autore del saggio “La correzione del mondo” (Einaudi Stile Libero, 2023). Conte è intervenuto dopo che la democratica americana Alexandria Ocasio-Cortez (AOC), in un’intervista alla ABC, si è distanziata dagli approcci iniziali della cultura woke, caratterizzati da una retorica ritenuta non più efficace. «Il “woke 1.0” di cui parla AOC in Italia non c’è mai stato. Si può parlare di un dibattito culturale, ma non è paragonabile all’impatto che ha avuto nelle istituzioni e università statunitensi e inglesi», continua Piacenza. «Conte ha importato un dibattito che riguarda strettamente il posizionamento dei democratici americani e in particolare di AOC – spiega – Da quando il sindaco di New York Mamdani ha dimostrato che gli aspetti identitari sono imprescindibili da quelli economici, i dem USA hanno capito che devono cambiare. La loro è un’evoluzione». Il nuovo centrosinistra italiano invece è ancora tutto da formare. «Al momento le persone non si riconoscono in una forza politica che ha posizioni chiare a difesa dei diritti civili e sociali. C’è malcontento, ma è dovuto più a una mancanza di visione e proposta politica». Piacenza suggerisce che, importando in Italia il dibattito sul woke, l’obiettivo di Conte è forse utilizzare la eco delle parole di AOC per presentare il M5S dalla parte del popolo contro le elitè, come agli albori del grillismo.  «Una strategia che ritengo poco utile: il M5S è già il partito che rivendica il reddito di cittadinanza. Parlare di “woke”, termine sconosciuto ai più, non credo sia efficace per riavvicinare le classi popolari che si sentono tradite da quella che viene etichettata come “sinistra ZTL”». «I dem USA hanno offerto uno spunto alla sinistra internazionale, ma in Italia mancano proposte concrete», conclude il giornalista. «Stiamo ancora volta assistendo a un dibattito interno ai partiti del centrosinistra, in attesa di fare battaglie utili anche agli elettori». E il tempo non è molto, alle elezioni manca meno di un anno.
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