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Alberto Sangiovanni Vincentelli: "Dove finisce il prompt, comincia il pensiero" - ASFOR - Associazione Italiana per la Formazione Manageriale

21/07/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹 😊
Di Marco Vergeat L’articolo, uscito sul numero di luglio della rivista formaFuturi, riprende il dialogo tra Marco Vergeat, Presidente ASFOR, e Alberto Sangiovanni Vincentelli, avvenuto durante la XXIV Giornata della Formazione Manageriale ASFOR, ospitata a Roma dalla Rome Business School e dedicata al tema “HUMANᴬᴵ. Ripensare la cultura e la formazione manageriale nell’era dell’intelligenza artificiale”. Al centro dell’incontro, il pensiero critico, il valore della scienza, il rapporto tra AI e formazione e la necessità di integrare competenze tecnologiche e cultura umanistica L’intelligenza artificiale non si governa imparando soltanto a usare gli strumenti. Per Alberto Sangiovanni Vincentelli, la vera questione è comprenderne i fondamenti, esercitare pensiero critico e non perdere il legame tra scienza, tecnologia e cultura umanistica. È da questa prospettiva che prende forma il dialogo con una delle figure di riferimento mondiali nel campo dell’innovazione tecnologica e della progettazione elettronica. Titolare della cattedra Edgar and Harold Buttner di Ingegneria Elettrica e Informatica presso l’Università della California, Berkeley, e membro del laboratorio BAIR, Berkeley Artificial Intelligence Research, Sangiovanni Vincentelli è autore o coautore di oltre mille articoli scientifici, 17 libri e 3 brevetti. Fellow dell’IEEE e dell’ACM, membro della National Academy of Engineering e dell’American Academy of Arts and Sciences, ha attraversato ricerca, università e impresa lasciando un segno profondo in ciascuno di questi ambiti. Scienziato, docente, imprenditore e mentor di generazioni di studenti e ricercatori, ha cofondato Cadence e Synopsys, due aziende leader mondiali nell’Electronic Design Automation, contribuendo a trasformare la progettazione dei chip da processo artigianale a industria automatizzata. Una traiettoria scientifica, imprenditoriale e umana che ASFOR ha voluto riconoscere con l’ASFOR Award for Excellence 2026, conferito durante la XXIV Giornata della Formazione Manageriale, dedicata al tema “HUMANᴬᴵ. Ripensare la cultura e la formazione manageriale nell’era dell’intelligenza artificiale”. Professore, basta leggere il suo curriculum per porsi una domanda molto semplice: come è stato possibile fare tutto questo? E, mi dica la verità, ma lei non dorme mai? Dormo poco, questo probabilmente è un fatto genetico. Quando ero giovane dormivo tre ore per notte, forse anche meno. I miei studenti scherzano dicendo che se mi mandano un messaggio a qualsiasi ora del giorno o della notte, ricevono una risposta dopo due minuti. Ma posso assicurare che non c’è nessuna intelligenza artificiale che impersona Alberto: sono davvero io a rispondere. Naturalmente, per fare tante cose non basta l’energia individuale. Servono persone straordinarie intorno a te. I miei studenti e i miei collaboratori sono stati la vera chiave dei mille articoli, dei libri, delle aziende e dei progetti che ho avuto la fortuna di costruire. Nessun risultato importante nasce mai da una persona sola: nasce da una comunità di persone che condividono idee, competenze e passione. A Berkeley ho trovato proprio questo spirito: la convinzione che i grandi problemi si affrontino insieme. La collaborazione non è semplicemente dividere il lavoro, ma costruire qualcosa che nessuno potrebbe realizzare da solo. E per collaborare davvero bisogna anche creare rapporti umani profondi. I miei studenti e i miei colleghi sono prima di tutto persone con cui mi piace lavorare e spesso amici, indipendentemente dalla differenza di età. Questo scambio continuo dà energia e, in qualche modo, mantiene giovani. C’è poi un altro elemento fondamentale: io mi diverto. Con un collega dicevamo scherzando che dovremmo ringraziare l’università perché ci paga per fare questo mestiere; anzi, forse dovremmo essere noi a pagare l’università, perché avere la libertà di studiare, scoprire e creare cose nuove è un privilegio straordinario. Infine, c’è la fortuna, che non va mai dimenticata. Io dico spesso che il successo è composto per il 90% da fortuna, per il 3% da intuizione o genialità e per il 7% da lavoro durissimo. Ma attenzione: quel 7% è assolutamente indispensabile. La fortuna può aprire una porta, l’intuizione può indicare una strada, ma senza disciplina, perseveranza e una quantità enorme di lavoro non si costruisce nulla. Come si dice: non c’è trippa per gatti. Lei ha attraversato diversi mondi, ricerca, università e impresa. Oggi tutti parlano di AI, spesso senza conoscerne davvero la natura. Di che cosa stiamo parlando? Prima di tutto bisogna conoscere la storia e la struttura profonda delle tecnologie. Spesso, soprattutto in Europa, tendiamo a vedere soltanto la punta dell’iceberg: l’interfaccia, l’applicazione, il servizio finale che arriva all’utente. Ma sotto quella superficie esiste un ecosistema estremamente complesso fatto di semiconduttori, server, infrastrutture di comunicazione, software, investimenti enormi, ricerca scientifica e catene globali
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