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Bambino diabetico fermato per controlli all'aeroporto di Londra: il racconto choc dei genitori

25/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 ⚠️
Un controllo di sicurezza all’aeroporto si è trasformato in un'esperienza traumatica per un bambino umbro di 9 anni affetto da diabete di tipo 1. Quello che doveva essere il viaggio regalo per la Prima Comunione è finito con la perdita dell’aereo, una notte trascorsa in aeroporto e le lacrime del piccolo, convinto di essere il responsabile dell’accaduto: “Abbiamo perso l’aereo per colpa mia e del mio diabete”. Parole e lacrime che sono state un pugno nello stomaco per i genitori impotenti difronte a una situazione che non avrebbero mai immaginato di dover vivere. [articlepreview id="458986" link="https://www.corrieredellumbria.it/news/attualita/458986/permessi-ztl-piu-accessibili-piu-tutela-e-meno-burocrazia.html"] La vicenda è stata raccontata dalla madre del piccolo che non ha voluto che l’accaduto passasse inosservato. Tutto è avvenuto nei giorni scorsi all’aeroporto di Londra Stansted, dove la famiglia era arrivata “con tutta la documentazione necessaria, compresa una certificazione medica ufficiale in lingua inglese” dicono i familiari, per attenersi ai protocolli. Il piccolo, accompagnato dai genitori e da un gruppo di amici, indossava il sensore per il rilievo glicemico e un microinfusore per insulina, dispositivi che, secondo i protocolli internazionali, non devono essere sottoposti né a scanner corporei né a metal detector per evitare danni irreparabili al software particolarmente delicati. Nonostante le spiegazioni fornite dai genitori, il personale aeroportuale però ha applicato un protocollo rigido, trattando di fatto i dispositivi medici come elementi sospetti. Il bambino e il padre, racconta la famiglia, sono stati accompagnati “in una saletta separata, dove sono rimasti per 45 minuti. Durante il controllo sono stati ispezionati i presidi sanitari, il telefono cellulare che riceve i dati glicemici e perfino, racconta la madre, l'intera scorta di insulina, sottoposta a test antidroga”. Il lungo controllo ha avuto conseguenze immediate: il gate è stato chiuso prima che la famiglia riuscisse a raggiungere l'imbarco. Pur essendo il ritardo riconducibile alle procedure adottate dal personale di terra, “la compagnia aerea - hanno raccontato i genitori - non ha concesso alcuna flessibilità”. La famiglia è stata così costretta ad acquistare nuovi biglietti a proprie spese e “a trascorrere la notte addirittura sul pavimento dell’aeroporto”. Al danno economico si è aggiunto quello umano e psicologico: sì perché il bambino, difronte a tutto questo, si è sentito responsabile di quanto accaduto, arrivando a chiedere scusa ai genitori per una condizione di salute che non può certo essere considerata una colpa. Tornata in Italia, la madre ha deciso di denunciare l’accaduto, contattando l'Associazione per l’aiuto ai bambini e ragazzi con diabete di tipo 1 dell’Umbria (Agdu). “L’episodio riaccende i riflettori sulla necessità di sensibilizzazione l’opinione pubblica e non solo. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune e non può essere confuso con un rischio per la sicurezza - commenta il presidente Agd Umbria, Massimo Cipolli - In questo periodo nella nostra regione, si sta lavorando inoltre alla stesura di un nuovo Pdta pediatrico per il diabete (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale). Le associazioni come Agd Umbria, forti di cinquant’anni di esperienza, stanno cercando di sensibilizzare le istituzioni affinché i pazienti vengano coinvolti fin dalla fase di progettazione. È fondamentale che il documento finale rifletta le reali complessità socio-sanitarie di questa patologia cronica e garantisca una tutela concreta ai bambini. La battaglia per i nostri figli è appena iniziata. L'obiettivo è fare in modo che nessun bambino debba più piangere e scusarsi per il solo fatto di avere il diabete”.
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